giovedì 16 gennaio 2014

Bergamo!

Ho salutato la Sardegna prima dell’alba, dormicchiato sull’aereo per Bergamo e speso la mattinata alla scoperta della sua parte alta, che avevo sempre sognato in lontananza e grazie a immagini altrui. Ammetto di aver organizzato lo scalo a Bergamo, con 6 ore di attesa prima del secondo volo, proprio per concedermi l’opportunità di conoscerla. E devo dire di non essermi, assolutamente, pentita. La giornata era meravigliosa e la città è posta in modo che si possa godere il più possibile la presenza del sole. Bergamo è come un cioccolatino che racchiude gelosamente e con determinazione il suo prezioso liquore che si scopre unicamente quando si decide di gustarlo.
Quando sono arrivata, poco dopo le 8, la città era ancora addormentata e si vedevano circolare solo gli sportivi più temerari, oltre a qualche anziano. Ho fatto colazione in un bar molto frequentato ed è stato assai interessante osservare i clienti, di sicuro abituali, e cercare di immaginare le loro vite, attribuirgli una di quelle bellissime ville antiche, ma soprattutto tentare di estrapolare caratteristiche comuni legate alla città in cui vivono. Mi sembrano gentili, ma un po’ distaccati, pare ci sia ricchezza, una certa eleganza e una vita legata alla terra. Si accomoda al mio tavolino una anziana signora che noto immediatamente non appena entra nel locale. Indossa una pelliccia di visone che le copre quasi totalmente il corpo minuto, ha dei capelli di un biondo intenso e cotonati. Arriva da un paese vicino e aspetta le amiche, come tutte le domeniche, per far colazione insieme. Nel frattempo, prende posto al nostro tavolo anche un signore con un simpatico cappellino che dopo aver scambiato qualche battuta con noi, inizia a leggere il giornale. Saluto i signori e m’addentro per le vie antiche: c’è poca gente per strada, è ancora molto presto. Non devo, comunque, aspettar tanto prima di veder le vie riempirsi di vita.


Tanti ciclisti e molte persone che portano a spasso i loro cani, tutti meravigliosi e curatissimi. Anche le case intorno son molto belle, ville antiche abbarbicate sulla collina, raccontano vite tranquille, ma raffinate.


Ore 10, la città si riempie. Sportivi, gruppi di amici e famigliole festeggiano un sabato di libertà. L’ambiente è piacevole e sereno.  E’ quasi ora di tornare in aeroporto e, mentre mi accingo a prendere il biglietto alla macchinetta, chiedo consiglio a una signora gentilissima. Chiacchieriamo velocemente e mi  suggerisce assolutamente di visitare piazza Vecchia, bellissima, dove sorge il duomo della città. In realtà sapevo della sua esistenza, ma non l’ho trovata nel mio cammino. Decido di seguire le indicazioni della signora e, attraverso una stretta e ricchissima via di negozi storici dalle vetrine bellissime, raggiungo la meta. Il duomo è davvero meraviglioso, uno scrigno composto di sorprendenti tesori.



Bergamo, come gran parte delle città italiane ha una bella personalità. Provo a ricondurla a luoghi già visti, cercando similitudini che non sempre riesco a trovare o a estrapolare correttamente.
E’ già ora di andare. Prendo della pizza in panetteria che mi dovrà sfamare per l’intera giornata.
C’è un’immensa fila per il check-in per Istanbul.  Vi è un gruppo di giovani, probabilmente polacchi, che ingombra lo spazio con i loro sci e snowboard. Durante l’attesa vi è un signore distinto e molto gentile, che mi fa una compagnia silenziosa. Lo ritrovo ai controlli di sicurezza e poi lo scopro essere mio vicino durante il volo. Iniziamo a chiacchierare. E’ un signore turco, dall’accento milanese perché ha vissuto in Italia per circa 10 anni. Curioso, mi chiede quali siano le motivazioni del mio viaggio e ne approfitta per fornirmi una sintetica panoramica, da me molto apprezzata, sul Paese che mi appresto a vivere per un po’ di tempo. E’ meraviglioso quando dice che la Turchia è stata un corridoio per i popoli e perciò i turchi son turchi, ma racchiudono in loro stessi mille culture e varietà di tratti somatici: come dargli torto!
Sono atterrata a Gaziantep che era già notte. Ad aspettarmi in aeroporto i due ragazzi turchi dell’associazione (Ayhan e Pampa), un terzo che non ho ben chiaro che ruolo ricopra ed Edoardo, un altro volontario italiano.  Eravamo sul medesimo volo, senza saperlo.
L’aeroporto dista circa venti minuti dal centro della città e, di conseguenza, dalla nostra casa. In macchina si ride e si scherza. Sembrano tutti molto simpatici e disponibili. Le strade sono poco illuminate e l’opacità dei finestrini non mi aiuta nel riuscire a osservare la città, ma attraversiamo zone densamente costruite con palazzoni, molti dei quali incompiuti e abbandonati.  Raggiungiamo quella che sarà la mia casa per i prossimi mesi. Ad attenderci alla finestra, le nuove coinquiline Laura e Verena, rispettivamente francese e tedesca. E’ un palazzo un po' trasandato, il mio. L’appartamento è grande, così come le camere, ma è poco pulito. Siamo accolti con grande allegria. Lasciamo i bagagli e andiamo in associazione per la cena:  due deliziosi panini con pollo piccante che arricchiamo con dell’insalata dai mille colori: deliziosi!
Rientriamo a casa e conosciamo anche Tamas, il coinquilino ungherese. La prossima settimana dovrebbero occupare la quarta camera una coppia di ucraini...

Nessun commento: