Zaini in spalla, prendiamo l’autobus e di corsa verso la
stazione. A Shanghai e, di sicuro, nelle più grandi metropoli cinesi, ne esistono
di due generi: le super moderne e tecnologiche, quelle dalle quali salirai su un
treno velocissimo e lussuoso e i tuoi vicini saranno cinesi di un certo tipo, e
poi ci sono le altre. Noi, in questa occasione, abbiamo scelto le altre!
Con noi, una marea d’umanità in attesa. L’atmosfera era
quanto di più affascinante potesse esserci. Famiglie cariche di bagagli
accomodate sul pavimento ricreavano il focolare domestico e, nel frattempo,
ci guardavano come fossimo aliene. Lavoratori stracarichi di bagagli
impacchettati e trasportati nei modi più impensabili e geniali, creavano delle file
interminabili.
Sedili di legno, tendine celesti con bordi dorati, tutti a
stretto, strettissimo contatto e molti, senza nemmeno un posto a sedere, ingombravano
il già angusto corridoio tra i sedili. Il viaggio è durato quattro ore…Uno dei
percorsi umanamente più belli della mia vita. Chi dormiva nelle posizioni più
improbabili, chi addentava la cose più improbabili, chi si tagliava le unghie e
chi osservava chi si tagliava le unghie, chi ci sorrideva, chi ci scrutava con
allegra curiosità, chi con paura.
Arrivate a Nanchino (città dello Jiangsu, con circa 8 milioni di abitanti), non siamo riuscite a trovare una guida
della città in inglese e ci siam fidate dei consigli di un ragazzo occidentale
che vive lì da qualche anno. Abbiamo preso la metro, cercando di raggiungere
l’ostello indicato nella guida.
Ed ecco a noi la Cina più caotica e disordinata che un po’ avevo dimenticato dopo Pechino e Shanghai, e un caldo incredibile. Tentiamo di orientarci, ma è difficile. Dobbiamo cercare un ostello, un letto. Siamo stanche, gli zaini pesano e fa veramente caldo. Decidiamo di dividerci. Maria Grazia va alla ricerca dell’ostello e io mi fermo con i bagagli.
L’ostello è al completo. Dobbiamo rimetterci in marcia e cercare assolutamente un luogo in cui trascorrere la notte. Chiediamo ai passanti, ma nessuno ci capisce oppure si vergognano di comunicar con noi, nel loro inglese stentato. Vedo un albergo. Lascio Maria Grazia coi bagagli ed entro per chiedere informazioni. Anche lì stessa scena: non mi capiscono e ridacchiano, vergognose, di continuo. Spiego a gesti che sono alla ricerca di una camera. Dico che siamo in due, contratto il prezzo e voglio vederla prima di prenderla. Mi accompagnano e la camera è discreta. Nel frattempo, però, leggo che nel medesimo stabile c’è anche un ostello (quindi, forse, si riesce a risparmiare), chiedo a che piano si trovi e salgo alla sua ricerca, sperando in una sistemazione più economica. Arrivo al sesto piano e ad accogliermi ci son due ragazze dietro un bancone. A me, piuttosto che un ostello, pare un centro estetico. Le ragazze son lì col cotone tra le dita dei piedi che si smaltano le unghie a vicenda e ridacchiano, perché in effetti, non c’era altro che in quella situazione si potesse fare. Rido anch’io!
Ed ecco a noi la Cina più caotica e disordinata che un po’ avevo dimenticato dopo Pechino e Shanghai, e un caldo incredibile. Tentiamo di orientarci, ma è difficile. Dobbiamo cercare un ostello, un letto. Siamo stanche, gli zaini pesano e fa veramente caldo. Decidiamo di dividerci. Maria Grazia va alla ricerca dell’ostello e io mi fermo con i bagagli.
