Capita che la natura scelga degli angoli di mondo per dare
un senso, uno sfogo alla sua fantasia. Credo che sia questo ciò che è successo
con la Cappadocia, storica regione della Turchia centrale. Pare che circa 60
milioni di anni fa si formò la catena montagnosa del Tauro, nell'Anatolia
meridionale, creando numerosi burroni e depressioni in Anatolia centrale. Dieci
milioni di anni fa, tali depressioni si riempirono di magma vulcanico e altri
materiali, provenienti dai numerosi vulcani in eruzione. L’erosione del vento e
della pioggia contribuirono a forgiare magnificamente il paesaggio, creandone
un unicum al mondo. Inoltre, la regione è stata abitata per millenni, fino ai nostri giorni: vi fiorirono alcune antiche civiltà, come quella degli
Ittiti, o altre ancora provenienti dall'Europa o dalle stesse regioni dell'Asia
Minore, e ognuna di esse ha lasciato in Cappadocia la propria impronta
culturale.
La Cappadocia mi ha accolto con un’alba mozzafiato.
Arrivati a Uchisar, ci siamo recati a casa di Kemal, il
couchsurfer che ci avrebbe dovuto ospitare per tre notti. Io ho una bronchite
cosmica, non smetto di tossire e il mio unico desiderio è un letto e una camera
calda, ma sorpresa, a casa di Kemal non c’è riscaldamento, c’è un freddo
incredibile e nemmeno acqua calda per la doccia. Decido di cercare un ostello
perché, assolutamente, col malessere che ho in corpo, non posso permettermi
altro freddo.
Uchisar è un paesino carino che si attorciglia tra le rocce,
ma è un paese un po’ fantasma, dove le costruzioni sembrano avere come unico scopo
quello di ospitare turisti durante la bella stagione.
Goreme è altra cosa, ti
regala panorami incantevoli, tramonti superbi da godere accovacciati sulle sue
rocce chiare, movimento ed energia dei giovani arrivati da lontano per
scoprirne le sue bellezze.
Visitiamo il museo all’aperto che racchiudere la
preziosa chiesa oscura, adornata con meravigliosi dipinti, risalenti all’epoca
bizantina.
Purtroppo, anche le chiese della Cappadocia subirono gli sfregi del
periodo iconoclasta della storia bizantina (725-843), e molte pitture parietali
soffrirono danneggiamenti a causa del divieto di riprodurre qualsiasi figura
sacra.
In Cappadocia pare vi siano circa oltre 200 città
sotterranee. Vi vivevano le famiglie con i loro animali. Noi abbiam visitato
Derinkuyu, che pare essere la più estesa, con i suoi 85 metri di profondità. Si
sviluppa in 11 livelli, sebbene molti piani non siano ancora stati scavati. Ha
un'area di 650 metri quadrati e ogni piano esistente potrebbe essere stato
creato in momenti differenti. Poteva ospitare da 3000 a 50000 persone. Le città
sotterranee pare fossero collegate tra loro attraverso lunghi tunnel. A
Derinkuyu si nascosero i primi cristiani che sfuggivano le persecuzioni
religiose decretate da Costantinopoli e le incursioni degli Arabi musulmani. Come
le altre città sotterranee della Cappadocia, anche Derinkuyu aveva un certo
numero di locali utilizzati come deposito di alimenti, cucine, chiese, stalle,
stanze per la preparazione del vino e dell'olio e da camini di ventilazione.
Ci addentriamo in cunicoli oscuri, piccole stanze, scendiamo
scale ed è, spesso, necessario procedere rannicchiati verso le viscere di
questa che era una città e dove hanno trovato riparo e protezione migliaia di
persone. Al solo pensiero tutto sembra incredibile.
Pranziamo e procediamo verso Urgup, paesino dall’atmosfera
carina e, anch’esso, dai panorami suggestivi.
La serata è ancora giovane e
decidiamo, nonostante gli intervalli di pioggia, di visitare anche il minuscolo
centro di Mustafapasa, che io trovo delizioso. Vi è una chiesa, purtroppo
chiusa, dalla facciata policroma e dalle incisioni interessanti, che rimandano
al periodo in cui gran parte della popolazione era greca.
Inizia a piovere e
saliamo sull’autobus che ci conduce in una cittadina vicina, dalla quale dovremmo
prenderne un altro per Uchisar. Una volta arrivati, però, scopriamo che l’ultimo
è già partito. Quindi, l’unica soluzione è un pullman che ci lascia a due
chilometri dal nostro paesino, nel bel mezzo della notte, con la pioggia fitta.
Propongo all’autista qualche lira in più per accompagnarci nel centro abitato,
ma non accetta. A malincuore, quando arriva il momento, dobbiamo scendere, ahimè, sotto pioggia e grandine. Troviamo riparo in una pensilina, aspettiamo
che allenti, e ci incamminiamo al buio, sul ciglio della strada. Passano
pochissime macchine e nessuna si ferma, ma in breve tempo raggiungiamo Uchisar
a piedi.
Avanos, paesino un po' anonimo, a eccezione di alcuni angoli preziosi, ha la fortuna di trovarsi vicino a Zelve, antica città
nella roccia, oramai abbandonata e divenuta un museo a cielo aperto. Meraviglia
della Cappadocia, poco frequentata, mi son davvero resa conto di essere in un
luogo unico, con rocce imponenti che si susseguono e s’incalzano, con cunicoli,
grotte, chiese e anche una moschea.
Ci incamminiamo a piedi verso una valle incantata, con i famosi “comignoli”.
Mi godo i colori tenui e delicati, i panorami bellissimi e particolari e poi in marcia verso Uchisar. Non troviamo autobus ed è necessario recarsi, prima, a Cavusin.
Paesino carinissimo, con rocce incantevoli.
Mentre attendiamo l’autobus si ferma un signore e ci accompagna, gentilmente a Uchisar: siamo pronti per rientrare in autobus a Gaziantep.
Ci incamminiamo a piedi verso una valle incantata, con i famosi “comignoli”.
Mi godo i colori tenui e delicati, i panorami bellissimi e particolari e poi in marcia verso Uchisar. Non troviamo autobus ed è necessario recarsi, prima, a Cavusin.
Paesino carinissimo, con rocce incantevoli.
Mentre attendiamo l’autobus si ferma un signore e ci accompagna, gentilmente a Uchisar: siamo pronti per rientrare in autobus a Gaziantep.

















