giovedì 8 maggio 2014

Brasile!

Ho “conosciuto” i Sem Terra durante una tranquilla serata estiva del 2005, mentre ascoltavo un amico brasiliano, Breno, appassionato e brillante studente di movimenti collettivi, sostenitore e studioso di coloro che si oppongono a situazioni stagnanti da cui sono oppressi. Mi parlò del Brasile, delle sue ricchezze, delle sue potenzialità, delle sue verità. Mi fece conoscere il fermento e l’ottimismo che si respirava a Porto Alegre dove si sperimenta la democrazia diretta, tramite il bilancio partecipativo.
Mi raccontò del Movimento dei Sem Terra brasiliani, della loro forza, umanità e della perseveranza nel realizzare i loro sogni. Lui li conosce bene i Sem Terra, ogni estate visita accampamenti e insediamenti nei diversi stati brasiliani. Vive con loro come studioso, come investigatore, ma soprattutto come uno di loro.
Da allora il fermento brasiliano e la voglia di conoscere maggiormente questa energia mi ha spinto a leggere libri e articoli, a firmare petizioni contro la violenza nei campi in Brasile, a registrarmi come sostenitrice nei comitati di appoggio spagnolo e italiano. L’occasione di capire maggiormente e personalmente la realtà brasiliana e alcuni contadini Sem Terra sorse nel marzo 2006. Infatti, tramite una rete di conoscenze di un amico in Brasile per un periodo di studi, siamo riusciti a entrare in contatto con un insediamento nello stato brasiliano di Bahia.


Siamo stati lì, nell’insediamento Bela Vista a circa 40 minuti di viaggio da Santo Amaro, cittadina della regione del Reconcavo.


E’ un insediamento, di circa 300 ettari di terreno espropriati a un latifondista sommerso dai debiti. Vi vivono 26 famiglie, ognuna con la propria semplice e decorosa casetta (secondo gli standard constatati durante il mio viaggio in autobus per il nord-est brasiliano) e il suo piccolo orto attiguo. 




E’ un tipico insediamento dei Sem Terra, lo definirei quasi un piccolo paese. Una scuola, con banchi e lavagna, spazi comune d' aggregazione e divertimento, bambini che si sfidano in partite di calcio, campi coltivati.




La famiglia Gil ci ha accolto calorosamente, offrendoci quanto nelle loro possibilità. 




La considero un’esperienza unica e ineguagliabile. Tante le cose, i particolari che mi sono rimasti impressi, che mi hanno colpito. Ma soprattutto il signor Orega Gil, il capofamiglia, è la figura a cui devo maggiormente per l’incredibile insegnamento umano che mi ha trasmesso. 


E’ un signore semplice, cinquanta anni (anche se ne dimostra oltre 60), già nonno, ha seri problemi al fegato. Vive nell’insediamento di Bela Vista da 8 anni. Da un anno la sua casa ha l’energia elettrica. 


A cinquanta anni la sua lotta continua per un futuro diverso, per una vita migliore e una maggiore sicurezza per sé e i suoi figli. A cinquanta anni lui, in Brasile, pianta alberi, non lattughe.


Questo breve testo è l'introduzione alla mia tesi di laurea triennale sul Movimento dei Sem Terra brasiliani. Ci tenevo che questa esperienza fosse presente nel mio blog di viaggi e di vita... Per chi volesse approfondire ecco il link del lavoro completo: http://www.conoscere.it/documenti/24_38_20090309122545.pdf


sabato 3 maggio 2014

Il Lago e la cittadina di Ohrid.

Ohrid è uno dei laghi più antichi del pianeta, di origine tettonica. Si trova nella parte sud-occidentale della Macedonia per poi continuare, generosamente, in terra albanese. In alcuni tratti offre acque così limpide e cristalline da non farmi rimpiangere, almeno inizialmente, il mare di Sardegna. E’ patrimonio dell’Umanità, tutelato dall’Unesco ed è popolato da alcune specie di pesci endemiche.


Ohrid è anche un raccolto e antichissimo centro abitato che sorge sulle rive del lago, in terra macedone. Anch’esso tutelato dall’Unesco dal 1979, ospitò antichissimi insediamenti illirici e in seguito greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della penisola balcanica e dell'Europa slava.
Ho visitato Ohrid velocemente, in una giornata di pioggia. Ci ho camminato attraverso e intorno, cercando di scoprire il più possibile. E’ una cittadina silenziosa e riservata, nonostante dicano sia di richiamo per molti turisti.



Le vie son in selciato e capita spesso di imbattersi in chiese antichissime e ricche di icone, impreziosite da antichi dipinti alle pareti. Gli ingressi costano circa un euro e sono regolati da persone gentilissime e generose. 




Vi è una via principale di negozi e case basse che conduce in uno slargo, simile a una piazza, dove ha inizio una zona ricca di locali turchi e il minareto di una moschea e la cupola di una chiesa ortodossa trovano spazio nello stesso sguardo. 


E’ il venerdì pasquale e, forse, nell’aria c’è quella frenesia che anticipa le feste… Entriamo in una chiesa, richiamati dai canti di una voce profonda. La visitiamo con riverenza e, appena fuori, sono stata intervistata da una troupe televisiva estasiata dal fatto che un’italiana fosse lì, a girovagare, in una giornata di festa.
Purtroppo non abbiamo né il tempo, né i mezzi per lasciare il centro abitato e continuare a scoprire le meravigliose coste del lago, dove si racconta ci fossero 365 chiese, una per ogni giorno dell’anno…

E lascio Ohrid così, sicura che tornerò, per la terza volta, a tentare di scoprire quel che ancora non son riuscita…