domenica 7 dicembre 2014

Firenze

Son tornata a Firenze dopo quindici anni dalla prima volta. Ho ricordi netti, di angoli ben definiti e di momenti spensierati con persone care adesso lontane.  Com’è capitato con tutte le città che ho visitato di fretta, ovvero senza disfare zaini e valige, le seconde volte son intensamente diverse, così tanto da non intaccarne ricordi e percezioni, e divenire, nella mia memoria, città differenti.
Son arrivata in un pomeriggio di cielo grigio, poi scoppiato in generose piogge che non hanno cessato nelle due serate spese tra vie, ponti e piazze per le quali Firenze è sognata e resa inconfondibile nel mondo. Non nascondo che, probabilmente complice la fastidiosa pioggia, son stata avvolta da un velo di malinconia di cui non riesco a trovare spiegazione.




Ad accogliermi calorosamente è stata la mia amica Donata, fiorentina da generazioni. E’ stato un piacere, finalmente, poter donare una cornice alla sua “vita invernale”, considerato che quella estiva l’abbiamo spesa per anni insieme, in Sardegna. Ho conosciuto il suo “famoso” quartiere, scuole e piazze che mi ero sempre divertita a immaginare. Lei vive alle Cure, zona residenziale di Firenze, poco lontana da Fiesole che è possibile ammirare in lontananza. Leggo su internet che il nome della zona è da ricondurre alla parola “curandaio” che era colui che si preoccupava di lavare le pezze di lino affinché perdessero ruvidità e divenissero candide. Una volta esaurita la necessità di queste antiche tecniche di lavorazione dei tessuti, il termine è rimasto per indicare, appunto, le “curandaie”, le “lavandaie” che usufruivano delle acque del Mugnone che attraversa il quartiere rendendolo davvero particolare.



Mi chiedo, con nemmeno eccessiva curiosità, cosa son stata, questa volta, io per Firenze: di certo non una turista. Forse, una semplice visitatrice o, ancor più aridamente, una passante. Ho adorato il vivere la pacata quotidianità di un quartiere profondamente fiorentino, dove lo spettro dei turisti affamati d’arte e di scorci da fotografare, è un remoto bisbiglio. Soprattutto mi ha felicemente colpito la predisposizione dei suoi abitanti nel voler chiacchierare con chiunque incontrino per strada. Ricordo una signora anziana che, colta impreparata da un improvviso acquazzone (che ho subito pienamente anch’io) e totalmente fradicia, mi ferma e dice: “Esco sempre con l’impermeabile in borsa. Questa volta no, ma almeno avevo una busta per i capelli”. O la signora Serena, occhi celesti e pelle chiara s’incanta al solo ricordarla la Sardegna in cui amava trascorrere vacanze. E’ così felice che i forestieri apprezzino la bellezza e l’arte della sua città che al bar San Marco mi offre un dolcetto a base di crema e frutta. La ragazza del forno (che ho frequentato quotidianamente) dove mi è stato detto si produce una delle più buone schiacciate della zona. Sono stati numerosi gli approcci e contatti umani che hanno reso l’esperienza fiorentina piacevole… I fiorentini hanno fare deciso, un’eleganza naturale non ostentata, una forte appartenenza alla città che trapela dallo sguardo e un profondo senso civico impresso nelle singole azioni. Unica voce fuori dal coro, la signora di una cartoleria in piazza Gaetano Salvemini, nella quale son entrata perché avevo necessità di stampare il check-in on line e, dopo avermi risposto che non offriva quel servizio, con durezza mi ha imposto di non continuare con altre richieste e di uscire dal suo negozio. Un gesto di cattiveria gratuita e di negazione d’aiuto a cui non trovo spiegazione, né logica. Nonostante ciò, sabato Firenze mi ha finalmente regalato un cielo azzurro e un bel sole che mi ha concesso di goderne l’armonica bellezza e di respirare l’energia rilassata di queste giornate che lentamente precedono le vacanze natalizie…