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martedì 24 dicembre 2013

La scalata del monte sacro Tai Shan.

Lasciamo l’ostello a metà mattina per recarci alla stazione degli autobus. E’ una giornata di sole a Qufu e la stazione brulica di umanità che ci viene incontro per venderci o proporci qualsiasi cosa. Alcuni ci guardano e ridono tra loro, di noi... Prendiamo l’autobus e il tragitto, per raggiungere la città di Tai'an (provincia dello Shandong, con oltre 5 milioni di abitanti) dovrebbe durare circa un’ora. Lungo il percorso, ai bordi delle strade, si accalcano uomini, motorini, uomini con motorini, bancarelle e curiose esposizioni di mercanzie varie, le più disparate. C’è povertà, intorno.




In breve tempo arriviamo a destinazione. L’autobus sosta in un piazzetta circondata da edifici grigi e fatiscenti. Mi colpisce un uomo con una canotta bianca, è dietro la sua finestra di vetri rotti. La piazza è stracolma di vecchi autobus, posti disordinatamente, e tanta, tantissima gente. Dobbiamo assolutamente trovare un luogo sicuro per lasciare i nostri zaini. Ci indicano un piccolo gabbiotto lì nella piazza, ma si rendono presto conto che ho con me il computer e si rifiutano di prenderlo in custodia. Con un po’ di timore lasciamo i bagagli, ma cerchiamo un altro luogo per il pc (sarebbe impossibile affrontare la scalata del monte con quel peso). Per di più, essendo già ora di pranzo, dobbiamo velocemente intraprendere la salita, per utilizzare il più possibile le ore di luce. 
La città è caotica, ci sono zone sventrate nascoste da pannelli che raccontano “come sarà” , e il contrasto è forte.





Chiediamo informazioni a più persone, ma le indicazioni sono approssimative. Incontriamo una coppia di ragazzi che parlano inglese e ci accompagnano all’autobus per raggiungere la nostra meta. Lo prendiamo e nel giro di 20 minuti ci ritroviamo ai piedi della montagna Tai Shan… Lascio il computer in un piccolo locale in cui si vende di tutto e iniziamo la “scalata”. 
Ci aspettano circa 6000 gradini e un dislivello di 1400 metri. Inizia una ripida salita. Negozietti e piccole aree per meditare ornano la gradinata. E’ questa una delle cinque montagne sacre taoiste della Cina, antichissima, di rara bellezza. Spesso, ad accompagnare il nostro “procedere” vi sono grandi massi con scritte in cinese che, purtroppo, non possono illuminarci col loro significato.





Al principio, la strada è trafficata, vi sono numerose persone in discesa, dall’espressione serena e sorridente. Vi sono anche uomini che, incredibilmente, riescono a trasportare bombole, bidoni d’acqua, utilizzando un sistema di pesi e contrappesi su un bastone che portano a fatica sulle spalle. Inizialmente pensiamo che sia legato a un voto, poi ci rendiamo conto che quello è il loro mestiere, che qualcuno deve approvvigionare le piccole baracche di ristoro lungo tutti i 6000 gradini, che gli hotel in cima hanno necessità di acqua, cibo, calore e qualcuno lo deve, a fatica, fare! 




Camminiamo, andiamo avanti, sudiamo, cerchiamo di mantenere sempre il medesimo ritmo, proviamo a bere il meno possibile. Non so né dove, né come sarà la fine, l’invisibile fine, l’inarrivabile fine. Quella strada, quella salita è come il percorso della vita. Ogni passo è caratterizzato da incertezza e novità, dopo ogni curva vi sono paesaggi e persone non noti. Si spera che la meta sia sempre più vicina, ma appare sempre più lontana. E’ un continuo andare, senza arrivare mai, con la disperazione del dover per forza procedere, quasi meccanicamente, senza scelta, per sopravvivere, perché la notte sta scendendo e la salita è sempre più fitta, come l’oscurità. L’ennesima curva, l’ennesima gradinata sembrano essere sempre l’ultima, ma poi si moltiplicano come gocce in una pozzanghera. 
Durante il cammino incontriamo giovani e famiglie. Io provo a interagire con loro, dove possibile. Ho necessità di sapere cosa troveremo in cima, se vi sono alberghi in cui pernottare. Abbiamo pochi soldi con noi, l’accesso alla montagna ci è costato gli yuan che avevamo in tasca e non siamo riuscite a trovare bancomat da cui prelevare. 
I gradini sembrano moltiplicarsi all’infinito, la salita è dura. E’ difficile anche respirare.


Nessuna di noi parla, avanziamo a ritmi diversi. Ogni tanto mi fermo per aspettare Maria Grazia e l’attesa è un darci forza in silenzio, a suon di sguardi. Siamo in due, ma siamo sole. Ognuna procede per sé, ognuna di noi porta dentro motivi, speranze, paure e appigli. La notte dovrà passare, non sappiamo come, né dove, ma passerà, in cima alla terra, senza punti di riferimento che non siano il cielo, la terra stessa e l'oscurità della notte, che scende inesorabile, nel buio della montagna. 
I gradini oramai, non si vedono nemmeno più. Qualcuno sale con delle tenue pile. Rincuora l’animo il passaggio d’esseri umani: non siamo sole, non siamo le uniche a non aver più fiato. L’aria è sempre più rarefatta e noi fradice di sudore, ma la fine sembra sempre un miraggio. Dovrebbe essere vicina, ma sbucano sempre nuove e più ripide salite.
Finalmente, ecco l’ultima, eterna, estrema salita, dopo oltre 6000 gradini e una porta illuminata. Dovrebbe essere lei “l’accesso” a non so dove, a non so cosa.
Siamo arrivate, sono arrivata.
La sensazione è talmente forte che vorrei piangere. Io ho raggiunto, in una buia notte, la cima alla montagna sacra. Il percorso non è stato solamente faticoso, tortuoso e infinito, ma è l’oscurità dell’anima che abbiamo attraversato. Di quei viaggi in cui parti solo e arrivi ancora più solo. Inizia a piovere e fa fresco. Ci guardiamo intorno alla ricerca di riparo. Abbiam bisogno di un luogo in cui trascorrere la notte. Le falene si scontrano le une con le altre. I riflessi di luce esaltano queste pazzie. Entriamo in un hotel, abbiamo pochissimi soldi (e se dovessimo spenderli tutti non avremmo nemmeno un yuan per comprare dell’acqua). Nella hall vi sono delle tende da campo, con all’interno due, tre posti letto. Chiediamo una stanza, per avere un bagno privato. Il costo è nettamente superiore a quanto disponiamo. Proviamo a contrattare. Vi sono anche delle brandine disposte nel corridoio, con persone già adagiate per trascorrervi la notte.



Valutiamo le tre opzioni. Rimaniamo ferme per la camera, ma non vogliono raggiungere un accordo economico con noi. Andiamo via, ma poi ci fermano sulla porta. Accettano la nostra offerta, ma quando ci apprestiamo pagare, ecco la richiesta di una caparra. Non potendo disporre d’altro, andiamo via. Vaghiamo un po’ sotto la pioggia e tra le falene. Non esistono altre strutture ricettive, purtroppo. L’unica speranza è una sala che non riusciamo esattamente a capire cosa sia. Ci avviciniamo, ma  non possono offrirci ospitalità in quanto straniere. Fortunatamente, riconosciamo una coppia di ragazzi col quale mi ero soffermata durante la salita, per chiedere informazioni. Spieghiamo la situazione e la nostra necessità di trovare un qualsiasi riparo per le poche ore che ci separano dall’alba. Il ragazzo, tra i cinesi più intelligenti e furbi mai avvicinati, tratta con i signori che regolano l’accesso alla struttura. Dice loro che siamo americane, compagne d’università e riesce a convincerli a concederci un divano, nello scantinato, più un cappotto verde e ampio, per poterci proteggere dal freddo della notte. Dividiamo con lui la quota pagata e ci rannicchiamo sul divano per trovare un po’ di conforto. Non esistono bagni e, meno male, la salita ha prosciugato i liquidi del nostro corpo. Riesco a riposare un pochino e presto è ora di rimettersi in moto. Purtroppo, a causa della pioggia, non riusciamo a godere dell’alba, che pare sia di rara bellezza. Scendiamo, senza fatica, ammirando panorami meravigliosi che, nel buio della notte, avevamo perso.


La discesa è rapida, in meno di due ore raggiungiamo una piazzuola dalla quale partono gli autobus che conducono a una delle entrate (che poi scopriamo non essere quella dalla quale abbiamo iniziato il nostro pellegrinare). Quindi, dobbiamo assolutamente ritrovare il localino per riprendere possesso del mio pc. Siamo stanche, ma nel giro di un’ora risolviamo il problema. Percorriamo il tragitto a ritroso per raggiungere la stazione. Ci fermiamo in un fast food per utilizzare i bagni e a farci strada è una signora, che pare lo utilizzi quotidianamente. Quindi, raggiungiamo la stazione, i nostri zaini sono sani e salvi e ci incamminiamo verso la stazione dei treni. Ci aspetta un lungo viaggio per raggiungere Datong…