lunedì 11 novembre 2013

In viaggio per Meknes...

Per raggiungere Meknes abbiamo impiegato 6 ore: 5 in autobus fino a Fez e poco meno di un’ora di treno da Fez a Meknes. Il viaggio è stato piacevole, sebbene alla fine sia stato anche molto faticoso. 
Colazione a Chefchaouen in un bar del corso, nel quale ad accoglierci è stato un signore molto simpatico.



Scelgo la colazione tipica marocchina a base di uova, formaggio fresco, carne, olive e pane (deliziosa!).
Un ultimo giretto tra i vicoli turchesi e siam pronti a salutare la città verso le 13. Saad ha comprato un po’ di pane e ha ancora con sé formaggio e olive, che si son dimostrate utili verso le 15, quando veniamo assaliti, lungo il cammino, da una fame cosmica e il cioccolato fondente che porto con me non basta più…



Durante il viaggio ho la possibilità di vedere un po’ di Marocco e i paesaggi mutano velocemente. Vedo la povertà dei villaggi, roghi sparsi qua e là per bruciare rifiuti (quindi immagino che non esista un sistema di raccolta ed è per questo motivo che i rifiuti son davvero sparsi ovunque, anche nei campi coltivati), vedo piazzuole create giusto per attendere il passaggio di taxi e autobus in mezzo al niente (capita di vedere sedie e tavolini sotto gli alberi, a disposizione di coloro in attesa).


Attraversiamo zone molto aride, uliveti e un grande lago che contribuisce a rendere meravigliosamente bello il paesaggio che ci circonda.
Una volta raggiunta Fez, percorrere alcuni tratti della città nuova mi ha trasmesso tanta allegria. E’ una città totalmente differente da quelle già visitate. E’ energica, viva, sprizza modernità… Raggiungiamo velocemente la stazione ferroviaria che è una struttura di recente costruzione. Il treno parte con un po’ di ritardo e, come da manuale, viaggia a porte aperte.

Arriviamo a Meknes, poggiamo gli zaini e ci dirigiamo nella zona storica, che si prepara ad affrontar la notte. I commercianti hanno già conservato banchetti e mercanzie e, per strada, rimangono soltanto gli ingombranti involucri e scatoloni del loro passaggio. I bambini giocano a pallone negli ampi spazi appropriandosi a loro modo della bellezza del loro passato e del loro presente: fortunati!





Piantagioni di marijuana in Marocco.

Sveglia presto, appuntamento alle 8 del mattino per vivere l’esperienza di trovarsi in una piantagione di marijuana. Dicono che l’aria fresca del mattino esalti il profumo delle piante. L’ostello dorme ancora, stremato dalla musica notturna. Usciamo con qualche minuto di ritardo. Fa fresco e la luce del sole che sorge, sulle mura turchesi delle case, regala attimi stupendamente sospesi. Sembra un paese tra le nuvole, protetto dalle sue imponenti montagne. Sa di dolcezza, sebbene i suoi abitanti spesso non lo siano. A volte pare che questi luoghi non appartengano loro, perché l’estrema luminosità si contrappone all’oscurità di sguardi e atteggiamenti nei confronti del visitatore straniero.








