Appena poco dopo pranzo ci siamo messi in viaggio per
Mardin, cittadina curda a est di Sanliurfa, poco lontana dal confine con
l’Iraq. Abbiamo deciso di viaggiare in autostop e, mentre lasciavamo la città e
c’incamminavamo verso la sua uscita, il sole splendeva in maniera particolare e
io mi sono sentita molto felice. Eravamo Laura, Moha, Edoardo e io…
Mentre speravamo che qualche auto ci caricasse, un
automobilista turco ha donato a Moha e Laura 20 lire, per prendere l’autobus e
rinunciare ai rischi dell’autostop. Noi, invece, abbiamo perseverato col nostro
piano e dopo aver preso un autobus cittadino per raggiungere l’uscita della
città, siamo stati caricati da un ragazzo col quale abbiamo percorso oltre 100
chilometri, sempre più nel cuore della Mesopotamia turca. Già buio, ci ha
lasciato a Viransehir, a 5 chilometri dalla frontiera blindata con la Siria…Ed
è per questo che appena scesi dall’auto un signore ci ha seguito per oltre un
chilometro, chiedendoci se volessimo oltrepassare il confine. Dopo aver più
volte ripetuto che non era assolutamente nostra intenzione, lo abbiamo ignorato
e così, rassegnato, è tornato verso il centro della città. Abbiamo cercato un
bordo-strada che fosse il più illuminato possibile e abbiamo atteso che
qualcuno si fermasse. Dopo pochi minuti ecco Ibrahim col suo tir, all’interno
del quale niente era lasciato al caso: tendine e frange colorate in qualsiasi
punto ci fosse un appiglio, adesivi raffiguranti passi del corano e una specie
di tappeto di pecora bianco sul cruscotto.
Ci siam dovuti togliere le scarpe e
subito per noi una busta di dolci e dentro una scatola, avvolta in un foglio a
quadretti, la torta al cioccolato preparata dalla carinissima moglie che ci ha
mostrato, orgogliosamente, in foto. Ibrahim è stato gentilissimo e abbiamo riso
tanto durante il tragitto. Prima di salutarci ci ha fatto salire su un autobus
(che ha pagato lui) e si è raccomandato con l’autista che ci lasciasse alla
fermata degli autobus di Ofis e da lì, oramai a notte fonda, ne abbiam preso un
altro che ci ha condotto a Mardin.
Sul piccolo pullman bianco si viaggia
stipati, e abbiamo catturato immediatamente la curiosità di tutti e i meno
timidi hanno iniziato a porci domande e a collegare le nostre nazionalità a
squadre e giocatori di calcio. A Mardin, la nostra meta era il Leylan Caffè,
dove ci aspettava il nostro couchsurfer. Sapevamo, unicamente, che il bar si
trovava nella zona storica della città, ma ci siam fidati di un giovane uomo
alto, dal cappotto e capelli corvini che pareva conoscesse bene il luogo del
nostro appuntamento. Quindi, siam saltati giù dall’autobus con lui che, invece,
voleva invitarci a casa sua per un tea con il padre, la madre e le sorelle. Ha
insistito tantissimo, risultando anche molto pesante. Eravamo in ritardo e non
potevamo assolutamente accettare. Quindi, per l’ennesima volta lo abbiamo
ringraziato e poi, saliti su un ulteriore autobus diretto al centro storico,
salutato.
Non è stato difficile trovare il Leylan, carinissimo caffè
letterario, in un’antica costruzione recuperata, con musica dal vivo. Il nostro
couchsurfer ci è venuto incontro e ci siamo accomodati al suo tavolo, con gli
amici. A primo impatto ci son sembrati un po’ diversi rispetto alla gran parte
dei turchi, molto più occidentali. Quindi, siam saliti in 7 in un’auto per
accompagnare i due amici a casa, tappa al supermarket per comprare birre e
patatine e poi cena con kebab tipico di Mardin.
XXX è il mio primo couchsurfer… Un tipo un po’ particolare
che spara domande a raffica, senza aspettare risposte. Non capiamo molto bene
quale sia il suo lavoro: commerciante, videomaker, musicista, esperto di
finanza… Dormiamo in una casa che, effettivamente, non è quella in cui abita.
E’ di sicuro la casa di una donna per le varie tracce femminili disseminate in
ogni angolo. Ci mette a disposizione due divani.
Mardin non delude le aspettative. Fa freddo, siamo a oltre
mille metri, ma la giornata è limpida e il sole esalta i colori della città.
Dall’alto possiamo ammirare un panorama suggestivo, a tratti può sembrar mare
quello che si vede in lontananza…
Invece è una sterminata pianura che termina
lì dove lo sguardo non arriva più. Vi sono varie chiese cristiano-assire, in
una è in corso la celebrazione della messa. Sento il canto delle donne e mi
piacerebbe moltissimo capire chi esse siano, come vadano vestite… Provo a
guardare dalla serratura, ma non riesco a mettere a fuoco… Poco dopo una
ragazza entra in chiesa con un paio di zeppe con tacco 15: eccomi stupita e accontentata!
Continuiamo con la scoperta della città, visitiamo moschee, baretti, negozietti
e saliamo fino alle pendici del castello. Mardin è una città dalle architetture
raffinate, dai colori caldi e i cui abitanti sono molto diversi da quelli delle
città turche già conosciute: io non sono riuscita a collocarli e a collocarmi.
Credo che quando si parli di ricchezza culturale di questa zona della Turchia
ci si riferisca a questa forte diversità che si percepisce velocemente, a
occhio nudo, anche per il passante distratto.
Al rientro, questa volta, prendiamo l’autobus. Il viaggio
dura oltre 5 ore e sembra senza fine. A metà percorso la polizia controlla
tutti i nostri bagagli, alla ricerca di chissà cosa…
Il rientro a Gaziantep è un po' duro e devo prepararmi fisicamente e psicologicamente alla nuova settimana...









