domenica 25 dicembre 2016

Brasov, Transilvania

Abbiam lasciato Bucarest a metà mattina, dopo una bella passeggiata nei dintorni della stazione.  Prima della partenza ci siam introdotte in un mercato cittadino, dove abbiamo potuto constatare le difficoltà quotidiane, per le strade della capitale.






Il treno, dopo circa due ore di viaggio, ci ha condotto a Brasov, in Transilvania
Il percorso è stato assolutamente meraviglioso, immerso in zone montuose e boschi dalle mille, calde sfumature d’autunno.
Ad accoglierci una Brasov ancora luminosa. L’autobus cittadino ci ha lasciato in prossimità di una delle vie che conducono al centro e dalla quale si diramano tante piccole viuzze ricche di palazzi dai colori pastello, dalle architetture liberty, con un po’ d’anni e vita addosso. 




L’incanto è stato talmente tanto che ogni più piccola stradina richiamava la nostra attenzione e ci attirava a sé come un canto di sirene. Spesso non siam riuscite a resistere e abbiam invertito la rotta, rimandando incontri, e promettendo ritorni.
Brasov è una cittadina preziosa. Ha una piazza centrale molto ampia, circondata da casette deliziose e colorate. Immediatamente alle loro spalle si erge, ripida e bellissima, una collina. Il colpo d’occhio è assolutamente emozionante. Dona una sensazione intima da piccolo paese.




Abbiamo alloggiato in pieno centro storico della città, al lato della Biserica Neagra, la chiesa nera, che siam riuscite, però, a visitare con gran fretta, solamente durante le ultime ore in città.
Abbiam passeggiato per le vie di Brasov, immergendoci nella sua pacata vivacità, curiosando nei piccoli e particolari negozi d’artigiani, in quelli più sontuosi, nei caffè accoglienti e nei ristoranti. Abbiamo adorato le zuppe calde e sfiziose di legumi e i piatti sostanziosi della cucina rumena.
Intorno alla città di Brasov vi sono castelli bellissimi e basiliche fortificate risalenti al periodo medievale. Noi ci siam lasciate guidare dai consigli di un ragazzo rumeno e siam riuscite a visitare due basiliche fortificate e il castello di Bran, che ha ispirato la descrizione del castello di Dracula nel romanzo di Bram Stoker, sebbene non sia quello che ha realmente ospitato il principe Vlad.

Abbiam raggiunto le tre destinazioni con un autobus di linea e, spesso, camminato per qualche chilometro per raggiungere la meta. 
Questo ci ha permesso di assaporare un po' la quotidianità e di vivere con meno filtri, e più lentezza e avventura, il viaggio.
La basilica fortificata di Prejmer fa parte delle sei basiliche fortificate, patrimonio dell'Umanità, tutelate dall'Unesco








La basilica fortificata di Harman, invece, è di dimensioni inferiori, ma ugualmente di grande impatto. 







Le basiliche sono di origine sassone e risalgono al tredicesimo secolo, quando i coloni tedeschi si insediarono in questa regione, per volontà del re di Ungheria. 
Per proteggersi dalle frequenti incursioni ottomane e tatare, costruirono delle fortificazioni intorno alle chiese, utilizzate anche da rifugio per gli abitanti delle comunità stesse.
Bran è un piccolo paese poco distante da Brasov. Siam arrivate verso le 9 del mattino e l'atmosfera era bellissima: bassa temperatura e un paesaggio fiabesco. 
Il castello si erge maestoso e l'emozione di raffrontarsi con un genere così particolare d'architettura è stata intensa. All'interno il castello è molto accogliente, articolato in vari piani, corridoi, sale, stanze, stanzine e cunicoli celati dietro porte segrete.








La Transilvania e, più in generale, la Romania si son presentate come una terra ricchissima di particolarità, storia, tradizioni e cultura a cui mi son riproposta di dedicare molti futuri viaggi.


