Stanotte ho dormito a Fez. Ho trovato uno squallidissimo
albergo davanti a una delle entrate della medina.
La porta della mia camera non chiudeva dall’interno e un
signore molto gentile, che parla solo arabo, le ha inflitto, sghignazzando, due colpi secchi di martello e sistemato dei gancetti per chiudere la porta con un lucchetto. Le coperte erano vecchie e luride, le lenzuola e l’asciugamano forse… I coprifili della
porta del bagno stracciati dalla parete, la porta con uno squarcio grande
quanto la bocca di un forno. La doccia perdeva acqua di continuo e dal bagno si
diffondeva un forte odore di fogna e che raggiungeva ill corridoio esterno. Ma la
fortuna è che, nonostante mi avessero detto che non avrei avuto internet in
camera, ogni tanto son riuscita a connettermi.
La notte è stata lunga. Ho dormito poco. Dalla strada
arrivavano rumori che narravano una notte interessante in corso.
Qui a Fez, nella sua medina, siamo indietro di 500 anni almeno. Le strade si moltiplicano, si restringono, si articolano, si ingarbugliano. Ti fanno penetrare nell’oscurità, nell’incertezza, nell’intestino della città e della vita. E lì non puoi avere paura perché quella ti sbrana. Non son luoghi per chi ha il timore dentro. Ti si aprono varchi di mondi a ogni passo che raccontano il passaggio elegante e umido di vite misteriose e magiche. I pavimenti, le loro meravigliose decorazioni, le porte finemente incise e dipinte, le fontane, i mosaici: un inchino alle antiche maestrie!
Qui a Fez, nella sua medina, siamo indietro di 500 anni almeno. Le strade si moltiplicano, si restringono, si articolano, si ingarbugliano. Ti fanno penetrare nell’oscurità, nell’incertezza, nell’intestino della città e della vita. E lì non puoi avere paura perché quella ti sbrana. Non son luoghi per chi ha il timore dentro. Ti si aprono varchi di mondi a ogni passo che raccontano il passaggio elegante e umido di vite misteriose e magiche. I pavimenti, le loro meravigliose decorazioni, le porte finemente incise e dipinte, le fontane, i mosaici: un inchino alle antiche maestrie!
I cani abbaiano. Le strade, adesso, appartengono a chi non
ha niente da perdere, a chi si gioca ogni istante. Verso le 5 del mattino
risuona un canto, amplificato col megafono. E' un richiamo religioso, dura
a lungo ed è solamente per chi in quelle vie ci è nato, ci vive e ne è intriso.
Non è per me. Però me lo godo, fortunata
testimone.
Arriva, faticosamente, il giorno. Scendo per fare colazione
alle 8e30, come mi è stato raccomandato. Mi fanno accomodare in terrazza. Il
sole è già molto forte, nonostante l’orario. Posso scegliere tra latte, caffè e
te. Arriva il caffellatte, accompagnato da un cestino di pane, un piattino con
del formaggino e uno con la marmellata di albicocche. Mi affretto a spalmare sul pane prima l’uno,
poi l’altra curiosa e un po’ dubbiosa del connubio, ma il sapore è piacevole.
Cerco di mangiar velocemente poiché bastano solo pochi istanti per essere
assaliti dalle vespe.
Quindi, riorganizzo lo zaino e son pronta per inoltrarmi
negli intestini di questa antica e verace città.
Non ho paura, ma inizio a sentirmi più sicura quando mi
rendo conto che in molti mi scambiano per una del luogo. Ogni tanto qualcuno cerca di vendermi le proprie mercanzie. Mi fermo
per dei braccialetti e lì un ragazzo si offre di accompagnarmi su una terrazza
dalla quale posso ammirare la moschea (la cui entrata è interdetta ai non
musulmani). E’ molto grande, racchiude anche l’Università ed è per questo che
ha due minareti. I tetti son di un verde smeraldo bellissimo e anche ammirare
Fez dall’alto è estremamente suggestivo.
Visitiamo la casa dell’ebreo berbero (così è conosciuto ai più) nella quale è possibile acquistare
oggetti meravigliosi. Poi visitiamo un’altra casa disposta su tre piani, ampie
stanze in cui si vendono tappeti bellissimi, sia fatti a mano che a telaio.
Di
seguito eccoci nei locali dove una cooperativa di donne, sempre a telaio, creano
sciarpe e copriletto. E lì son quasi costretta ad acquistarne una in lana di
cammello, di un giallo potente ricavato dallo zafferano.
E poi verso
l’albergo, in quanto è presto ora di volare in Italia: Salam Marocco!



