lunedì 27 gennaio 2014

Gaziantep Zeugma Mosaic Museum

Venerdì pomeriggio ho visitato il famoso Gaziantep Zeugma Mosaic Museum che si trova quasi immediatamente fuori dalla città. Abbiamo preso un autobus e il percorso è durato almeno 20 minuti. Siamo scesi in una zona povera, con palazzi fatiscenti, ricca di negozietti e artigiani ed è lì che sorge moderno e maestoso il museo che fa da contrasto al paesaggio circostante.



Avevo letto commenti estremamente positivi sul suo alto livello, ma come sempre funge le regola “se non vedo, non credo” e, anche questa volta, sono rimasta sbalordita. Quello del mosaico di Gaziantep è uno dei musei più belli, curati e di forte impatto che io abbia mai visitato. La struttura, come ho già detto, è grande e moderna e pare, a prima vista, quasi totalmente estranea al quartiere in cui sorge, ma se ci si passeggia un po’ più a lungo ci si rende conto che tutto, lì, si incastra in modo naturale, così come è naturale l’evoluzione, quella incessante (che non sta risparmiando nemmeno Gaziantep).




All’interno, la prima cosa che colpisce, è l’atmosfera che è stata creata. Sembra, appunto, di essere nell’antica Zeugma, grazie alle luci, alla disposizione delle colonne e alla ricreazione delle stanze. Zeugma è una città sulle rive dell’Eufrate, fondata all’incirca nel 300 a. C. da un generale di Alessandro Magno, poi conquistata dai romani, dai persiani, dai crociati e dagli arabi.
I mosaici, alcuni molto ben conservati, sono di una bellezza estrema. Spesso, davanti a tali opere d’arte, non ci si sofferma nel collocarle in un determinato periodo storico e culturale, che ne aumenta la magnificenza.


L'accostamento dei colori delle minuscole tessere, visi ed espressioni ritratti con minuzia e dovizia che riescono trasmettere sensazioni ed emozioni, le geometrie ricercate e il gran gusto sia nell’utilizzo dei colori, ma anche nell’elaborazione dei disegni non fa che ulteriormente confermare la grandezza delle popolazioni che hanno abitato questi territori, secoli fa…



All’ingresso vi sono meravigliosi effetti ottici che ricreano la vita dei pesci rossi nelle acque delle vasche con i mosaici.

Poi, la disposizione delle colonne, il ricreare gli ambienti delle ville dove i mosaici fungevano da pavimenti, la grande immagine del paesaggio circostante la città, il gioco di luci e la possibilità di poter godere di varie visuali (anche ad altezze differenti) rende la visita al museo davvero un’esperienza imperdibile.
Nel museo vi è custodito il famoso mosaico della gipsy girl che è diventato simbolo della città di Gaziantep.


Vi sono varie ipotesi sull’appartenenza di quel viso: alcuni sostengono possa essere addirittura Alessandro Magno, con il mistero legato a un’espressione ambigua, che non ne lascia cogliere realmente l’anima. Davanti a questo mito, insomma, la città di Gaziantep sta cercando di ricalcare la sua immagine, identità e un elemento di riconoscimento di cui ha, secondo me, forte bisogno.
Per rientrare a casa abbiamo preso un autobus cittadino… E la città si è mostrata in tutta la sua grandezza. E’ estesa Gaziantep, e le varie zone non hanno caratteristiche distintive l’una dall’altra, per cui è molto semplice perdersi, senza evidenti punti di riferimento.



Venerdì, insomma, è volato così… Con un sospiro di sollievo per essere riuscita a visitare un museo che mi ha immerso, totalmente, nella storia di questo territorio, nella sua grandezza passata, e mi permette di apprezzare con maggior consapevolezza questa esperienza.

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