lunedì 26 ottobre 2015

Minsk, Bielorussia...

Minsk, capitale della Bielorussia, ci ha accolto a tarda notte, quando la percezione delle cose è più pacata, la città assopita, la sua bellezza intatta. La notte ti permette di mitigare le impressioni, ti può portare in fallo e può tradire aspettative. La notte è uno dei momenti che preferisco per vivere le città, sono i momenti più intimi tra te e lei, tra te e il nuovo Paese che ti ospita…
A Minsk, dopo aver superato i rigidi controlli di passaporto (e visto) che ci han permesso di metter piede in Bielorussia, ad attenderci appena fuori dall’aeroporto c’era un signore per condurci nell’appartamento prenotato per trascorrere la prima notte in città. Pare che a Minsk sia consuetudine affittare interi appartamenti, più o meno lussuosi, per i turisti-viaggiatori di passaggio. E così abbiam fatto noi, con un leggero disappunto per la differenza tra immagini pubblicate online e quelle reali. Il signore ci ha letteralmente stipato nella sua auto, minuscola per la quantità di persone e bagagli che avrebbe dovuto accogliere. Nonostante ciò in lui perseverava menefreghismo e indifferenza che ci hanno accompagnato, insieme al suo silenzio, fino a destinazione. La città ci ha accolto vasta, immensa nelle sue strade vuote e luminose. La classica città sovietica del nord del mondo con un centro curato e sì, lussuoso ed elegante. 










Noi abbiamo alloggiato sia in centro che in periferia, in quella fascia urbana dove la città si mischia e si mimetizza con la campagna. Questo ci ha permesso di avere una visione più ampia sulla quotidianità in questa terra vicina, ma così lontana, di cui conosciamo poco e parliamo ancor meno.





Il centro città è ordinato, elegante, sobrio. Gli spazi sono immensi e la sensazione che i suoi abitanti non riescano a colmarli è forte. Questo vuoto così complesso da riempire, in un certo senso, trasmette tristezza… Come se essa esistesse per abitanti assenti, inesistenti…  Ed è la tristezza della Bielorussia, quella che le nuove generazioni non hanno faticato ad ammetterci e spiegarci. E’ la tristezza di un paese che nel giro di un secolo è stato colpito dalla distruzione delle guerre mondiali e dalla catastrofe di Chernobyl. Perché nonostante Chernobyl sia nella vicina Ucraina, la gran parte delle radiazioni (oltre il 60%) si son dirette in Bielorussia… Era il 1986. Le ripercussioni sono state tante, gravi e si respirano ancora. Per i viaggiatori è altamente sconsigliato bere acqua dal rubinetto, mangiar funghi, mangiar frutta con la buccia, etc… Lì, invece, ci si nutre tranquillamente di funghi e di frutta non sbucciata. Pare sia evidente il gap generazionale conseguente il 1986… Gli aborti, negli anni successivi, sono stati elevatissimi. Il tasso di natalità, in questo periodo, però, è in ripresa ed è per questo che il settore edilizio sta vivendo un periodo positivo.

Minsk è una città piacevole, calma, senza grandi e impressionanti attrazioni, ma è una città affascinante con ampi spazi verdi, esposizioni artistiche nelle sue vie, graziosi locali in cui la fantasia la fa da padrona. E’ una città in cui si sente, flebile, la voglia di provare a mettersi in gioco, di provare a riempire i suoi spazi, ancora troppo vuoti, di esseri umani…

venerdì 16 ottobre 2015

Hundertwasserhaus, Vienna...

