lunedì 20 gennaio 2014

L'Eufrate e la Mesopotamia...

Sabato è un giorno di libertà per noi volontari e, quindi, ci siamo suddivisi in vari gruppi e abbiamo organizzato la nostra prima trasferta. A guidarci, sia nella scelta, che nell'organizzazione del percorso sono stati i volontari qui da qualche mese che conoscono abbastanza bene cosa sia degno di una visita. 
Sveglia prestissimo e appuntamento alle 7 in associazione. Tutti di gran corsa, ma puntualissimi, abbiamo popolato la cucina di GEGED per far rifornimento d’energie. I volontari son soliti muoversi in autostop e per raggiungere Eski Halfeti è necessario recarsi all’uscita della città, in autostrada. Siamo suddivisi in 4 gruppi, di 3 persone ognuno. In ogni gruppo vi è almeno un ragazzo e qualcuno che abbia almeno una basica conoscenza del turco. Io son nel gruppo con Shabi e Boris, due ragazzi ungheresi.  Per raggiungere Eski Halfeti prendiamo 3 macchine. Inizialmente, a caricarci è un signore molto gentile che ci lascia a Birecik. Il paesaggio è incredibile: la cittadina si sviluppa in salita, arrampicandosi su una sorta di collina, in cima della quale vi sono i resti di un castello. Lo spettacolo è davvero bellissimo, un costone roccioso si dirama per vari metri, proteggendo il centro abitato e seguendo il corso dell’Eufrate. 


Abbiamo superato il ponte e posso dire di essere, ufficialmente, in Mesopotamia. Una terra che da quando ho iniziato ad accumulare nozioni è entrata a far parte, con la sua magnificenza, del mio immaginario…E io, adesso, poggio i miei piedi su questa fertile terra e vorrei quasi tornare indietro nel tempo affinché quella bambina che sognava al pensiero dei giardini pensili di Babilonia e che imparava che Mesopotamia significa “terra in mezzo a due fiumi”, il Tigri e l’Eufrate, potesse vedermi lì, e magari, esserne fiera di riuscire a trasformare un mito in realtà. Ho poco tempo per incantarmi, è necessario trovare un’altra auto che ci conduca avanti. Si ferma un furgoncino, riordinano il cassone e ci accomodiamo senza fiatare. Shabi è seduto su una bombola, io sulla custodia di un trapano e Bori su una valigetta d’attrezzi. I due ragazzi, gentilissimi, ci lasciano a Yeni Halfeti e facciamo un brevissimo tratto a piedi e il paesaggio ha dei colori meravigliosi: terra di un rosso intenso, simile a quella marocchina, e scheletri d’alberi bianchi (che credo siano di pistacchio), ogni tanto intervallati da viali di pietra bianchissima, sbriciolata. 



Ci carica un’altra macchina, loro son già in 4, per cui un passeggero passa davanti e si stringono, in due, sul sedile. Sono loro ad accompagnarci fino alle rive dell’Eufrate che prima di essere raggiunte iniziano a regalare spettacoli preziosi, di colori che si accentuano, contrapponendosi alle montagne intorno che ne disegnano il corso. Lì sulle rive dell’Eufrate sorgono vari villaggi, tutti pressoché molto poco abitati e, quasi abbandonati. Le case sono semi-distrutte, ma hanno forme delicate che si sposano benissimo col paesaggio circostante e ne fanno profondamente parte.


Prendiamo un battello, che a suon di musica turca, ci accompagna per ammirare Rumkale dalla storia antichissima che racconta il passaggio di vari popoli. E’ incredibile pensare al tempo che ha forgiato le cave alle pareti, che ha visto questa terra essere fiorente e conquista di numerosi popoli che vi han lasciato tracce meravigliose del loro passaggio.  


Vi è anche una moschea sommersa dalle acque, con il minareto che emerge in solitaria e, secondo quanto raccontano, pare ci siano anche vari villaggi nei fondali di questo fiume dalla storia millenaria.



Facciamo rientro al villaggio, vi è anche una moschea abbandonata, ma che credo si stia lentamente tentando di recuperare.
Lentamente, ci incamminiamo per far rientro a Gaziantep. Pare non sia assolutamente sicuro fare autostop all’imbrunire, quindi, nel primissimo pomeriggio siam già col braccio teso, in attesa di qualche automobilista di buon cuore. Questa volta siamo Edoardo, Anna (una ragazza polacca) ed io. Inizialmente, ci carica un signore in macchina col suo figlioletto. Ci lascia a Yeni Halfeti e da lì son dei ragazzi a volerci accompagnare fino a Gaziantep, ma noi decidiamo di scendere a Birecik, considerato che è ancora presto, il sole è alto e vorremo visitare il paese. E’ graziosa Birecik, vi è un mercato in cui decidiamo di non addentrarci per inoltrarci nelle vie della quotidianità. 


Mangiamo un kebab piccantissimo e credo di aver perso per alcune ore l’essenza stessa dell’esistenza delle papille gustative, per cui mi impegno a eliminare tutti i peperoncini gialli e il prezzemolo, secondo me, in eccesso. 


Decidiamo di incamminarci verso Gaziantep. Per trovare passaggio, è necessario attraversare il ponte e tra la polvere e lo smog raggiungiamo un punto di passaggio obbligato per gli automobilisti. Si ferma un piccolo autobus e l’autista, gentilissimo, ci fa salire gratis. Arriviamo a Gaziantep e, ancora, dobbiamo macinare qualche chilometro a piedi, prima di raggiungere l’associazione, stanchissima, ma super super soddisfatta per la bellezza della giornata…

Nessun commento: