sabato 28 dicembre 2013

Datong (Provincia dello Shanxi) - Cina.

Siamo a Datong (provincia dello Shanxi), con mia grande gioia. Desideravo ardentemente raggiungere questa città un po’ remota, che si allontana dai più frequenti circuiti turistici, nonostante alcuni siti d’impressionante bellezza. Sappiamo, da fonti cinesi, che Datong è una delle città più inquinate della Cina. Per questo, prima di raggiungerla, immaginavo una città grigia e difficile da respirare, ma dobbiamo assolutamente ricrederci: il cielo è limpido e di un celeste intenso, il sole alto e luminoso… E ne siamo felicissime!
Le differenze con le città già visitate sono evidenti. Si percepisce, innanzitutto, la sua collocazione a una latitudine che porta sofferenze invernali ed estive. Il sole è forte e fa molto caldo. Chiediamo informazioni alle due ragazze in reception su come raggiungere i due magnifici siti per cui Datong merita assolutamente una visita. Le due ragazze non parlano inglese e, di fretta, chiamano per telefono un loro collega che ci suggerisce le vie da percorrere.  Prendiamo un taxi per arrivare appena fuori città, alle grotte Yungang. Io sono molto, molto emozionata. Se qualcosa dell’oriente ho sempre voluto conoscere sono i luoghi poco noti, poco battuti, a volte remoti e lontani, ma che ti fanno davvero sentire ospite di un territorio e di una cultura altrui. Il tassista è gentilissimo e vorrebbe aspettarci per condurci ovunque. Ma noi preferiamo essere libere e avere tutto il tempo di cui abbiamo necessità per visitare le grotte. Lo salutiamo e ci avventuriamo, seguendo le poche indicazioni. Il paesaggio, caratterizzato da una vegetazione poco florida e scarsa, ti fa sentire un po’ ai limiti. Ci addentriamo tra i viottoli del sito, in cerca della MERAVIGLIA. Camminiamo per circa mezz’ora, troviamo un padiglione moderno (con un bagno meraviglioso e pulitissimo), ci soffermiamo giusto un attimo e poi proseguiamo ansiose di bellezza. Fa davvero molto caldo e il paesaggio sabbioso e poco alberato non ci aiuta nel sopportarlo.  Finalmente, ecco apparire, in lontananza, colonne superbe, finemente scolpite, a costeggiare un lungo viale, come le pareti che ne preannunciano l’ingresso.


La magnificenza ci accompagna a ogni passo. Procediamo verso un tempio, dai colori accesi e dagli arredi sontuosi, nel quale meditano, immersi in un silenzio profondo, alcuni monaci in abito grigio. Lo visitiamo con riverenza e poi procediamo alla ricerca delle grotte.


Sono circa 252 caverne, dalle dimensioni più varie, che racchiudono 51 mila statue di Buddha, alcune  si moltiplicano minuscole, in un’esplosione di preziosi colori, altre enormi paiono imprigionate nelle angustie caverne che le custodiscono.



L’emozione è indescrivibile. Non esistono parole per raccontare tale splendore e immensità. Il caldo non esiste più, si stempera col fresco delle grotte. I diversi punti di vista concedono spettacoli non solo agli occhi, ma anche allo spirito. Lì, in quella Cina interna e remota, vi è una delle opere umane più meravigliose che io abbia visto mai. Ci sentiamo fortunate e lo siamo. Spendiamo l’intera mattina con i Buddha, li guardiamo da ogni prospettiva, ci fermiamo per godere la pace, senza prezzo, che il luogo ci regala.


E’ già pomeriggio e il tempo non è sufficiente per recarci al tempio sospeso, a pochi chilometri da Datong, ma dall’altra parte della città. Prendiamo un autobus e, probabilmente, per alcuni passeggeri siamo le prime occidentali che incontrano nella loro vita.



Son tutti molto gentili e curiosi. Facciamo un po’ fatica a capire quale sia il nucleo antico della città, infatti, nel costeggiare le “vecchie” mura, raggiungiamo il capolinea, in una zona periferica. Chiediamo consiglio a dei ragazzi che vivon lì, tutti ben felici di poterci essere d’aiuto. Riprendiamo l’autobus e scendiamo a caso, davanti a una porta monumentale. Passeggiamo per la città, dove stanno ricostruendo le antiche mura che, precedentemente, avevan buttato giù. 




Stanno riconvertendo anche dei vecchi quartieri, ma il nuovo sostituisce inesorabilmente e tristemente le tracce di un passato che si vuole cancellare. All’imbrunire, stanchissime, ma ancora euforiche per la giornata trascorsa, rientriamo in albergo per organizzare il giorno seguente. Siamo indecise se fermarci ulteriormente in città per visitare il tempio sospeso oppure rientrare a Pechino, raggiungere gli altri e prepararci per il rientro in Europa. Purtroppo, il tempo a disposizione è poco, i collegamenti, spesso, tra una zona e l’altra, non sono ottimi e le distanze sono immense. Dobbiamo rinunciare a visitare Ping Yao, ma come dice Baricco “un pretesto per tornare bisogna sempre lasciarselo dietro, quando si parte” e decidiamo di far ritorno a Pechino.

1 commento:

Unknown ha detto...

Ho letto come fossi presente, ho letto come se avessi tra le mani un magnifico libro di narrativa. Leggendo ho conosciuto non solo nuovi mondi, ma soprattutto ho scoperto la grandezza della narratrice. Perché solo chi sa stupirsi ed emozionarsi delle bellezze del mondo e dell'umanita sa restituire al prossimo la sua esperienza. Grazie