sabato 28 settembre 2013

Great Yarmouth... Inghilterra.

Ieri ho avuto la piacevole conferma che credere a sensazioni poco favorevoli, solitamente trasmesse involontariamente da terzi o da commenti che si leggono su internet, è spesso un gran peccato perché ti potrebbero far perdere momenti e luoghi estremamente piacevoli.
Great Yarmouth, nome che leggevo spesso sui cartelli stradali e sui report, risuonava ultimamente con troppa insistenza nella mia testolina… Era ben chiaro, che appena avessi avuto del tempo libero e un po’ d’ispirazione, sarei sicuramente partita in esplorazione. E ieri mattina ho fatto quello che adoro: arrivare in stazione, guardare un po’ le direzioni degli autobus in imminente partenza, valutarne costi e distanze e montar su!
Ancora un’altra giornata di cielo azzurro. In realtà, a quanto mi dicono, l’Inghilterra mi sta mostrando una rara parte di sé, cielo quasi quotidianamente turchino, sole e un bel fresco.
L’autobus, stracolmo di anziani, ci ha condotto in pochissimo tempo a destinazione. Il paesaggio che ha fatto da cornice al nostro tragitto era quello dei Broads… E, quindi, meraviglioso! Distese di campi dai diversi colori a seconda della destinazione produttiva che ricoprivano, vacche e vitelli delle tipiche razze della zona che pascolavano in terreni fertili, mulini a vento, corsi d’acqua… Insomma, riconoscevo tutto quello che quotidianamente tratto “sulla carta” e per il quale ho provato quasi immediatamente un certo affetto! 
L’autobus ci lascia al centro della cittadina. Quanta energia! Ci guardiamo soddisfatte della scelta e c’incamminiamo lungo una strada addobbata come se fossero giorni di festa. In realtà credo che essa sia insita nell’anima della località, che è quella dello svago e delle vacanze. E’ una festa un po’ malinconica, però. Come la musica di un carillon che suona in una stanza lussuosa, ma vuota… come una giostra che compie i suoi giri, ma senza bambini…
Procediamo e i negozi si moltiplicano. Vendono soprattutto abiti, dolciumi, fritti vari e tutto quel che ti serve per affrontare la spiaggia: giocattoli, costumi da bagno, asciugamani, ma soprattutto tantissime coperte in pile! 
Arrivate sul lungomare cerchiamo una tea room dove rifocillarci un po’… E’ sempre un’esperienza entrare in questi piccoli mondi incantati. Sono locali (anzi, solitamente son vere e proprie case) per lo più gestiti da giovani ragazzi, abbigliati a tema, con torte ipercaloriche e dalle porzioni enormi, mille tipi di infusioni e un arredo che ti dà la sensazione di accomodarti nel mondo morbido e sdolcinato di alcune fiabe.



Vissuta questa esperienza e felici per la gentilezza con cui siam state accolte, proseguiamo alla scoperta della cittadina.  A sinistra c’è proprio un cielo da mare e io son curiosa di vedere dove conduce la strada. Sono euforica, estasiata. Il mare fa da sempre parte del mio paesaggio interiore, per cui rivederlo altrove mi regala forti emozioni. E’ particolare il Mar del Nord. E’ freddo e lo percepisco meno fragile rispetto al “mio”. La spiaggia è larghissima e il colore non è spiacevole. E’ quasi deserta, ma non trasmette tristezza… Ci sono delle costruzioni in legno che sanno di allegra-nostalgia… Ci scattiamo qualche foto perché il gusto “retrò” che emanano è carinissimo!



