Visualizzazione post con etichetta Cappadocia; Turchia; Anatolia; Uchisar; Goreme; Derinkuyu; Urgup; Mustafapasa; Avanos; Zelve; Cavusin;. Mostra tutti i post
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giovedì 13 marzo 2014

La Cappadocia, nel cuore della Turchia.

Capita che la natura scelga degli angoli di mondo per dare un senso, uno sfogo alla sua fantasia. Credo che sia questo ciò che è successo con la Cappadocia, storica regione della Turchia centrale. Pare che circa 60 milioni di anni fa si formò la catena montagnosa del Tauro, nell'Anatolia meridionale, creando numerosi burroni e depressioni in Anatolia centrale. Dieci milioni di anni fa, tali depressioni si riempirono di magma vulcanico e altri materiali, provenienti dai numerosi vulcani in eruzione. L’erosione del vento e della pioggia contribuirono a forgiare magnificamente il paesaggio, creandone un unicum al mondo. Inoltre, la regione è stata abitata per millenni, fino ai nostri giorni: vi fiorirono alcune antiche civiltà, come quella degli Ittiti, o altre ancora provenienti dall'Europa o dalle stesse regioni dell'Asia Minore, e ognuna di esse ha lasciato in Cappadocia la propria impronta culturale.
La Cappadocia mi ha accolto con un’alba mozzafiato.
Arrivati a Uchisar, ci siamo recati a casa di Kemal, il couchsurfer che ci avrebbe dovuto ospitare per tre notti. Io ho una bronchite cosmica, non smetto di tossire e il mio unico desiderio è un letto e una camera calda, ma sorpresa, a casa di Kemal non c’è riscaldamento, c’è un freddo incredibile e nemmeno acqua calda per la doccia. Decido di cercare un ostello perché, assolutamente, col malessere che ho in corpo, non posso permettermi altro freddo.
Uchisar è un paesino carino che si attorciglia tra le rocce, ma è un paese un po’ fantasma, dove le costruzioni sembrano avere come unico scopo quello di ospitare turisti durante la bella stagione.


Goreme è altra cosa, ti regala panorami incantevoli, tramonti superbi da godere accovacciati sulle sue rocce chiare, movimento ed energia dei giovani arrivati da lontano per scoprirne le sue bellezze.


Visitiamo il museo all’aperto che racchiudere la preziosa chiesa oscura, adornata con meravigliosi dipinti, risalenti all’epoca bizantina. 



Purtroppo, anche le chiese della Cappadocia subirono gli sfregi del periodo iconoclasta della storia bizantina (725-843), e molte pitture parietali soffrirono danneggiamenti a causa del divieto di riprodurre qualsiasi figura sacra.
In Cappadocia pare vi siano circa oltre 200 città sotterranee. Vi vivevano le famiglie con i loro animali. Noi abbiam visitato Derinkuyu, che pare essere la più estesa, con i suoi 85 metri di profondità. Si sviluppa in 11 livelli, sebbene molti piani non siano ancora stati scavati. Ha un'area di 650 metri quadrati e ogni piano esistente potrebbe essere stato creato in momenti differenti. Poteva ospitare da 3000 a 50000 persone. Le città sotterranee pare fossero collegate tra loro attraverso lunghi tunnel. A Derinkuyu si nascosero i primi cristiani che sfuggivano le persecuzioni religiose decretate da Costantinopoli e le incursioni degli Arabi musulmani. Come le altre città sotterranee della Cappadocia, anche Derinkuyu aveva un certo numero di locali utilizzati come deposito di alimenti, cucine, chiese, stalle, stanze per la preparazione del vino e dell'olio e da camini di ventilazione.


Ci addentriamo in cunicoli oscuri, piccole stanze, scendiamo scale ed è, spesso, necessario procedere rannicchiati verso le viscere di questa che era una città e dove hanno trovato riparo e protezione migliaia di persone. Al solo pensiero tutto sembra incredibile.
Pranziamo e procediamo verso Urgup, paesino dall’atmosfera carina e, anch’esso, dai panorami suggestivi. 



La serata è ancora giovane e decidiamo, nonostante gli intervalli di pioggia, di visitare anche il minuscolo centro di Mustafapasa, che io trovo delizioso. Vi è una chiesa, purtroppo chiusa, dalla facciata policroma e dalle incisioni interessanti, che rimandano al periodo in cui gran parte della popolazione era greca. 




Inizia a piovere e saliamo sull’autobus che ci conduce in una cittadina vicina, dalla quale dovremmo prenderne un altro per Uchisar. Una volta arrivati, però, scopriamo che l’ultimo è già partito. Quindi, l’unica soluzione è un pullman che ci lascia a due chilometri dal nostro paesino, nel bel mezzo della notte, con la pioggia fitta. Propongo all’autista qualche lira in più per accompagnarci nel centro abitato, ma non accetta. A malincuore, quando arriva il momento, dobbiamo scendere, ahimè, sotto pioggia e grandine. Troviamo riparo in una pensilina, aspettiamo che allenti, e ci incamminiamo al buio, sul ciglio della strada. Passano pochissime macchine e nessuna si ferma, ma in breve tempo raggiungiamo Uchisar a piedi.

Avanos, paesino un po' anonimo, a eccezione di alcuni angoli preziosi, ha la fortuna di trovarsi vicino a Zelve, antica città nella roccia, oramai abbandonata e divenuta un museo a cielo aperto. Meraviglia della Cappadocia, poco frequentata, mi son davvero resa conto di essere in un luogo unico, con rocce imponenti che si susseguono e s’incalzano, con cunicoli, grotte, chiese e anche una moschea.





Ci incamminiamo a piedi verso una valle incantata, con i famosi “comignoli”.



Mi godo i colori tenui e delicati, i panorami bellissimi e particolari e poi in marcia verso Uchisar. Non troviamo autobus ed è necessario recarsi, prima, a Cavusin.


Paesino carinissimo, con rocce incantevoli.


Mentre attendiamo l’autobus si ferma un signore e ci accompagna, gentilmente a Uchisar: siamo pronti per rientrare in autobus  a Gaziantep.