I bambini siriani sono di una meraviglia senza confini. Sono
davvero i più bei bambini che io abbia mai incontrato. A Gaziantep, vicino
all’associazione, circola un gruppo di bimbi dai 5 ai 9 anni, quasi certamente fratelli o, comunque, uniti da stretti legami. E’ probabile che vivano tutti
insieme, nella stessa casa, visto che mi è stato detto che molte famiglie, scappate dalla Siria a causa della guerra, prendono in affitto un unico appartamento
che poi viene popolato da 3, 4 o più famiglie. I bambini sono vestiti in
maniera poverissima, poco coperti, spesso con gli abiti a brandelli. Sono molto
sporchi e trasportano dei grandi sacchi in spalla. Mercoledì e giovedì ho avuto
la fortuna di spendere parte del pomeriggio con loro. Siamo andati al parco per
girare un video e loro sono stati degli ottimi attori-protagonisti. Per me è stata una serata davvero magnifica
perché i bambini siriani sanno insegnare cosa sia la generosità, la dignità,
l’attenzione per il prossimo e la delicatezza dei modi. Giocano con la gioia
dei bambini liberi, giocano con tutta la fame di divertimento che possono, con
tutta l’energia che hanno in corpo.
Corrono come trottole, ma si fermano per
allacciare con premura le scarpe ai piedi della sorellina e per infilarle,
correttamente, la destra e la sinistra, se nella velocità di rialzarsi da un
capitombolo le ha indossate velocemente, invertendole. Vi è una bimba,
deliziosa, che sembra uscita da un film di Fellini, vestita con calzamaglie a
righe bianche e nere che mettono in evidenza un simpaticissimo corpo
paffutello, porta ai piedi due
zoccoletti colorati, differenti l'uno dall'altro e ha uno sguardo che “se
ne frega di tutto”. Vi è la sorellina maggiore, di una bellezza rara. Ha
capelli così arruffati, impossibili da pettinare. Li porta sempre legati.
Indossa una felpina color melanzana e pantaloni grigi. Ha la pelle ambrata, con
le guance rosee e un sorriso magnifico. E’ lei, senza dubbio, il capobanda. Complice
l’età, ma anche un carattere di ferro e grande sensibilità, se le si ricorda la
sua situazione, anche bruscamente, come è successo nel baretto del parco. Vi è
il bambino alternativo che porta sempre una cuffietta calda, beige che lo
distingue dal resto del gruppo.
E poi c’è il mio preferito, dolcissimo piccolo
uomo, che appena mi vede corre da me e non mi lascia un secondo. E’ come se
con me si sentisse al sicuro, pieno di attenzioni. Sono bambini non abituati
alla sporcizia in cui son costretti a vivere. Si guarda nelle immagini che ci
scattiamo per gioco e si vergogna della macchia grigia che gli riempie la
guancia, e la copre con la mano, per non essere cristallizzata nell’eternità di
una foto.
I bambini di Siria, sono generosi. Se tu gli doni un pane, un dolce o
qualsiasi cosa, loro vogliono compartirla con chi gli sta vicino e sono pronti
a privarsene. Non è educazione, ma un modo di essere, di vivere, di aiutarsi a
vicenda, sono sentimenti spontanei. I bambini di Siria, perle scampate alla guerra,
sono quanto di meglio questo mondo abbia avuto la fortuna di ospitare.
Mi è stato raccontato che le famiglie siriane non sono ben
accette in città poiché, tra le varie cose, a causa del loro arrivo gli affitti
delle case sono fortemente lievitati anche per i turchi. Al parco sono stata
testimone di alcune interazioni tra i bambini siriani e turchi, la maggior
parte dei quali sono diffidenti e non vogliono unirsi in gruppo nemmeno per
scattare una foto tutti insieme. Sono distaccati, e ho assistito a una scena in
cui un piccolo turco confronta le sue scarpe nuovissime e alla moda con quelle
enormi, distrutte e luride del bambino siriano che non ha emesso una sillaba.
Ma posso anche dire che i turchi sono anche persone molto generose e che, molti di loro, davanti a un bambino che ha fame, non si tirano indietro.
Allah protegga i nostri bambini di Siria… Questo è quanto,
finora, posso dire…





