San Sperate è un piccolo centro
di circa 6000 abitanti poco distante da Cagliari. E’ conosciuto per essere un
paese museo, ricco di murales e opere d’arte diffuse, per il giardino sonoro di
Pinuccio Sciola e, ho scoperto una volta arrivata, per le bontà delle pesche
che si producono.
L’abbiamo visitato in un rovente
pomeriggio di settembre, con grande gioia e soddisfazione per non aver
disatteso un desiderio e una promessa.
E’ uno di quei luoghi che
lasciano un po’ di disappunto, nel quale speranza e disperazione si sfidano
come in un difficile braccio di ferro. Il paese si sviluppa in un intricarsi di
vie pianeggianti e, appena vi si giunge, non è difficile percepirne le particolarità
e le grandissime opportunità. Non c’è un percorso prestabilito e chiaro che ti
guidi nella scoperta delle installazioni e dei murales che nel corso degli anni
hanno donato a San Sperate un’atmosfera particolare. Vi sono degli scorci
preziosi, case campidanesi, con portali magnifici che lasciano sognare patii eleganti
e giardini lussureggianti, pareti candide su cui sorgono disegni dai colori
delicati.
A rendere l’atmosfera ancor più piacevole sono i pavimenti colorati
delle vie del centro storico in cui si trovano le numerosissime opere. Col sole
alto e feroce abbiamo passeggiato su strade azzurre, gialle, verdi, tra case
bianche, bordate di un blu intenso, ammirando installazioni di ferro scuro,
fiori e piante rampicanti.
Su consiglio di un passante ci siamo inoltrati alla
ricerca delle pareti di poesie, ma non siam stati abbastanza coraggiosi da
soffermarci a sufficienza per leggerle tutte: il caldo era insopportabile, ma il
tempo è bastato per constatare il degrado diffuso in cui versa la zona che
potrebbe, invece, essere, con pochi sforzi e un po’ di costanza e senso civico,
un angolo delizioso e un’attrazione particolare del paese.
E poi di fretta alla ricerca
della stradina bianca che conduce al giardino sonoro di Pinuccio Sciola. Troviamo chiuso
l’accesso con un nastro, attendiamo un pochino ed eccoci concesso l’ingresso nello
spiazzo ampio e magnifico: grandi e maestose pietre di varie forme,
lavorazioni, materiali nel bel mezzo di una natura rigogliosa, quella di cui esse
fanno parte e con l’aiuto della quale regalano una profonda armonia.
E lì, con gioia e stupore, a far “uscire” musica, musica dalle pietre… A scoprire
quali suoni fossero capaci di donarci, a estrapolare l’incanto, la magia.
San Sperate non delude
assolutamente, ma lascia un po’ di amaro. E’ come una glassa dolce con un
ripieno stridulo, perché dietro, accanto e intorno ai magnifici portoni non
sempre il sogno coincide con la realtà.









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