Io voglio arrivare al mare, voglio vedere da vicino la sabbia. Ho letto dei problemi di erosione e tutte le volte che sono andata nei Broads mi accompagna uno sguardo consapevole su quanto questa zona stia rischiando a causa del cambiamento climatico, e ne respiro la fragilità. 
E’ ora di pranzo. Cerchiamo qualcosa di carino e “tipico”.  Scegliamo un pub che sa di antico, ma non siamo granché fortunate, secondo me… Poi ci lanciamo in una passeggiata attraverso una zona storica artigianale, finché non vengo letteralmente attirata dai colori sgargianti di alcune case (le foto son state d’obbligo). Che meraviglia, scacciar la malinconia invernale col colore. E’ davvero una bella cittadina, Great Yarmouth, mi ha fatto sentire fortunata!









martedì 24 settembre 2013

Cambridge, Inghilterra!

Le domeniche sono giornate indefinite per natura: diventano quello che tu vuoi che siano. E così ho preso un panino al volo e son saltata sull’autobus. Sapevo unicamente che ci sarebbero volute due ore di campagna inglese…
Sono arrivata nel primissimo pomeriggio. Un sole alto e un cielo azzurro mi hanno accolto. La fermata degli autobus si trova davanti a un parco meraviglioso, enorme e verdissimo. Subito ho scorto un gruppo di ragazzi super belli ed eleganti… e ho pensato: Cambridge! 
Quindi, con la riverenza di colei che si appresta a solcare una città mitica, ho attraversato il parco e sono andata alla ricerca del centro. Cosa c’è da vedere? Dicono sia una delle città più belle della Gran Bretagna (se non addirittura la prima della lista) e quindi, let’s go to discover the town…
Cammino senza meta, un po’ a naso, un po’ seguendo i flussi di giovani che popolano le vie… M’incanto qua e là e respiro il sogno del potere.
Arrivo in centro, le strade brulicano di annunci, di biciclette, di ragazzi e energia. Non mi sono sufficienti due occhi per catturare tutto! L’atmosfera è magica e sa di futuro… Forse è la prima volta, da quando sono negli UK, che mi sento in Europa…
A un tratto intravedo una bancarella di libri e un signore che li guarda interessato. E’ un uomo alto, vestito di nero, con una borsa a tracolla di cuoio, ha capelli e barba bianchi e folti. Si distingue dalla massa, ne emerge con naturalezza.
In un istante gli ho disegnato addosso una vita. E’ sicuramente un uomo dall’esistenza avventurosa e affascinante. E’ certamente un intellettuale e di sicuro ha vissuto in Cina, quando la Cina non era quella che ho conosciuto.
Un attimo e l’ho superato. Procedo affamata di conoscere e scoprire. Trascorrono degli istanti ed eccolo al mio fianco che commenta lo stupore con cui afferro la città. Non mi ricordo esattamente cosa disse, ma ho ben chiaro che se lo seguo potrei scoprire Cambridge come in solitaria non riuscirei. E lì, in un miscuglio di storia e leggende, a correre tra i più bei collegi mai visti, a scoprirne giardini, corridoi, biblioteche, cappelle, a sentirne i racconti più accurati. Entrare gratuitamente ovunque  perché lui è un docente e this young lady is my guest…
Jeff insegna arte… per lo più Jazz! Conosci Paolo Fresu? No. Ah.
Jeff non parla tanto, però gli piacciono le persone (per lo più stranieri) e ha sempre voglia di aiutar tutti... Ed ecco che ci fermiamo con una coppia di Hong Kong, con un gruppo di cinesi e un’altra coppia di portoghesi simpaticissimi.

Lentamente capisco tante cose… Dentro quell’uomo dall’aspetto forte e distinto vi è un animo talmente sensibile da essere un cristallo prezioso. Trasuda cultura con forte passione. Sente la musica nelle parole. Parla con sé e poi chiede scusa, come un ritorno alla realtà… E’ come se tutta quell’energia che ha in corpo fosse eccessiva per un essere umano. E allora come si fa? Se il tuo corpo non riesce ad assorbirla? Se la tua mente si gonfia quasi per esplodere? Io non lo so… E nemmeno i suoi occhi azzurro impotenza, lo sanno…