Lasciamo
Tai’an a metà giornata. Facciamo scorta di viveri in stazione (cracker e
biscottini). Pechino dista 418 km che percorreremo in treno. Siamo stanche e un
po’ provate dalle esperienze che stiamo vivendo, ma siamo comunque cariche e
molto motivate e curiose. Siamo a metà del nostro viaggio, dobbiamo ancora
conoscere una parte di Cina che m’incuriosisce moltissimo. Arriviamo a Pechino
nel pomeriggio, fa molto caldo. Non sappiamo ancora come raggiungere Datong.
Col treno pare impossibile, mentre l’opzione più pratica, veloce ed economica
pare sia l’autobus. Ci offre il suo aiuto un ragazzo brasiliano, che parla
cinese e che si trova in stazione in attesa della sua fidanzata in arrivo dal
Brasile (lui ha un’aria conosciuta). Ci fa perdere un po’ di tempo e rischiamo
di non riuscire a prendere l’ultimo pullman per Datong. Affaticate, accaldate,
con i nostri pesanti zaini prendiamo l’autobus e arriviamo alla stazione. Compriamo i biglietti per Datong. L’ambiente non è tra i più rassicuranti. Vi
sono dei ragazzi che ci girano intorno, ci dicono cose incomprensibili.
Cerchiamo un posto per sederci in attesa della partenza. La stazione è lurida,
davanti a me c’è una bimba poco vestita che si rotola per terra, nella
sporcizia, nell’indifferenza della sua
giovanissima mamma.
E’ ora di
partire. La signorina che stacca i nostri biglietti è gentilissima, quasi lusingata
dalla presenza di due ragazze occidentali. L’autobus non è tra i più moderni.
Lasciamo Pechino. Ci aspettano 265 km per raggiungere Datong e oltre tre ore di
autobus. La guida è molto avventata, le strade non sono confortevoli e i
sorpassi azzardati non sono rarità. La giornata è bellissima, il cielo azzurro
e limpido. A un tratto, ecco apparire, sul lato destro, la Muraglia. Improvvisa,
maestosa, sinuosa, sofisticata che emerge silenziosa in un paesaggio di
montagne verdi e rocciose, mozzafiato. Io emetto un piccolo urlo di sorpresa e
stupore per richiamare l’attenzione di Maria Grazia. Lei è quasi addormentata,
ma uno spettacolo simile è imperdibile.
Gli altri passeggeri si voltano a
guardarci, richiamati dal nostro stupore, che quasi non comprendono. La
muraglia è lì da secoli e, adesso, ci capita per caso, nella sua naturale
placidità. Non ci sono turisti, non c’è la foga di vederla e camminarci sopra.
Lei è lì a fare il suo dovere, distendersi per chilometri, dividere, proteggere
un territorio dall’altro. Siamo senza parole, viviamo la nostra fortuna in
silenzio e l'animo in subbuglio…
Si fa notte
e la strada sembra non terminare mai. Arriviamo verso le 22 a Datong. L’autobus
si ferma sul ciglio di un marciapiede e, come al solito, veniamo “assalite” da
gruppi di tassisti (tutti abusivi) che si propongono di portarci ovunque e
tentano di prenderci le valigie. Concordiamo il prezzo e ci facciamo condurre all'hotel che abbiamo prenotato il giorno prima. Sembra un albergo abbastanza
confortevole, il prezzo è sotto i 10 euro a notte. Una volta in camera ci
rendiamo conto di vari disservizi (luci e internet che non funzionano)…
Cambiamo stanza e io crollo addormentata!

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