Ho salutato la Sardegna prima dell’alba, dormicchiato
sull’aereo per Bergamo e speso la mattinata alla scoperta della sua parte alta,
che avevo sempre sognato in lontananza e grazie a immagini altrui. Ammetto di
aver organizzato lo scalo a Bergamo, con 6 ore di attesa prima del secondo
volo, proprio per concedermi l’opportunità di conoscerla. E devo dire di non
essermi, assolutamente, pentita. La giornata era meravigliosa e la città è
posta in modo che si possa godere il più possibile la presenza del sole.
Bergamo è come un cioccolatino che racchiude gelosamente e con determinazione
il suo prezioso liquore che si scopre unicamente quando si decide di gustarlo.
Quando sono arrivata, poco dopo le 8, la città era ancora
addormentata e si vedevano circolare solo gli sportivi più temerari, oltre a
qualche anziano. Ho fatto colazione in un bar molto frequentato ed è stato
assai interessante osservare i clienti, di sicuro abituali, e cercare di
immaginare le loro vite, attribuirgli una di quelle bellissime ville antiche,
ma soprattutto tentare di estrapolare caratteristiche comuni legate alla città
in cui vivono. Mi sembrano gentili, ma un po’ distaccati, pare ci sia
ricchezza, una certa eleganza e una vita legata alla terra. Si accomoda al mio
tavolino una anziana signora che noto immediatamente non appena entra nel
locale. Indossa una pelliccia di visone che le copre quasi totalmente il corpo
minuto, ha dei capelli di un biondo intenso e cotonati. Arriva da un paese
vicino e aspetta le amiche, come tutte le domeniche, per far colazione insieme.
Nel frattempo, prende posto al nostro tavolo anche un signore con un simpatico
cappellino che dopo aver scambiato qualche battuta con noi, inizia a leggere il
giornale. Saluto i signori e m’addentro per le vie antiche: c’è poca gente per
strada, è ancora molto presto. Non devo, comunque, aspettar tanto prima di
veder le vie riempirsi di vita.
Tanti ciclisti e molte persone che portano a
spasso i loro cani, tutti meravigliosi e curatissimi. Anche le case intorno son
molto belle, ville antiche abbarbicate sulla collina, raccontano vite
tranquille, ma raffinate.
Ore 10, la città si riempie. Sportivi, gruppi di
amici e famigliole festeggiano un sabato di libertà. L’ambiente è piacevole e
sereno. E’ quasi ora di tornare in
aeroporto e, mentre mi accingo a prendere il biglietto alla macchinetta, chiedo
consiglio a una signora gentilissima. Chiacchieriamo velocemente e mi suggerisce assolutamente di visitare piazza
Vecchia, bellissima, dove sorge il duomo della città. In realtà sapevo della
sua esistenza, ma non l’ho trovata nel mio cammino. Decido di seguire le
indicazioni della signora e, attraverso una stretta e ricchissima via di negozi
storici dalle vetrine bellissime, raggiungo la meta. Il duomo è davvero
meraviglioso, uno scrigno composto di sorprendenti tesori.
Bergamo, come gran
parte delle città italiane ha una bella personalità. Provo a ricondurla a
luoghi già visti, cercando similitudini che non sempre riesco a trovare o a
estrapolare correttamente.
E’ già ora di andare. Prendo della pizza in panetteria che
mi dovrà sfamare per l’intera giornata.
C’è un’immensa fila per il check-in per Istanbul. Vi è un gruppo di giovani, probabilmente
polacchi, che ingombra lo spazio con i loro sci e snowboard. Durante l’attesa
vi è un signore distinto e molto gentile, che mi fa una compagnia silenziosa.
Lo ritrovo ai controlli di sicurezza e poi lo scopro essere mio vicino durante
il volo. Iniziamo a chiacchierare. E’ un signore turco, dall’accento milanese
perché ha vissuto in Italia per circa 10 anni. Curioso, mi chiede quali siano
le motivazioni del mio viaggio e ne approfitta per fornirmi una sintetica
panoramica, da me molto apprezzata, sul Paese che mi appresto a vivere per un
po’ di tempo. E’ meraviglioso quando dice che la Turchia è stata un corridoio
per i popoli e perciò i turchi son turchi, ma racchiudono in loro stessi mille
culture e varietà di tratti somatici: come dargli torto!
Sono atterrata a Gaziantep che era già notte. Ad aspettarmi
in aeroporto i due ragazzi turchi dell’associazione (Ayhan e Pampa), un terzo
che non ho ben chiaro che ruolo ricopra ed Edoardo, un altro volontario
italiano. Eravamo sul medesimo volo,
senza saperlo.
L’aeroporto dista circa venti minuti dal centro della città e, di
conseguenza, dalla nostra casa. In macchina si ride e si
scherza. Sembrano tutti molto simpatici e disponibili. Le strade sono poco
illuminate e l’opacità dei finestrini non mi aiuta nel riuscire a osservare la
città, ma attraversiamo zone densamente costruite con palazzoni, molti dei
quali incompiuti e abbandonati.
Raggiungiamo quella che sarà la mia casa per i prossimi mesi. Ad
attenderci alla finestra, le nuove coinquiline Laura e Verena, rispettivamente
francese e tedesca. E’ un palazzo un po' trasandato, il mio. L’appartamento è grande,
così come le camere, ma è poco pulito. Siamo accolti con grande allegria.
Lasciamo i bagagli e andiamo in associazione per la cena: due deliziosi panini con pollo
piccante che arricchiamo con dell’insalata dai mille colori: deliziosi!
Rientriamo a casa e conosciamo anche Tamas,
il coinquilino ungherese. La prossima settimana dovrebbero occupare la quarta
camera una coppia di ucraini...



