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domenica 10 novembre 2013

Chefchaouen, la città blu!

Abbiamo lasciato Rabat verso le 10 del mattino e siam partiti col tassista col quale, ieri, abbiam contrattato il costo del viaggio (120 euro totali). Ha una Mercedes bianca, un vecchio modello, ma poteva andarci peggio, infatti l’auto è, comunque, abbastanza confortevole. Non esiste, in Marocco, un sistema di trasporti capillare, per cui è comune viaggiare tramite taxi. Il viaggio è lungo, dovrebbe durare sulle 3 ore.
La strada non è assolutamente lineare: dopo un breve tratto di due corsie, ampie e interrotte da siepi verdi, i percorsi si fanno sempre più tortuosi e aspri. I paesaggi si succedono velocemente e sono assai vari. Al principio, la sensazione è proprio quella di essere in Africa. Terra rossa, vegetazione ricca, sebbene sofferente. Gruppi di persone si accalcano sui bordi della strada, in attesa di un passaggio che li conduca chissà dove…
Poi, tutto intorno si fa più asciutto, secco, ingrato… La terra diventa opaca e frantumata dall’arsura. E’ aspra e ingenerosa per chi la vive e di essa deve nutrirsi. Attraversiamo degli insediamenti umani, alcuni sono minuscoli, altri più grandi e caotici. La miseria è una costante durante tutto il viaggio. Le vacche sono magre, dai bacini segnati e, sembra portino il peso di una vita difficile, di stenti… Così come le persone che velocemente riesco a catturare con lo sguardo, così come le loro dimore.



Durante il percorso incontriamo delle piccole saline e fiumi asciutti di pietre immobili… La guida è spericolata. Per strada, a rallentare il traffico e rendere nervosi gli automobilisti, anche lenti carretti trainati da asini affaticati.
Verso e oltre le 14 arriviamo a Chefchaouen. L’ostello è all’interno dell’ azzurro di questa cittadina. E’ una casa tipica, dai pavimenti antichi e finemente colorati, l’unica scomodità è la presenza di un unico bagno al piano terra (la nostra camera è al secondo). Lasciamo le valige e ci consigliano di comprare di corsa il biglietto dell’autobus per Meknes, in quanto i prossimi giorni saranno festa nazionale e rischiamo di trovare tutto chiuso. Riusciamo a prenotare due posti sull'autobus per Fez e da lì prenderemo il treno per Meknes, purtroppo è l’unica soluzione possibile.
Liberati da queste incombenze, c’incamminiamo per la città, ansiosi di vivere tutto il blu di questo mondo… Alcuni angoli sono veramente incantati, pare di essere nel bel mezzo di una soffice nevicata, dentro dello zucchero filato, protagonisti di una favola…







C’è la forte luce del Mediterraneo africano a giocare con la realtà. E poi ci sono le donne che faticano sulle salite, uomini persi, bambini aggressivi e ragazzine minacciose. Ci sono galline, spazzatura, gatti magrissimi e malati, concentrazione d’antenne e di panni stesi, e moltissimi negozi d’artigianato locale, ma anche manufatti made in China (e questo m'infastidisce un po'!)




La passeggiata è rilassante e ogni angolo, a Chefchaouen, è motivo d'ispirazione...
Arriva il fresco della sera e la cena è a base di tajine, pollo con verdure (delizioso!)