Il mio viaggio, come spesso accade per chi arriva in Catalogna
da Alghero, è iniziato a Girona. Nonostante avessimo prenotato un’auto, per questioni
“burocratiche”, abbiamo dovuto optare nel muoverci in autobus. Questo piccolo
contrattempo non ha certo impedito di vivere con entusiasmo la nuova avventura.
Girona è una piccola città di circa 96 mila abitanti, della quale conservo un
piacevolissimo ricordo da quando la visitai, qualche anno fa, con mia madre…
Attraversata dal fiume Onyar, las casas penjades lo costeggiano regalando allo
sguardo una vista incantevole.
Le palazzine, dall’aria vissuta e dai colori
accesi, si accalcano una dopo l’altra e ti spingono a camminare per goderne il
fascino da ogni angolatura. Attraversato uno qualsiasi dei ponticelli si
raggiunge il Barri Vell, bellissimo intrecciarsi di viuzze, all’interno del
quale vi è uno dei ghetti ebraici meglio conservati d’Europa. Magnifica, la
cattedrale si fa ammirare da lontano e incanta se la si visita al suo interno.
La sua navata gotica è la più larga del mondo (22,98 metri), oltre a essere la seconda al mondo per dimensioni, dopo San Pietro.
Noi abbiamo poco tempo a disposizione e un po’ di valigie al seguito. Pranziamo velocemente con un
ottimo pan amb tomate i pernil.
E poi di corsa a prendere l’autobus. Ci aspetta
un lungo viaggio, varie tappe intermedie, autobus e treno.
La Catalogna dona, per un bel tratto, paesaggi tipicamente
mediterranei con grandi casolari di pietra scura (che ben si sposano con l’ambiente
in cui sorgono) e con profusione di gerani colorati… Ed è proprio in una casa simile
che mi piacerebbe abitare!
Primo stop a Vic, cittadina di circa 30 mila abitanti, che si
svela una meravigliosa sorpresa. A pochi metri dalla stazione vi è la sua Plaza
Mayor che dà inizio a un centro storico prezioso. La piazza è immensa, circondata
da palazzi di pregio estetico e architettonico che lasciano intuire la cultura
antica di questo gioiello, poco conosciuto, della Catalogna.
Ci inoltriamo
nelle vie immediatamente sul retro della piazza per imbatterci in chiese, vie e piazzette di grande bellezza e a ogni incrocio è davvero difficile scegliere in
quale direzione proseguire, incuriosite da tanto fascino.
Purtroppo, il
tempo a disposizione è poco e un treno ci deve condurre a Puigcerdà, dove
Catalogna e Francia si incontrano. Il viaggio si svolge tranquillamente e ci
regala paesaggi montani suggestivi: siamo sui Pirenei e distese d’un verde
generoso e intenso, corsi d’acqua, laghi, laghetti e borghi antichi abbarbicati
t’impongono una sosta o ti fanno promettere il ritorno.
Eccoci a Puigcerdà. Ci rilassiamo in un bar vicino alla
stazione, godiamo dell’energia e del movimento di una cittadina in festa.
Io, nel pochissimo tempo a disposizione, provo ad avventurarmi verso il centro storico, per raggiungere il quale è necessario prendere la funivia. La fila è lunga, i minuti stiracchiati e decido, a malincuore, di tornare indietro. Quindi, eccoci nuovamente sull’autobus che, nel giro, di poche decine di minuti ci conduce a destinazione: benvenuti a La Seu d’Urgell!
Io, nel pochissimo tempo a disposizione, provo ad avventurarmi verso il centro storico, per raggiungere il quale è necessario prendere la funivia. La fila è lunga, i minuti stiracchiati e decido, a malincuore, di tornare indietro. Quindi, eccoci nuovamente sull’autobus che, nel giro, di poche decine di minuti ci conduce a destinazione: benvenuti a La Seu d’Urgell!






