Visualizzazione post con etichetta Piantagione di marijuana; Marocco;. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piantagione di marijuana; Marocco;. Mostra tutti i post

lunedì 11 novembre 2013

Piantagioni di marijuana in Marocco.

Sveglia presto, appuntamento alle 8 del mattino per vivere l’esperienza di trovarsi in una piantagione di marijuana. Dicono che l’aria fresca del mattino esalti il profumo delle piante. L’ostello dorme ancora, stremato dalla musica notturna. Usciamo con qualche minuto di ritardo. Fa fresco e la luce del sole che sorge, sulle mura turchesi delle case, regala attimi stupendamente sospesi. Sembra un paese tra le nuvole, protetto dalle sue imponenti montagne. Sa di dolcezza, sebbene i suoi abitanti spesso non lo siano. A volte pare che questi luoghi non appartengano loro, perché l’estrema luminosità si contrappone all’oscurità di sguardi e atteggiamenti nei confronti del visitatore straniero.








Attraversiamo il paese che, ancora, dorme, e c’incamminiamo verso la montagna. La sensazione è che essa sia una sorta di madre per gli uomini di questa zona, una sorta di complice che li protegge dall’altrove, sia esso un luogo, siano essi uomini. La costeggiamo, le camminiamo dentro, superando piccole casette e angoli completamente selvaggi. Raggiungiamo la piantagione dopo circa mezz’ora… E' prossima al centro abitato e si possono godere dei panorami mozzafiato: il sole illumina e la montagna oscura angoli di paese, a intervalli di tempo. L’aria è ancora frizzantina e la natura si stiracchia… Il ragazzo che si offre di accompagnarci è di poche parole, ha ancora il peso della notte sulle spalle e, probabilmente, sulla testa. Arriviamo a destinazione e bussiamo alla porta di una casetta semplice, costruita con materiali di fortuna. I cani abbaiano. Aspettiamo qualche istante e un uomo (di cui non ho mai saputo il nome) con una felpa gialla spunta fuori. Si sta svegliando proprio in questo istante e ci chiede alcuni secondi per prepararsi ad affrontare il nuovo giorno. Nel frattempo ci fa accomodare su un tronco d’albero. Con un bidone arancione raccoglie dell’acqua dal fiume che scende purissima dalla montagna e ci prepara un dolcissimo te alla menta. Abbiamo il tempo di guardarci intorno: c’è molto disordine nelle campagne marocchine, è un territorio totalmente al servizio dell’uomo.
Ecco che sulla spalla porta due grandi sacchi plastificati bianchi, uno alla volta. Il primo è stato poggiato su un tavolo e, all’interno, vi erano dei mazzi di cannabis essiccati. Mentre, nel secondo vi erano le foglie già sminuzzate. Quindi, prende un grande piatto concavo, lo spolvera velocemente con la mano e lo ricopre con un telo nero e poroso, legato ben stretto. Questa operazione richiede un po’ di tempo, ma subito dopo vi riversa pugni generosi di foglie che poi ricopre con la tela bianca che, a sua volta, lega ben stretta. Quindi, inizia a battere due stecchette di legno a suon di musica e per qualche minuto. Scarta l’involucro e una polvere marron-verde riempie il piatto in tutta la sua ampiezza. 









Io rimango un po’ delusa, speravo di vedere le piante in tutta la loro bellezza, mentre scopro che son state tagliate ad agosto, perché il freddo invernale le brucia. Quindi, rientriamo nel centro abitato e ne approfittiamo per esplorare una pacifica e bellissima zona, quella in cui arriva un piccolo fiume dalle montagne e le donne si ritrovano per fare il bucato. Pare che sia una scena che richiama lo sguardo curioso di fotografi e visitatori. In effetti, sembra di essere in un dipinto vivente. Vi troviamo due donne, una non vuole assolutamente essere immortalata, mentre l’altra, accompagnata dai suoi due bambini, mi veste con gli abiti tipici del luogo. 





Nel frattempo, le sue due pesti (ma soprattutto la bambina) si divertono a farsi fotografare e non sono mai stanchi di ridere di gusto e di ammirare le loro immagini per sempre impresse in una pellicola…
E’ ancora presto, la città è sgombera di turisti. E’ un piccolo paese preso d’assalto soprattutto da spagnoli, tutti pronti a catturare le magie di luce e colore, ma anche la quotidianità di chi a Chefchaouen ci vive, di chi non conosce altra vita che quella offerta dalla città blu. Ed è per questo che in molti manifestano forte ostilità di fronte all’obiettivo di una macchina fotografica.

Verso le 11 ci fermiamo per colazione in un piccolo bar. Ho presto un caffe con latte, un dolce e, successivamente un uovo fritto e delle ottime olive. Inoltre, ho assaggiato l’ amlou, un dolce e sostanzioso mix tra olio d’ argan, miele e mandorle…