Attraversiamo il paese che, ancora, dorme, e c’incamminiamo verso la montagna. La sensazione è che essa sia una sorta di madre per gli uomini di questa zona, una sorta di complice che li protegge dall’altrove, sia esso un luogo, siano essi uomini. La costeggiamo, le camminiamo dentro, superando piccole casette e angoli completamente selvaggi. Raggiungiamo la piantagione dopo circa mezz’ora… E' prossima al centro abitato e si possono godere dei panorami mozzafiato: il sole illumina e la montagna oscura angoli di paese, a intervalli di tempo. L’aria è ancora frizzantina e la natura si stiracchia… Il ragazzo che si offre di accompagnarci è di poche parole, ha ancora il peso della notte sulle spalle e, probabilmente, sulla testa. Arriviamo a destinazione e bussiamo alla porta di una casetta semplice, costruita con materiali di fortuna. I cani abbaiano. Aspettiamo qualche istante e un uomo (di cui non ho mai saputo il nome) con una felpa gialla spunta fuori. Si sta svegliando proprio in questo istante e ci chiede alcuni secondi per prepararsi ad affrontare il nuovo giorno. Nel frattempo ci fa accomodare su un tronco d’albero. Con un bidone arancione raccoglie dell’acqua dal fiume che scende purissima dalla montagna e ci prepara un dolcissimo te alla menta. Abbiamo il tempo di guardarci intorno: c’è molto disordine nelle campagne marocchine, è un territorio totalmente al servizio dell’uomo.
Ecco che sulla spalla porta due grandi sacchi plastificati bianchi, uno alla volta. Il primo è stato poggiato su un tavolo e, all’interno, vi erano dei mazzi di cannabis essiccati. Mentre, nel secondo vi erano le foglie già sminuzzate. Quindi, prende un grande piatto concavo, lo spolvera velocemente con la mano e lo ricopre con un telo nero e poroso, legato ben stretto. Questa operazione richiede un po’ di tempo, ma subito dopo vi riversa pugni generosi di foglie che poi ricopre con la tela bianca che, a sua volta, lega ben stretta. Quindi, inizia a battere due stecchette di legno a suon di musica e per qualche minuto. Scarta l’involucro e una polvere marron-verde riempie il piatto in tutta la sua ampiezza. 









Io rimango un po’ delusa, speravo di vedere le piante in tutta la loro bellezza, mentre scopro che son state tagliate ad agosto, perché il freddo invernale le brucia. Quindi, rientriamo nel centro abitato e ne approfittiamo per esplorare una pacifica e bellissima zona, quella in cui arriva un piccolo fiume dalle montagne e le donne si ritrovano per fare il bucato. Pare che sia una scena che richiama lo sguardo curioso di fotografi e visitatori. In effetti, sembra di essere in un dipinto vivente. Vi troviamo due donne, una non vuole assolutamente essere immortalata, mentre l’altra, accompagnata dai suoi due bambini, mi veste con gli abiti tipici del luogo. 





Nel frattempo, le sue due pesti (ma soprattutto la bambina) si divertono a farsi fotografare e non sono mai stanchi di ridere di gusto e di ammirare le loro immagini per sempre impresse in una pellicola…
E’ ancora presto, la città è sgombera di turisti. E’ un piccolo paese preso d’assalto soprattutto da spagnoli, tutti pronti a catturare le magie di luce e colore, ma anche la quotidianità di chi a Chefchaouen ci vive, di chi non conosce altra vita che quella offerta dalla città blu. Ed è per questo che in molti manifestano forte ostilità di fronte all’obiettivo di una macchina fotografica.

Verso le 11 ci fermiamo per colazione in un piccolo bar. Ho presto un caffe con latte, un dolce e, successivamente un uovo fritto e delle ottime olive. Inoltre, ho assaggiato l’ amlou, un dolce e sostanzioso mix tra olio d’ argan, miele e mandorle…



domenica 10 novembre 2013

Chefchaouen, la città blu!

Abbiamo lasciato Rabat verso le 10 del mattino e siam partiti col tassista col quale, ieri, abbiam contrattato il costo del viaggio (120 euro totali). Ha una Mercedes bianca, un vecchio modello, ma poteva andarci peggio, infatti l’auto è, comunque, abbastanza confortevole. Non esiste, in Marocco, un sistema di trasporti capillare, per cui è comune viaggiare tramite taxi. Il viaggio è lungo, dovrebbe durare sulle 3 ore.
La strada non è assolutamente lineare: dopo un breve tratto di due corsie, ampie e interrotte da siepi verdi, i percorsi si fanno sempre più tortuosi e aspri. I paesaggi si succedono velocemente e sono assai vari. Al principio, la sensazione è proprio quella di essere in Africa. Terra rossa, vegetazione ricca, sebbene sofferente. Gruppi di persone si accalcano sui bordi della strada, in attesa di un passaggio che li conduca chissà dove…
Poi, tutto intorno si fa più asciutto, secco, ingrato… La terra diventa opaca e frantumata dall’arsura. E’ aspra e ingenerosa per chi la vive e di essa deve nutrirsi. Attraversiamo degli insediamenti umani, alcuni sono minuscoli, altri più grandi e caotici. La miseria è una costante durante tutto il viaggio. Le vacche sono magre, dai bacini segnati e, sembra portino il peso di una vita difficile, di stenti… Così come le persone che velocemente riesco a catturare con lo sguardo, così come le loro dimore.



Durante il percorso incontriamo delle piccole saline e fiumi asciutti di pietre immobili… La guida è spericolata. Per strada, a rallentare il traffico e rendere nervosi gli automobilisti, anche lenti carretti trainati da asini affaticati.
Verso e oltre le 14 arriviamo a Chefchaouen. L’ostello è all’interno dell’ azzurro di questa cittadina. E’ una casa tipica, dai pavimenti antichi e finemente colorati, l’unica scomodità è la presenza di un unico bagno al piano terra (la nostra camera è al secondo). Lasciamo le valige e ci consigliano di comprare di corsa il biglietto dell’autobus per Meknes, in quanto i prossimi giorni saranno festa nazionale e rischiamo di trovare tutto chiuso. Riusciamo a prenotare due posti sull'autobus per Fez e da lì prenderemo il treno per Meknes, purtroppo è l’unica soluzione possibile.
Liberati da queste incombenze, c’incamminiamo per la città, ansiosi di vivere tutto il blu di questo mondo… Alcuni angoli sono veramente incantati, pare di essere nel bel mezzo di una soffice nevicata, dentro dello zucchero filato, protagonisti di una favola…







C’è la forte luce del Mediterraneo africano a giocare con la realtà. E poi ci sono le donne che faticano sulle salite, uomini persi, bambini aggressivi e ragazzine minacciose. Ci sono galline, spazzatura, gatti magrissimi e malati, concentrazione d’antenne e di panni stesi, e moltissimi negozi d’artigianato locale, ma anche manufatti made in China (e questo m'infastidisce un po'!)




La passeggiata è rilassante e ogni angolo, a Chefchaouen, è motivo d'ispirazione...
Arriva il fresco della sera e la cena è a base di tajine, pollo con verdure (delizioso!)


venerdì 8 novembre 2013

Alla scoperta di Rabat...

Oggi è stata una giornata intensa. Mi sono svegliata prestissimo e son scesa per fare colazione. Speravo in un po’ di pace. Ho scelto un posticino di fronte alla vetrata e, così, ho potuto ammirare la città che si risveglia.
Si capiscono tante cose nell’intimità della mattina.

Si preannuncia una giornata calda, il cielo è limpido e il sole alto. E’ energica Rabat e ha delle donne meravigliosamente fiere e forti.  Siamo usciti intorno alle 10. Abbiam raggiunto il mausoleo, attraversando una zona estranea ai circuiti turistici, sebbene Rabat non sembri assolutamente presa d’assalto da masse di viaggiatori. Il mausoleo è meraviglioso. Le architetture sono impreziosite da eleganti ricami.



Il cielo è limpido e il suo azzurro gioca al contrasto con i colori che gli uomini hanno donato alle loro opere. E’ la stessa sensazione che provo durante la visita alle rovine della prima Rabat. L’arancione profondo e intenso si contrappone a un azzurro puro, due colori meravigliosi se posti accanto… Forse, è proprio questa la cosa più bella: l’arancione che disegna l’azzurro, l’azzurro che disegna l’arancione…






Rabat!

