Cremona, nel cuore della pianura
padana, è una bellissima città di circa 70 mila abitanti. Ho deciso di
visitarla per caso, d’improvviso, scegliendola tra varie. Forse, a convincermi
è stata la centenaria tradizione liutaria, divenuta da qualche anno patrimonio
immateriale dell’umanità tutelata dall’Unesco. A confermare la bontà della mia
scelta è stata, inoltre, la chiacchierata con i miei genitori che hanno
rinfrescato ricordi piacevoli ed entusiasmanti di frequenti visite a questa
bella città di forte tradizione agricola.
Sono arrivata in tarda mattinata.
Lasciata la stazione, ho percorso una lunga e silenziosa via costeggiata da
palazzi magnifici divenuti scuole e sedi di varie associazioni. L’aria è frizzantina,
ma per fortuna il sole è caldo. Complice una leggera foschia, la luce è tenue,
ma abbagliante. Mi avventuro nell’atrio di un palazzo, un po’ timorosa d’invadere
spazi privati, e trovo l’incanto di decorazioni ovunque, intarsi su listoni di
legno sulle volte, ricchezza di colori in ogni millimetro, antiche fontane
scolpite...
E rifletto sull’immensa fortuna di coloro che nutrono la loro
quotidianità di cotanto splendore per cui la raffinatezza degli spazi è
normalità; sui riflessi che sicuramente si producono nella qualità di vita e nel senso del
bello; sulla responsabilità di preservare, seppur vivendo, questo immenso
patrimonio. E’ stato incredibile scorgere dei ragazzi vivaci smuovere banchi e
sedie nell’atrio di un palazzo di grandissima bellezza, trasformato nella sede
dell’istituto agrario.
In pochi minuti ho raggiunto le
vie dello shopping, ricche di bei negozi, di signore raffinate e di biciclette
con grandi cestini di vimini. Attraversato il magnifico cortile del palazzo del
Comune, ecco, davanti a me, la meraviglia del Duomo, accompagnato dal “torrazzo”
e dal battistero. Dinnanzi a così tanta bellezza ho normalmente una sensazione di
insoddisfazione, un “non riuscire a contenere” che non so mai bene come
affrontare e gestire.
La piazza è viva: un’artista di strada,
in solitaria e con nessuno che le presta attenzione, durante un’esibizione
malinconica sprigiona una musica meravigliosa, mentre tantissime bancarelle di
fiori occupano lo spazio quasi interamente. In molti si accomodano nel suo
porticato per godere del sole. Piazza del Duomo a Cremona è uno spaccato d’umanità.
Anzi, credo che in generale gli abitanti di Cremona siano molto interessanti: i
turisti non sono tanti ed essendo una città di dimensioni ridotte ci si conosce
un po’ tutti…
L’arte liutaria scorre nelle vene
di molti cremonesi. Seduta al tavolino di un bar mi è capitato di ascoltare la
conversazione tra due signori che discutevano, appunto, su alcune misure da
adottare durante la creazione dei violini…
La tradizione liutaria è nata a
Cremona nel XVI secolo con Andrea Amati, ed è proseguita con i liutai della sua
stessa famiglia, con i Guarneri, con il grande Antonio Stradivari nel secolo
successivo e con tutti i liutai che hanno proseguito e portato avanti il “saper
fare” fino ai nostri giorni. Per questo motivo, una visita al museo del
violino, inaugurato lo scorso anno, è stata quasi d’obbligo. Composto da dieci sale
espositive, il percorso introduce al mondo del violino per comprenderne le
origini, le tecniche di lavorazione e i vari ammodernamenti, le caratteristiche
della liuteria cremonese, la diffusione nel mondo nel corso dei secoli.
Insomma, un’esperienza molto utile anche per me che sono lontana da questo
mondo.
Visitato il museo, il mio
desiderio è assolutamente quello di incontrare un liutaio, entrare nella sua
bottega, vederne gli attrezzi, ammirarlo a lavoro. Non posso salutare Cremona
senza aver vissuto quest’esperienza!
Carlos Roberts (www.carlosroberts.com) ha il suo laboratorio
in piazza Duomo. Un’ampia finestra permette di ammirarlo a lavoro, con la calda
luce di una lampada proiettata lì dove le sue mani conferiscono al legno le
forme adatte per sprigionare musica. Mi son fermata ad osservare perché la
scena è suggestiva. Lui alza lo sguardo, interrompe il lavoro, e mi chiede: “sai
suonare?” Io incalzo: “e tu sai suonare?” Lui
fa un cenno affermativo con la testa e poi m’invita ad entrare per vedere da
vicino il suo lavoro.
E’ argentino, Carlos, ma vive a Cremona da 27 anni. Essere liutaio
gli permette di esprimere il suo essere al meglio: ne è felice. Dice che oramai si lavora bene con l'estero, su ordinazione. Ama la Sardegna perché gli
ricorda la sua terra. Mi mostra con orgoglio una sua copia di un violino di Guarneri
del Gesu del 1741, ex kochanski/Rosand.
In un mondo in cui tutti si lamentano o
ricalcano unicamente le imperfezioni della loro vita, l’incontro e il confronto
con Carlos è una voce alternativa rispetto a quelle che son solita ascoltare e la sua risposta, oltre a sorprendermi, mi rincuora.
Il sole tramonta. Sono contenta
di aver scoperto una nuova e così interessante realtà. Per raggiungere la
stazione percorro una via che regala nuovi piaceri: palazzi, chiese e angoli
incantevoli che son felice di aver l’opportunità di scovare, sebbene di
corsa.
Cremona si conferma una città bellissima, di personalità, nella quale i suoi abitanti hanno saputo conservare e dare nuova vita all'eredità lasciata dai loro avi e dove la memoria sembra un valore importante su cui continuare a progredire.




