L’ostello è al completo. Dobbiamo rimetterci in marcia e cercare assolutamente un luogo in cui trascorrere la notte. Chiediamo ai passanti, ma nessuno ci capisce oppure si vergognano di comunicar con noi, nel loro inglese stentato. Vedo un albergo. Lascio Maria Grazia coi bagagli ed entro per chiedere informazioni. Anche lì stessa scena: non mi capiscono e ridacchiano, vergognose, di continuo. Spiego a gesti che sono alla ricerca di una camera. Dico che siamo in due, contratto il prezzo e voglio vederla prima di prenderla. Mi accompagnano e la camera è discreta. Nel frattempo, però, leggo che nel medesimo stabile c’è anche un ostello (quindi, forse, si riesce a risparmiare), chiedo a che piano si trovi e salgo alla sua ricerca, sperando in una sistemazione più economica. Arrivo al sesto piano e ad accogliermi ci son due ragazze dietro un bancone. A me, piuttosto che un ostello, pare un centro estetico. Le ragazze son lì col cotone tra le dita dei piedi che si smaltano le unghie a vicenda e ridacchiano, perché in effetti, non c’era altro che in quella situazione si potesse fare. Rido anch’io!
Spiego che sono alla ricerca di una camera in cui
trascorrere la notte. Comunichiamo con google translator. Mi dicono che non
possono ospitarci perché per legge possono accogliere unicamente cinesi. Le
imploro, ma niente, non possono. Quindi, dopo essermi fatta consigliare un ostello,
le saluto, ringrazio e raggiungo Maria Grazia, felice per la notizia. Adesso il
problema è raggiungerlo, però. Siamo stremate. Il caldo e la fatica ci han
divorato le energie. Proviamo a fermare un taxi. Ma nessuno ci dà retta. Siamo
occidentali, han timore di non comprenderci e nemmeno si fermano. Ci passano
davanti come se fossimo di vetro. Alla fine (dopo oltre due ore) un taxi si
ferma. Legge l’indirizzo che gli mostro e ci dice “No!” E io, a mani giunte: “please,
please, please!” e lui: “Ok!” . Saltiamo su quasi incredule, sospiro e sorriso:
questo viaggio ci piace!
Guidano come pazzi a Nanchino, il tassista impreca senza
pietà ed è la prima volta che vedo un cinese imbestialirsi al volante!
Attraversiamo la città, arriviamo in ostello e inizialmente
ci dicono di essere al completo. Insistiamo e riusciamo a farci dare una
camera… Esauste crolliamo nei duri letti di Nanchino!
Ci risvegliamo sotto un bell’acquazzone e uscire di casa è
quasi impossibile per il fango. Aspettiamo un po’ e ne approfittiamo per
continuare a riposarci. La pioggia si attenua e ci avventuriamo per la città
che subito si mostra energica, ricca di storia e molto interessante.
Non avessimo già prenotato l’ostello a Qufu ci saremmo fermate un giorno in più… Quindi, di corsa all’ostello, zaino in spalla e attendiamo una coppia di simpatici cinesi, in vacanza a Nanchino, che si son offerti di accompagnarci in stazione. Son molto simpatici e chiacchierar con loro è veramente piacevole.
Studiano in America perché credono che formarsi all’estero sia nettamente migliore. Parliamo dei problemi della Cina e loro riescono ad avere una visione più libera del loro Paese rispetto ai giovani che ho avvicinato ad Harbin. Stiam rischiando di perdere il treno, li salutiamo e io penso “chissà se ci rincontreremo mai” … E, nel frattempo, li catturo in un’immagine… Qufu arriviamo!
Non avessimo già prenotato l’ostello a Qufu ci saremmo fermate un giorno in più… Quindi, di corsa all’ostello, zaino in spalla e attendiamo una coppia di simpatici cinesi, in vacanza a Nanchino, che si son offerti di accompagnarci in stazione. Son molto simpatici e chiacchierar con loro è veramente piacevole.
Studiano in America perché credono che formarsi all’estero sia nettamente migliore. Parliamo dei problemi della Cina e loro riescono ad avere una visione più libera del loro Paese rispetto ai giovani che ho avvicinato ad Harbin. Stiam rischiando di perdere il treno, li salutiamo e io penso “chissà se ci rincontreremo mai” … E, nel frattempo, li catturo in un’immagine… Qufu arriviamo!






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