lunedì 31 ottobre 2016

Bucarest, capitale della Romania

Son rientrata a casa già da qualche giorno, ma continuo ancora a gustarmi e rigustarmi tutta la Romania appena vissuta.  Questa volta non ero sola, ed era tempo che non viaggiavo in bella e cara compagnia. E’ stato strano dover mediare i desideri, ma allo stesso tempo è stato più sereno muoversi alla scoperta di una terra che si presenta sempre molto interessante e difficile da capire, per quanto lo si possa per una città, una terra, un popolo…
Oggetto di scoperta, questa volta, è stata la capitale Bucarest e un breve, ma intenso e gustosissimo assaggio di Transilvania che ci ha letteralmente sorpreso per bellezza e per l’esperienza di scoperta e umana che ci ha donato.  Siamo atterrate a Bucarest verso mezzanotte e siam state gentilmente accompagnate in ostello dalla famiglia di una signora rumena che ha viaggiato con noi in aereo…
L’aeroporto dista circa mezz’ora d’auto dal centro città e, durante il tragitto, mentre vedevo brillare le grandi scritte al neon delle multinazionali più note, riflettevo che quella era la città dove è nata l’associazione Parada con lo scopo di dare un futuro, attraverso l’insegnamento delle arti di strada, ai tantissimi bambini che vivevano nelle fogne della città.
A Bucarest abbiam speso un’intera giornata, ma non abbiam visitato i monumenti più noti e consigliati. Abbiam passeggiato lasciandoci guidare dall’istinto, ma sempre con la cartina a portata di mano… Il primo impatto mattutino con la città è stato con due bellissime ville oramai disabitate. Erose dal tempo, avevano ancora ben disegnati su loro stesse i tratti architettonici del Liberty… Eleganti, bellissime, poetiche, decadenti…




 Nel proseguire ci siam addentrate lungo le arterie principali della città, lì dove il traffico è vivo e chiassoso e i palazzoni grigi, oramai disabitati e ricoperti da grandissimi manifesti pubblicitari, ricordano il passato comunista non così lontano… In quel momento percepisco una Bucarest popolare, viva, modesta e animata da un piacevole vortice energetico. Successivamente, su questa mia impressione, mi son ritrovata a discutere con la mia compagna di viaggio, giungendo alla conclusione che le differenti sensazioni percepite sono frutto di esperienze di vita e di viaggio differenti: per sintetizzare, i miei metri di paragone si rifacevano e si rifanno a città ancor più sofferenti, ancor più tristi, ancor più grigie…  Questa piccola parentesi non deve però sminuire quelle che son state le sensazioni che la città mi ha donato e che variano a seconda delle zone… Ho amato l’atmosfera bohémien in prossimità delle facoltà universitarie; ho vissuto come un’immensa poesia un’esposizione di libri in vendita e la sosta di alcune donne e uomini in attenta analisi e contemplazione; sono stata piacevolmente interessata da alcuni momenti di una conferenza introduttiva alla Biennale d’Architettura Rumena, alla facoltà di architettura così come l’esposizione dei progetti… Ho adorato l’imponenza di alcuni antichi palazzi, una deliziosa e piccola chiesa affrescata, nel bel mezzo del centro storico; i piccoli graffiti dai significati politici in piazza 21 dicembre, teatro della Rivoluzione del 1989. Ho percepito una sensazione latente di poesia, ma anche di doloroso abbandono… I casi di povertà estrema non sono mancati. Erano per lo più nonnine e nonnini a rappresentarli, sebbene abbia scorto un gruppetto di ragazzini che inalavano da buste di plastica colla/vernice metallica (Aurolac) per placare i sintomi della fame e del freddo.
Bucarest, per me che l’ho vissuta per una sola giornata, si è presentata come un mondo sconosciuto, molto doloroso e duro, e con intensi sprazzi di poesia e piccoli vortici d’energia… Tornerò presto!