A Vienna esiste un quartiere molto particolare che desideravo visitare da tempo. Tutto quello che è genio, tutto ciò che non è convenzionale, che “aggiunge qualcosa” siano essi punti di vista, nuove prospettive, differenti utilizzi, mi affascina fortemente. Per questo, quando è capitata l’opportunità di fare un salto nella capitale austriaca, ben sapevo cosa assolutamente avrei dovuto prediligere visitare. A Vienna siamo arrivati di buon mattino, stremati da un impegnativo viaggio a est, ricco di esperienze, contrasti e, anche, scomodità. Raggiungere una città come Vienna, in cui la qualità di vita è ai vertici internazionali, dopo un viaggio simile (ma anche provenendo dall’Italia) equivale a raggiungere il paradiso. L’aeroporto di Vienna è esempio di cura, attenzione e, oserei dire, AMORE per l’essere umano. Le sale d’attesa sono ricchissime di divani dal design studiato per garantire il massimo comfort al viaggiatore, a seconda delle sue necessità: ogni poltrona è fornita di prese elettriche per ricaricare cellulari e, in contemporanea, utilizzare il portatile; i divanetti su cui sdraiarsi, coricarsi, sedersi senza disturbarsi a vicenda sono numerosissimi; la linea wifi è gratuita e accessibile senza la necessità di registrarsi in mille siti e senza ottemperare a mille richieste; i bagni sono estremamente puliti e profumano di limone; i locali sono accoglienti e pronti a soddisfare variegate richieste alimentari.  
Lasciata a malincuore questa meravigliosa comfort zone ci siamo diretti in città. L’aeroporto si trova a pochi chilometri dal centro ed è raggiungibile in metropolitana. Arrivati in stazione, con la configurazione urbanistica del centro di Vienna ben stampata nel cervello, ci siamo inoltrati per le vie del centro storico e dopo qualche minuto, qualche piccolo errore e richiesta informazioni ai passanti, ci siam ritrovati lì dove da tempo sognavo arrivare: Hundertwasserhaus, nel quartiere Landstraße.
Hundertwasserhaus, ovvero “case di Hundertwasser” sono un complesso di circa cinquanta appartamenti di edilizia popolare ristrutturati dal genio Friedensreich Hundertwasser, architetto e artista austriaco del Novecento, considerato per molti aspetti tra i percussori della bioarchitettura. La ristrutturazione avvenne tra il 1983 e il 1986 su commissione pubblica e può essere tranquillamente considerato un prototipo di quello che viene definito social housing. Gli alloggi ospitano circa 150 persone e il complesso edilizio comprende negozi, un parco giochi, un ristorante, una palestra, 14 terrazze private e 3 comuni. L’opera rispecchia totalmente il pensiero dell’artista: le finestre sono diverse l’una dall’altra e ogni inquilino ha potuto scegliere il colore da dare alla parte di facciata dell’edificio corrispondente alla propria abitazione. Il restauro è avvenuto con materiali di recupero ed è energeticamente efficiente. Grande importanza ha la presenza di alberi e piante nei giardini pensili. Tutt’ora pare che il Comune di Vienna continui ad affittare gli appartamenti a 5 euro a metro quadro, prediligendo inquilini con difficoltà economiche e con estro artistico.

Quelle a Vienna sono le prime sue opere che i miei occhi han avuto la fortuna di vedere. Si riconoscono da lontano poiché si intravvedono rami d’albero sbucare da quelli che paiono normali poggioli di condominio.  Poi, quando ci si avvicina, si inizia a scorgere la meraviglia di questi edifici così insoliti, curiosi, le cui particolarità sono frutto di studio e ingegno. Ogni singolo tratto esiste per un motivo, ha la sua funzionalità, e vuole suscitare una reazione, un’emozione. Le linee sono morbide, i colori vivi, per niente scontati, così come alcune forme geometriche disegnate. La pavimentazione degli spazi antistanti l’edificio è ondulata, regalando ai passanti sensazioni particolari non soltanto allo sguardo, ma nella fruizione. Pare che lo scopo dell’architetto, nel restauro dell’edificio, fosse quello di infondere allegria agli abitanti di questi edifici popolari. E, oltre all’allegria che dona a noi comuni mortali vi è quello stimolo e invito a uscire dagli schemi consueti per esplorare modi vivere, di pensare sconosciuti che fanno progredire l’essere umano e lo accompagnano oltre i suoi limiti.