In bilico tra Europa e Africa, tra conosciuto e non, tra immaginazione e non, tra stereotipi e non.
Sentirsi una privilegiata, ecco!
Rabat! L’aereo ha volato basso per qualche minuto, prima di atterrare. Lo spettacolo è stato magnifico: una terra di un rosso intenso e caldo. Un colore meraviglioso che meriterebbe un nome a sé. A interromperne la pace, alberi verdi a volte densissimi, altre miseri.
Nel primissimo pomeriggio siamo usciti per scoprire la città. L’impressione più immediata è a cavallo tra ciò che mi aspettavo ed eventuali similitudini con altre città già conosciute. A tratti pare di essere a Cagliari, altre a Genova, ma la vegetazione è estremamente più calda.
La medina è incantevole. Ci arriviamo per caso, dopo un te dolcissimo alla menta, in un baretto delizioso. Ci incamminiamo in una via dalle pareti celesti e lì a perderci  tra le mille intricate viuzze, a coglierne la vita dei suoi abitanti, la bellezza di porte e finestre, a rubarne i segreti dei focolai e strappare sorrisi ai bambini.




E’ bella Rabat, di un'intensità che cogli nel tempo. L’oceano le regala quell’aria sognatrice, quella spontaneità di chi gioca a pallone sulla spiaggia, di chi la inonda di musica, di chi ci si ferma senza un perché…  E’ una città viva, ma soprattutto è umana. C’è l’oceano che ha il sapore di Mediterraneo, c’è il velo d’Europa che le si stende addosso e poi c’è quel che ancora non conosco, l’essenza africana…


giovedì 7 novembre 2013

Una notte a Madrid!

Tornare a Madrid è sempre un rientrare a casa. Ad accogliermi un’aria frizzantina, almeno 10 gradi in meno rispetto alla Sardegna.

Juanito non è potuto venire a prendermi in aeroporto poiché era ancora in ufficio e ci siam dati appuntamento, dopo le 18e30, davanti al VIPS in Colombia (fermata di metro). 
Quindi, ho preso la metro da Barajas ed è stato molto emozionante. Non ricordo di aver provato gli stessi stati d’animo l’anno scorso, l’ultima volta che ho visitato Madrid. 
Non saprei… E’ che forse dopo la Cina tutto è diverso o che a furia di sommare, niente è più uguale. O forse è grazie ai miei ultimi studi che il mio sguardo è sempre più vigile. La metro non è cambiata, è sempre accogliente e super efficiente. In meno di mezz’ora ho raggiunto Colombia e nel frattempo mi son fatta coccolare dalla parlata madrilena di due uomini d’affari, in piedi, di fronte a me… La sensazione è quella felice di un’Europa dei popoli e io mi sento fortunata nel percepirla e nel farne parte. In attesa di Juanito, chiacchiero con tre ragazzi, di cui uno tunisino, che tentano di raccogliere fondi per i rifugiati in Siria. Lui non è particolarmente felice di vivere a Madrid, dice che in Tunisia guadagnerebbe molto meglio, ma oramai ha moglie e figlio e si deve accontentare. Mi parla della tragedia di Lampedusa, dell’atteggiamento del Governo italiano nei confronti dei migranti, lo sguardo si fa duro… Sono gli occhi di chi sa benissimo che poteva essere uno di loro, occhi di una fratellanza umana. Perché l’acqua che ci separa ci fa credere di essere così diversi l’un dall’altro? Di essere così lontani? Un tempo le acque erano elementi d’unione,  adesso separano… Il mondo è, per me, un lungo continuum, un lento modificarsi di genti, luogo per luogo, ma sempre parte di un unico tutto…
Arriva Juanito, ci rifugiamo in un pub irlandese vicino casa, mangiamo patate piccanti e ci raccontiamo mesi di lontananza, aspettative e futuri traguardi da raggiungere… Lui è sempre uguale e, in apparenza, pure io. Cena in famiglia (manca solo Jaime) e poi a dormire: domani Marocco! 

lunedì 21 ottobre 2013

Arkeotrekking a Bisarcio. Ozieri - Sardegna.

Domenica si è svolto il primo arkeotrekking a Bisarcio. La curiosità era tanta e ho fatto di tutto per parteciparvi.
Appuntamento alle 9 nei locali sottostanti la Basilica. Sole e aria tiepide di primo mattino già anticipavano una giornata tremendamente estiva.
Siamo in tanti… L’ Allegria e l’energia son diffuse:  Si parte! 
Percorriamo una strada abbastanza “confortevole” e leggermente in salita per poi iniziare ad addentrarci in piena campagna, scavalcando muretti a secco e fili spinati… Il paesaggio diventa sempre più particolare, a tratti “lunare”… Mi sembra di entrare nelle viscere pianeggianti delle campagne di Ozieri, nei suoi segreti, nelle sue ricchezze.
Mi son sentita un po’ stupida e molto fortunata. Stupida perché quel paesaggio è quello in cui sono nata, che fa parte della mia storia: il tipo di terra, di vegetazione, di colori, di fertilità e non ero mai andata così in profondità in alcune zone… Non avevo mai scoperto ciò che i miei occhi, ieri, hanno avuto il privilegio di vedere. E fortunata per la meraviglia. La parola più inflazionata, infatti, è stata MERAVIGLIA. Anche chi non voleva ripetersi o desiderava il silenzio, quasi per un meccanismo sconosciuto, la esclamava, la bisbigliava, la ostentava, la fotografava.
In pochi chilometri abbiamo goduto di paesaggi profondamente diversi tra di loro, suggestivi, dai colori forti e contrastanti. Le domus de janas son di una bellezza rara che merita di essere conosciuta e condivisa.  I muschi, dai colori accesi e di differenti sfumature,  abbracciano rocce e pietre regalando sensazioni che solo le opere d’arte sanno trasmettere… E poi il Nuraghe Mannu, i piccoli laghi artificiali e panorami  che ti permettono di vedere ovunque… 

Se bellezza esiste…




lunedì 14 ottobre 2013

Autunno a Norwich...

Se l’autunno fosse una città, si chiamerebbe Norwich.
Passeggiare tra i suoi colori, in questo periodo, è un’esperienza dell’anima…
La natura regala sfumature di innumerevoli arancioni, rossi e marroni… Le sue case sembrano disegnate per questa stagione, per questo cielo… Le foglie sembrano esistere solo per imprimersi sulle strade, per sciogliersi nelle pozzanghere, per spremersi in meraviglie dalle mille intensità…
E’ questo che mi ha donato, stasera, Norwich.
In pochi minuti mi son trovata in quella parte di città che, per me, è la più meravigliosa… Non c’era nessuno, come al solito… Mi son fermata, inizialmente, sulla sponda del fiume dal quale si può godere appieno l’incantevole spettacolo che è lì per chi lo vuole, per chi ne ha bisogno.
Quelle case, dai colori accesi, dalle forme nordiche che si specchiano con riverenza sul fiume, che lo seguono generosamente nelle sue forme, nelle sue necessità, senza pretese. Sono case semplici e, nonostante tutto, hanno dell’ inespresso. Un potenziale nascosto che la città non riesce a capire, a cogliere ed è per questo che son lì, sole con se stesse e col silenzio che le circonda… Poco più in là si celebra la vita in chiassosi pub, ma le distanze non son passi, son eternità…









Mercatini e fiere a Norwich, Inghilterra orientale.

Aspettavo questo fine settimana da tempo, ovvero da quando son venuta a conoscenza che ci sarebbero stati due eventi per me molto, molto interessanti: sabato il mercato dei prodotti locali e domenica la fiera vintage, nella chiesa di St Andrews. Con tali premesse, non poteva che essere un weekend interessante.
Il mercato dei prodotti locali è stato allestito all’aperto, al centro di Norwich. Verso le 12 sono uscita di casa, pensando che avrei sicuramente pranzato lì. Non ho dovuto camminare eccessivamente per incontrare gli stand. Il primo impatto, e non solo, è stato deludente. Immaginavo un grande spazio, con tantissimi banchetti, prodotti e persone. Immaginavo chiasso e coinvolgimento, energia e tipicità. In realtà era tutto molto ordinato e calmo. Tutti molto pacati e silenziosi. La gente, ordinatamente, si avvicinava agli espositori per degustare, acquistare o, solamente per guardare o chiedere informazioni. Non si può dire ci fosse grande varietà di prodotti: si potevano comprare carni, insaccati, lane, marmellate, formaggi, burro, birra e alcuni cibi già pronti, ma senza grande scelta. Per di più una leggera pioggia ci ha fatto inesorabilmente compagnia e ciò non ha, certamente, aiutato a rendere l’esperienza indimenticabile…