lunedì 31 ottobre 2016

Bucarest, capitale della Romania

Son rientrata a casa già da qualche giorno, ma continuo ancora a gustarmi e rigustarmi tutta la Romania appena vissuta.  Questa volta non ero sola, ed era tempo che non viaggiavo in bella e cara compagnia. E’ stato strano dover mediare i desideri, ma allo stesso tempo è stato più sereno muoversi alla scoperta di una terra che si presenta sempre molto interessante e difficile da capire, per quanto lo si possa per una città, una terra, un popolo…
Oggetto di scoperta, questa volta, è stata la capitale Bucarest e un breve, ma intenso e gustosissimo assaggio di Transilvania che ci ha letteralmente sorpreso per bellezza e per l’esperienza di scoperta e umana che ci ha donato.  Siamo atterrate a Bucarest verso mezzanotte e siam state gentilmente accompagnate in ostello dalla famiglia di una signora rumena che ha viaggiato con noi in aereo…
L’aeroporto dista circa mezz’ora d’auto dal centro città e, durante il tragitto, mentre vedevo brillare le grandi scritte al neon delle multinazionali più note, riflettevo che quella era la città dove è nata l’associazione Parada con lo scopo di dare un futuro, attraverso l’insegnamento delle arti di strada, ai tantissimi bambini che vivevano nelle fogne della città.
A Bucarest abbiam speso un’intera giornata, ma non abbiam visitato i monumenti più noti e consigliati. Abbiam passeggiato lasciandoci guidare dall’istinto, ma sempre con la cartina a portata di mano… Il primo impatto mattutino con la città è stato con due bellissime ville oramai disabitate. Erose dal tempo, avevano ancora ben disegnati su loro stesse i tratti architettonici del Liberty… Eleganti, bellissime, poetiche, decadenti…




 Nel proseguire ci siam addentrate lungo le arterie principali della città, lì dove il traffico è vivo e chiassoso e i palazzoni grigi, oramai disabitati e ricoperti da grandissimi manifesti pubblicitari, ricordano il passato comunista non così lontano… In quel momento percepisco una Bucarest popolare, viva, modesta e animata da un piacevole vortice energetico. Successivamente, su questa mia impressione, mi son ritrovata a discutere con la mia compagna di viaggio, giungendo alla conclusione che le differenti sensazioni percepite sono frutto di esperienze di vita e di viaggio differenti: per sintetizzare, i miei metri di paragone si rifacevano e si rifanno a città ancor più sofferenti, ancor più tristi, ancor più grigie…  Questa piccola parentesi non deve però sminuire quelle che son state le sensazioni che la città mi ha donato e che variano a seconda delle zone… Ho amato l’atmosfera bohémien in prossimità delle facoltà universitarie; ho vissuto come un’immensa poesia un’esposizione di libri in vendita e la sosta di alcune donne e uomini in attenta analisi e contemplazione; sono stata piacevolmente interessata da alcuni momenti di una conferenza introduttiva alla Biennale d’Architettura Rumena, alla facoltà di architettura così come l’esposizione dei progetti… Ho adorato l’imponenza di alcuni antichi palazzi, una deliziosa e piccola chiesa affrescata, nel bel mezzo del centro storico; i piccoli graffiti dai significati politici in piazza 21 dicembre, teatro della Rivoluzione del 1989. Ho percepito una sensazione latente di poesia, ma anche di doloroso abbandono… I casi di povertà estrema non sono mancati. Erano per lo più nonnine e nonnini a rappresentarli, sebbene abbia scorto un gruppetto di ragazzini che inalavano da buste di plastica colla/vernice metallica (Aurolac) per placare i sintomi della fame e del freddo.
Bucarest, per me che l’ho vissuta per una sola giornata, si è presentata come un mondo sconosciuto, molto doloroso e duro, e con intensi sprazzi di poesia e piccoli vortici d’energia… Tornerò presto!













domenica 18 settembre 2016

Bratislava, Budapest, Timisoara...

Finalmente sono ritornata “al mondo”. In un periodo in cui mi sono concessa tantissima Sardegna, ho sentito forte la necessità di ripartire, sebbene per pochissimi giorni. Ho scelto, in primis, Bratislava un po’ per curiosità e un po’ per il collegamento rapido ed economico che, ancora, la presenza di Ryanair ci consente.
Ho sempre sentito parlare della capitale slovacca con poco coinvolgimento, scarsa attenzione, come una città insignificante con niente da offrire… Non avevo ben chiaro cosa avrei trovato. Sapevo, però, di cosa avevo e, ancora, ho voglia… Sentirmi al centro dell’Europa, in quel centro culturale di scambi e di persone, nel brulicare di energie, idee, confronti… Insomma, sempre la solita atmosfera settembrina che riconduco ai molteplici nuovi inizi che, negli anni passati e sempre in differenti luoghi, ho affrontato.
E Bratislava mi ha donato proprio questo: il calore fiabesco del suo centro storico, caffè letterari ricchi di libri e di giovani, luci calde, case color pastello e tetti spioventi, vie silenziose in acciottolato, un castello magnifico che svetta sulla città e si adorna di un giardino con fiori coloratissimi, tanti dolci, uno sguardo sul Danubio e l’ennesimo incontro in ostello con una coreana… Bratislava mi ha regalato pace, tranquillità. Mi ha restituito il tempo di cui, in questi mesi, mi son privata…












