Visualizzazione post con etichetta Orgosolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Orgosolo. Mostra tutti i post

domenica 17 agosto 2014

L'Assunta a Orgosolo...

L’Assunta a Orgosolo è un’esperienza che sognavo di vivere da vari anni, ma puntualmente capitava un deludente contrattempo che rimandava all’anno successivo la mia partecipazione. Quest’anno, finalmente, ci son riuscita.
Siam partite venerdì mattina, con gran calma. Al principio, l’idea era scoprire, lungo il percorso, angoli di Sardegna sconosciuti e un po’ nascosti, ma poi, passo dopo passo, ci siam ritrovate a Orgosolo e ne abbiamo approfittato per una passeggiata per ripassare i vecchi murales, ammirare i nuovi e godere della piacevole atmosfera di festa.



Appena dopo pranzo, nelle vie del paese, a intermittenza, capitava di incontrare cavalli e cavalieri: chi semplicemente passeggiava, chi addobbava il proprio cavallo per la processione davanti all’uscio di casa, chi al bar… 



Tutto con gran naturalezza, senza che i cavalli fossero eccessivamente a disagio con l’asfalto e il centro abitato, già ricco di visitatori curiosi, ma non particolarmente chiassosi.
Intorno alle 17, come delicate apparizioni, capitava di scorgere donne col coloratissimo abito tradizionale, in solitaria o sostenute con decisione dalle madri, che si dirigevano verso una stretta stradina in discesa, per poi eclissarsi velocemente. Apparivano come luminosissime luci in una notte oscura e sparivano improvvisamente, lasciando nei visitatori un assaggio della magia che la processione, così sentita, avrebbe donato ai fortunati.  
Abbiamo deciso, quindi, d’inoltrarci nei vicoli per raggiungere la candida chiesetta dell’Assunta, addobbata con bandierine che dal campanile si diramavano a raggiera, mosse senza sosta dal vento. Il piazzale, al quale si accede tramite un arco in muratura bianco, era già colmo di cavalli che continuavano, comunque, ad arrivare e il suono delle moltissime campanelle delle bardature rendevano ancor più frizzante l’atmosfera.
Sono entrata nella chiesetta, stipata di fedeli, per assistere alla messa. Volevo vivere la funzione, non essere una semplice spettatrice estranea. Desideravo calarmi il più possibile nel rito, con delicatezza. La messa si è svolta (con un pochino di delusione) in italiano, mentre i canti, meravigliosi, in sardo. Quindi, ho atteso che la processione avesse inizio. I primi a uscire dal piazzale, a piccoli gruppi, son stati i cavalli, in numero infinito. Successivamente, un gruppo di donne, capelli ordinatamente raccolti sulla nuca, gonna scura e ampia a coprir le gambe, sguardo serio, fierezza e determinazione. 



Quindi, i ragazzi del comitato che hanno organizzato la festa e il gruppo delle donne e uomini in abiti tradizionali, tutti rigorosamente in due file. 



E poi il popolo dei fedeli e dei curiosi. Noi l’abbiamo seguita per un tratto per poi fermarci per ammirarla e per ascoltare l’Ave Maria in sardo, un canto che sgorga dalle viscere e nelle viscere arriva. Un sommarsi di voci e di silenzi. Ed è in una situazione simile, in cui è visibilmente netto il confine tra chi vive “una cosa” e chi è lì per guardarla, che ti chiedi quanto sia giusto “il turismo” e quali siano i limiti affinché non si intacchi la realtà delle cose e quanta pazienza è necessario avere per accettare occhi curiosi su emozioni profonde…
Terminata la processione, cavalli e cavalieri si son lanciati in corse sfrenate in una larga e dritta via del paese, transennata da corde su entrambi i lati, durante le quali tentavano, ogni tanto, qualche acrobazia.
Con l’Assunta a Orgosolo, venerdì, son felice di aver esaudito un piccolo sogno…

A medas annos!