Sabato è un giorno di libertà per noi volontari e, quindi,
ci siamo suddivisi in vari gruppi e abbiamo organizzato la nostra prima
trasferta. A guidarci, sia nella scelta, che nell'organizzazione del percorso
sono stati i volontari qui da qualche mese che conoscono abbastanza bene cosa
sia degno di una visita.
Sveglia prestissimo e appuntamento alle 7 in
associazione. Tutti di gran corsa, ma puntualissimi, abbiamo popolato la cucina
di GEGED per far rifornimento d’energie. I volontari son soliti muoversi in
autostop e per raggiungere Eski Halfeti è necessario recarsi all’uscita della
città, in autostrada. Siamo suddivisi in 4 gruppi, di 3 persone ognuno. In ogni
gruppo vi è almeno un ragazzo e qualcuno che abbia almeno una basica conoscenza
del turco. Io son nel gruppo con Shabi e Boris, due ragazzi ungheresi. Per raggiungere Eski Halfeti prendiamo 3
macchine. Inizialmente, a caricarci è un signore molto gentile che ci lascia a
Birecik. Il paesaggio è incredibile: la cittadina si sviluppa in salita, arrampicandosi
su una sorta di collina, in cima della quale vi sono i resti di un castello. Lo
spettacolo è davvero bellissimo, un costone roccioso si dirama per vari metri,
proteggendo il centro abitato e seguendo il corso dell’Eufrate.
Abbiamo
superato il ponte e posso dire di essere, ufficialmente, in Mesopotamia. Una
terra che da quando ho iniziato ad accumulare nozioni è entrata a far parte,
con la sua magnificenza, del mio immaginario…E io, adesso, poggio i miei piedi su questa
fertile terra e vorrei quasi tornare indietro nel tempo affinché quella bambina
che sognava al pensiero dei giardini pensili di Babilonia e che imparava
che Mesopotamia significa “terra in mezzo a due fiumi”, il Tigri e l’Eufrate,
potesse vedermi lì, e magari, esserne fiera di riuscire a trasformare un mito
in realtà. Ho poco tempo per incantarmi, è necessario trovare un’altra auto che
ci conduca avanti. Si ferma un furgoncino, riordinano il cassone e ci
accomodiamo senza fiatare. Shabi è seduto su una bombola, io sulla custodia di
un trapano e Bori su una valigetta d’attrezzi. I due ragazzi, gentilissimi, ci
lasciano a Yeni Halfeti e facciamo un brevissimo tratto a piedi e il paesaggio
ha dei colori meravigliosi: terra di un rosso intenso, simile a quella
marocchina, e scheletri d’alberi bianchi (che credo siano di pistacchio), ogni
tanto intervallati da viali di pietra bianchissima, sbriciolata.
Ci carica
un’altra macchina, loro son già in 4, per cui un passeggero passa davanti e si
stringono, in due, sul sedile. Sono loro ad accompagnarci fino alle rive
dell’Eufrate che prima di essere raggiunte iniziano a regalare spettacoli
preziosi, di colori che si accentuano, contrapponendosi alle montagne intorno
che ne disegnano il corso. Lì sulle rive dell’Eufrate sorgono vari villaggi,
tutti pressoché molto poco abitati e, quasi abbandonati. Le case sono
semi-distrutte, ma hanno forme delicate che si sposano benissimo col paesaggio
circostante e ne fanno profondamente parte.
Prendiamo un battello, che a suon
di musica turca, ci accompagna per ammirare Rumkale dalla storia antichissima
che racconta il passaggio di vari popoli. E’ incredibile pensare al tempo che
ha forgiato le cave alle pareti, che ha visto questa terra essere fiorente e
conquista di numerosi popoli che vi han lasciato tracce meravigliose del loro
passaggio.
Vi è anche una moschea
sommersa dalle acque, con il minareto che emerge in solitaria e, secondo quanto
raccontano, pare ci siano anche vari villaggi nei fondali di questo fiume dalla
storia millenaria.
Facciamo rientro al villaggio, vi è anche una moschea
abbandonata, ma che credo si stia lentamente tentando di recuperare.
Lentamente, ci incamminiamo per far rientro a Gaziantep.
Pare non sia assolutamente sicuro fare autostop all’imbrunire, quindi, nel
primissimo pomeriggio siam già col braccio teso, in attesa di qualche
automobilista di buon cuore. Questa volta siamo Edoardo, Anna (una ragazza
polacca) ed io. Inizialmente, ci carica un signore in macchina col suo
figlioletto. Ci lascia a Yeni Halfeti e da lì son dei ragazzi a volerci
accompagnare fino a Gaziantep, ma noi decidiamo di scendere a Birecik, considerato
che è ancora presto, il sole è alto e vorremo visitare il paese. E’ graziosa
Birecik, vi è un mercato in cui decidiamo di non addentrarci per inoltrarci
nelle vie della quotidianità.
Mangiamo un kebab piccantissimo e credo di aver
perso per alcune ore l’essenza stessa dell’esistenza delle papille gustative, per
cui mi impegno a eliminare tutti i peperoncini gialli e il prezzemolo, secondo
me, in eccesso.
Decidiamo di incamminarci verso Gaziantep. Per trovare
passaggio, è necessario attraversare il ponte e tra la polvere e lo smog
raggiungiamo un punto di passaggio obbligato per gli automobilisti. Si ferma un
piccolo autobus e l’autista, gentilissimo, ci fa salire gratis. Arriviamo a
Gaziantep e, ancora, dobbiamo macinare qualche chilometro a piedi, prima di
raggiungere l’associazione, stanchissima, ma super super soddisfatta per la
bellezza della giornata…


















