Seconda tappa è stata Budapest. In realtà, se fossi stata libera di scegliere, avrei capovolto le destinazioni e mi sarei diretta a Brno… Così non è potuto essere e dopo un treno preso all’improvviso, ho raggiunto la capitale ungherese che desideravo da tempo conoscere. Budapest è una di quelle città di cui si sa essere bellissima, ma si conosce unicamente la meravigliosa conformazione del suo Parlamento, e niente più… Anche in questo caso, non sapevo assolutamente cosa e come mi avrebbe accolto. In effetti, la primissima sensazione, una volta arrivata in stazione, non è stata magnifica. Una città imponente, grandiosa, grigia, energica. Mi sono quasi sentita insicura… Questa sensazione, però, è durata pochissimo. Con una breve passeggiata ho raggiunto l’ostello, ho fatto amicizia con una ragazza messicana e, di corsa, alla scoperta del cuore della città, ansiosa di scovare una bellezza sconosciuta. Budapest è una città vivibile e passeggiar tra le sue vie è molto piacevole. E’ difficile perdersi e, in pochissimo tempo, ci si sente tranquillamente a casa. 








Ha angoli molto belli e poetici, ma credo che, in assoluto, la sua meraviglia sia il Parlamento in notturna. Ecco, io davanti a quello spettacolo avrei potuto attardarmi tutta la vita, come se non fossi mai sazia di splendore.



Adesso, uno dei desideri è far ritorno in questa città, in una fredda freddissima giornata invernale…
Alle 7 e 10 del mattino è partito il mio treno per Timisoara: la mia prima volta in Romania. Già a Budapest, in realtà, desideravo intensamente questo momento. Ero molto curiosa del paesaggio che mi avrebbe accompagnato durante il viaggio e dell'ingresso in Romania stessa… In prossimità del confine ho ricevuto controllo documenti sia dalla polizia ungherese che, successivamente, da quella rumena. In un buon italiano mi han chiesto motivazioni del viaggio e destinazione precisa… 
Varcato il confine mi sono emozionata e poi rabbuiata… Insediamenti umani posticci e povertà son stati la prima immagine del Paese… 
Ho raggiunto Timisoara dopo oltre 5 ore di treno. La stazione non è un luogo accogliente. Ho camminato per circa 20 minuti e ho raggiunto il centro esatto della cittadina dove, in un antico palazzo sede della Camera di Commercio, al terzo piano sorge l’ostello che mi ha ospitato per due intere giornate. Lì, oltre a numerosi ospiti, ho avuto il piacere di conoscere le due ragazze che gestiscono la struttura: mi han dato ottimi consigli per scoprire la città e abbiamo parlato sia della Romania che dell’Italia, di ambizioni, sogni, occasioni mancate, discriminazione… E’ stato un momento molto bello dal punto di vista umano. Così come l’incontro con Dragosh e Viola... Timisoara è una cittadina con un centro storico bellissimo: ampie piazze, architetture che richiamano l’art nouveau, sinagoghe, chiese e cattedrale ortodossa… 








Timisoara è una città di confine: poco distante dall’Ungheria, poco lontana dalla Serbia (dove avrei dovuto proseguire il viaggio, se non avessi cambiato idea)… E’ vivace, ricca di studenti, locali accoglienti, parchi meravigliosi (tra cui quello delle rose e quello dei bambini che mi hanno letteralmente incantato)… E’ la città, inoltre, in cui hanno avuto inizio le sommosse popolari che nel 1989 hanno determinato la caduta dal potere del dittatore Ceaușescu. 

Zona della città in cui sono iniziate le sommosse nel 1989

Alle sue pareti, spesso, capita di trovare scritte, quasi impercettibili, della sua storia umana e politica… Per non dimenticare…




Timisoara mi lascia un po’ in bilico: da un lato l’ho sentita delicata e poetica, viva e frizzante, ma con un retrogusto aspro… Due giornate son solo un piccolo antipasto di un mondo così interessante e nuovo come la Romania che spero di riuscire ad assaporare quanto prima…