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domenica 26 gennaio 2014

Bamibini siriani a Gaziantep.

I bambini siriani sono di una meraviglia senza confini. Sono davvero i più bei bambini che io abbia mai incontrato. A Gaziantep, vicino all’associazione, circola un gruppo di bimbi dai 5 ai 9 anni, quasi certamente fratelli o, comunque, uniti da stretti legami. E’ probabile che vivano tutti insieme, nella stessa casa, visto che mi è stato detto che molte famiglie, scappate dalla Siria a causa della guerra, prendono in affitto un unico appartamento che poi viene popolato da 3, 4 o più famiglie. I bambini sono vestiti in maniera poverissima, poco coperti, spesso con gli abiti a brandelli. Sono molto sporchi e trasportano dei grandi sacchi in spalla. Mercoledì e giovedì ho avuto la fortuna di spendere parte del pomeriggio con loro. Siamo andati al parco per girare un video e loro sono stati degli ottimi attori-protagonisti.  Per me è stata una serata davvero magnifica perché i bambini siriani sanno insegnare cosa sia la generosità, la dignità, l’attenzione per il prossimo e la delicatezza dei modi. Giocano con la gioia dei bambini liberi, giocano con tutta la fame di divertimento che possono, con tutta l’energia che hanno in corpo. 


Corrono come trottole, ma si fermano per allacciare con premura le scarpe ai piedi della sorellina e per infilarle, correttamente, la destra e la sinistra, se nella velocità di rialzarsi da un capitombolo le ha indossate velocemente, invertendole. Vi è una bimba, deliziosa, che sembra uscita da un film di Fellini, vestita con calzamaglie a righe bianche e nere che mettono in evidenza un simpaticissimo corpo paffutello, porta ai piedi due zoccoletti colorati, differenti l'uno dall'altro e ha uno sguardo che “se ne frega di tutto”. Vi è la sorellina maggiore, di una bellezza rara. Ha capelli così arruffati, impossibili da pettinare. Li porta sempre legati. Indossa una felpina color melanzana e pantaloni grigi. Ha la pelle ambrata, con le guance rosee e un sorriso magnifico. E’ lei, senza dubbio, il capobanda. Complice l’età, ma anche un carattere di ferro e grande sensibilità, se le si ricorda la sua situazione, anche bruscamente, come è successo nel baretto del parco. Vi è il bambino alternativo che porta sempre una cuffietta calda, beige che lo distingue dal resto del gruppo. 
E poi c’è il mio preferito, dolcissimo piccolo uomo, che appena mi vede corre da me e non mi lascia un secondo. E’ come se con me si sentisse al sicuro, pieno di attenzioni. Sono bambini non abituati alla sporcizia in cui son costretti a vivere. Si guarda nelle immagini che ci scattiamo per gioco e si vergogna della macchia grigia che gli riempie la guancia, e la copre con la mano, per non essere cristallizzata nell’eternità di una foto.





I bambini di Siria, sono generosi. Se tu gli doni un pane, un dolce o qualsiasi cosa, loro vogliono compartirla con chi gli sta vicino e sono pronti a privarsene. Non è educazione, ma un modo di essere, di vivere, di aiutarsi a vicenda, sono sentimenti spontanei. I bambini di Siria, perle scampate alla guerra, sono quanto di meglio questo mondo abbia avuto la fortuna di ospitare.
Mi è stato raccontato che le famiglie siriane non sono ben accette in città poiché, tra le varie cose, a causa del loro arrivo gli affitti delle case sono fortemente lievitati anche per i turchi. Al parco sono stata testimone di alcune interazioni tra i bambini siriani e turchi, la maggior parte dei quali sono diffidenti e non vogliono unirsi in gruppo nemmeno per scattare una foto tutti insieme. Sono distaccati, e ho assistito a una scena in cui un piccolo turco confronta le sue scarpe nuovissime e alla moda con quelle enormi, distrutte e luride del bambino siriano che non ha emesso una sillaba. Ma posso anche dire che i turchi sono anche persone molto generose e che, molti di loro, davanti a un bambino che ha fame, non si tirano indietro.

Allah protegga i nostri bambini di Siria… Questo è quanto, finora, posso dire…