Aspettavo questo fine settimana
da tempo, ovvero da quando son venuta a conoscenza che ci sarebbero stati due
eventi per me molto, molto interessanti: sabato il mercato dei prodotti locali
e domenica la fiera vintage, nella chiesa di St Andrews. Con tali premesse, non
poteva che essere un weekend interessante.
Il mercato dei prodotti locali è
stato allestito all’aperto, al centro di Norwich. Verso le 12 sono uscita di
casa, pensando che avrei sicuramente pranzato lì. Non ho dovuto camminare eccessivamente
per incontrare gli stand. Il primo impatto, e non solo, è stato deludente.
Immaginavo un grande spazio, con tantissimi banchetti, prodotti e persone.
Immaginavo chiasso e coinvolgimento, energia e tipicità. In realtà era tutto
molto ordinato e calmo. Tutti molto pacati e silenziosi. La gente,
ordinatamente, si avvicinava agli espositori per degustare, acquistare o,
solamente per guardare o chiedere informazioni. Non si può dire ci fosse grande
varietà di prodotti: si potevano comprare carni, insaccati, lane, marmellate,
formaggi, burro, birra e alcuni cibi già pronti, ma senza grande scelta. Per
di più una leggera pioggia ci ha fatto inesorabilmente compagnia e ciò non ha,
certamente, aiutato a rendere l’esperienza indimenticabile…
D’improvviso, sono attirata dal suono di
cornamusa e da flussi disordinati di persone che scorrono poco distante e decido di spostarmi, di addentrarmi nella folla e di cercare l’origine della
musica che mi trasmette una sensazione bellissima. Continuo a vagare tra negozi
super affollati e un pessimo pub dove ho consumato un pessimo pranzo…
Piove a dirotto e, fradicia,
m’incammino lentamente verso casa…
Domenica, invece, è stata una giornata
totalmente diversa, ricca di piccoli grandi momenti…
Sono uscita presto di casa,
mentre la città dormiva ancora sotto la pioggia. Ho deciso di rifugiarmi in un
baretto carinissimo per la Sunday breakfast, così da evitare seccature per
pranzo. Quindi, dopo aver con calma introdotto una discreta quantità di calorie
e schifezze, abbandono il locale e vado alla ricerca della fiera vintage. Ho in
mente che St Andrews sia la chiesa alla quale passo spesso davanti, ma lì c’è
il solito mercato dell’antiquariato che non disdegno di visitare nuovamente…
Chiedo indicazioni ai
passanti e raggiungo tranquillamente la mia meta. Pago i due pounds all’ingresso
ed entro nel piccolo grande bazar di abiti, gioielli, scarpe, cinture, borse,
occhiali, porcellane, oggettistica varia, dolci, etc. Sembra una fiera normale,
un po’ disordinata, ma comunque non riesco a trovare tutta la particolarità e la
fantasia che speravo ci fosse… Vago tra i vari stand e banchetti, sono alla ricerca
di “tipi umani” piuttosto che dell’affare del giorno… E, con un po’ di
pazienza, vengo accontentata: iniziano a circolare personaggi fantastici che
con coraggio e fantasia ripropongono su se stessi l’essenza dell’evento e del
luogo… Meraviglia! Il vagare diventa sempre più divertente e inizio a prestare
attenzione anche alla mercanzia esposta, ma a parte qualche maglione carino e
una gonna deliziosa, il resto non è granché!
Quindi, m’incammino per la città…
senza meta, lasciandomi guidare dal caso… Arrivo davanti alla Cattedrale
protestante e decido di costeggiarla. Supero un ingresso maestoso che m’immette
in una zona che trasuda mistero. Non si capisce assolutamente dove conduca, né se
vi si possa accedere. Con passo tra l’impaurito e il curioso proseguo
fermandomi al richiamo di ogni più piccolo particolare. Son assediata di
meraviglia! Le case sono antiche, curatissime e trasudano personalità… Proseguo
e una casa turchese mi ricorda d’essere in una fiaba… Lentamente procedo e le costruzioni intorno
regalano giochi di colore, sensazioni d’anni e di cure evaporate lentamente… Arrivo
al fiume e lì il percorso si ricongiunge col mio conosciuto. Ripercorro il
sentiero a ritroso, accertandomi di non aver trascurato nessunissima
particolarità, e rientro a casa con una deliziosa domenica in tasca…