Sono arrivata in Albania in tarda serata, costeggiando il
lago di Ohrid e ammirandone la sua estrema bellezza.
Gigo, Sara e io abbiamo
superato la frontiera senza nessun problema e, per un breve tratto, abbiamo
dato un passaggio a una poliziotta che vi lavora. La prima tappa è stata Pogradec,
ma giusto per cena. Abbiamo assaporato un pesce delizioso in salsa d’arancia e
poi nuovamente in viaggio verso Korca, graziosissima e antica cittadina,
distante meno di un’ora. Siamo arrivati a tarda notte e, alla ricerca di un
luogo in cui dormire, abbiamo attraversato rapidamente affascinanti stradine e
piazzette del centro, appesantite di passato, in cui regnava un silenzio sacro.
La primissima impressione sull’Albania è di un paese molto molto accogliente,
gente semplice e sorridente: insomma, mi son sentita immediatamente a casa!
Korca ci ha regalato una tiepida giornata di sole, un
mercato disordinato in cui si potevano trovare aspirapolveri di millesima mano,
così come cellulari, tutti i pezzi di ricambio possibili e immaginabili, biciclette
e molto altro, confuso in banchetti allestiti velocemente e su tovaglie, coperte
e tappeti stesi per terra per poggiare la mercanzia. Il mercato è stato una
meravigliosa occasione per sprofondare nella quotidianità di questa cittadina
albanese. A Korca tutti hanno una
Mercedes, modelli vecchi, dai colori più disparati e, a volte, più colori
insieme.
Subito dopo pranzo ci siam messi in viaggio: direzione sud,
verso Gjirokastra, poco lontani dal
confine con la Grecia. Il viaggio è
stato lunghissimo, nonostante la distanza, di per sé, non fosse tanta. Le strade sono antichissime, disastrate e molto pericolose. Abbiamo
attraversano una zona montuosa di una bellezza estrema, così come estreme son
ancora le condizioni di vita dei pochi che vi abitano e delle vie di
comunicazione.
Le strade costeggiano le montagne, abbracciandole con generosità
in percorsi sinuosi che lasciano senza fiato per bellezza e paura. Sembra quasi
di esser sospesi nel ventre delle montagne, con strapiombi ai piedi e ghiacciai
ai vertici. E, d’improvviso, un’ondata
di serenità regalata da un velocissimo incontro al rallentatore. Lo sapevo già
da lontano che quel momento sarebbe stato speciale ed ero pronta a viverlo a
pieni occhi, a pieni polmoni. Ho abbassato il finestrino e atteso, guardando
lontano l’avvicinarsi dell’evento. Si distingueva, chiaramente, il bianco del
quadrupede e il nero di colei che sedeva sopra, come le donne facevano. E’
incredibile come ben si sposava con la luce del sole che si allontanava per
illuminare altri mondi e il marron-verde di queste montagne d’Albania alle
quali non avevo mai pensato prima. Le passiamo accanto e, senza perder
compostezza, ci saluta e il suo sorriso è così dolce da essermi familiare e
riconduco a lei la stessa consapevolezza di mondo che mi mostrava ogni istante
mia nonna Franziska.
Non posso che continuare a provare felicità a ogni curva,
ormai. E tutto quello che fino a quel momento non aveva senso, finalmente lo
ha!
Siamo arrivati a Gjirokastra che era già notte. Abbiamo
alloggiato in una casa antica nella quale Gigo era già stato. E’ un paese carinissimo che si arrampica su
una collina generosa. Patrimonio Unesco, il tessuto urbano, ben conservato,
testimonia che il paese è stato abitato con continuità durante i secoli e le
sue peculiari architetture raccontano l’impero ottomano imperniato di Balcani.
Vi è una massiccia fortezza dalla quale è possibile ammirare il paese che
si presenta in un grigio omogeneo, grazie ai tetti di pietra delle case e il
selciato. E poi lo sguardo si perde nella vallata e lì puoi trascorrere ore…
E poi nuovamente in viaggio verso Saranda, cittadina di
mare, dove si stanno costruendo senza sosta palazzoni per turisti e, per ora,
totalmente deserti. Abbiamo pranzato in
uno spiazzo davanti al mare e ho ragione di credere che l’isola dinnanzi ai
nostri occhi fosse Korfù.
A Saranda ho saluto Gigo e Sara, preso un piccolo autobus-furgoncino
(di quelli in cui si viaggia stipati) e sono arrivata, a notte inoltrata, a
Tirana. Ha piovuto per tutto il tragitto e per percorrere poco più di 200 km
abbiamo impiegato oltre sei ore. La gente d’Albania è così gentile che una signora
che viaggiava con me mi ha dato un passaggio, con la sua famiglia, per
raggiungere l’ostello in cui mi attendevano.
E da Tirana, attraversata
velocemente e in cui ho avuto degli incontri indimenticabili, ho raggiunto
nuovamente Ohrid… Per poi far rientro in Macedonia.













2 commenti:
Love it all and felt like I was right there with you. Your stories make me love the world more and see it in a way that before I did not even know it can be possible . Thank you MariaVittoria.
Thank you so much, Ramona! :*
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