D’improvviso, sono attirata dal suono di cornamusa e da flussi disordinati di persone che scorrono poco distante e decido di spostarmi, di addentrarmi nella folla e di cercare l’origine della musica che mi trasmette una sensazione bellissima. Continuo a vagare tra negozi super affollati e un pessimo pub dove ho consumato un pessimo pranzo…
Piove a dirotto e, fradicia, m’incammino lentamente verso casa…

Domenica, invece, è stata una giornata totalmente diversa, ricca di piccoli grandi momenti…
Sono uscita presto di casa, mentre la città dormiva ancora sotto la pioggia. Ho deciso di rifugiarmi in un baretto carinissimo per la Sunday breakfast, così da evitare seccature per pranzo. Quindi, dopo aver con calma introdotto una discreta quantità di calorie e schifezze, abbandono il locale e vado alla ricerca della fiera vintage. Ho in mente che St Andrews sia la chiesa alla quale passo spesso davanti, ma lì c’è il solito mercato dell’antiquariato che non disdegno di visitare nuovamente…






Chiedo indicazioni ai passanti e raggiungo tranquillamente la mia meta. Pago i due pounds all’ingresso ed entro nel piccolo grande bazar di abiti, gioielli, scarpe, cinture, borse, occhiali, porcellane, oggettistica varia, dolci, etc. Sembra una fiera normale, un po’ disordinata, ma comunque non riesco a trovare tutta la particolarità e la fantasia che speravo ci fosse… Vago tra i vari stand e banchetti, sono alla ricerca di “tipi umani” piuttosto che dell’affare del giorno… E, con un po’ di pazienza, vengo accontentata: iniziano a circolare personaggi fantastici che con coraggio e fantasia ripropongono su se stessi l’essenza dell’evento e del luogo… Meraviglia! Il vagare diventa sempre più divertente e inizio a prestare attenzione anche alla mercanzia esposta, ma a parte qualche maglione carino e una gonna deliziosa, il resto non è granché!






Quindi, m’incammino per la città… senza meta, lasciandomi guidare dal caso… Arrivo davanti alla Cattedrale protestante e decido di costeggiarla. Supero un ingresso maestoso che m’immette in una zona che trasuda mistero. Non si capisce assolutamente dove conduca, né se vi si possa accedere. Con passo tra l’impaurito e il curioso proseguo fermandomi al richiamo di ogni più piccolo particolare. Son assediata di meraviglia! Le case sono antiche, curatissime e trasudano personalità… Proseguo e una casa turchese mi ricorda d’essere in una fiaba…  Lentamente procedo e le costruzioni intorno regalano giochi di colore, sensazioni d’anni e di cure evaporate lentamente… Arrivo al fiume e lì il percorso si ricongiunge col mio conosciuto. Ripercorro il sentiero a ritroso, accertandomi di non aver trascurato nessunissima particolarità, e rientro a casa con una deliziosa domenica in tasca…

venerdì 11 ottobre 2013

Le tea room in Inghilterra.

Se c’è una cosa che mi piace, qui in Inghilterra, sono i café e le tea room. O per lo meno, se c’è una cosa che ancora mi piace, son loro. Ancora, perché, immaginando una permanenza più lunga oltremanica, potrebbero, probabilmente, stancarmi…
A Norwich è molto piacevole visitarle e trascorrerci qualche ora nel pomeriggio, farci colazione o consumare il famoso brunch domenicale. Nei momenti di solitudine o di riflessione son state delle piacevoli complici, mi hanno accolto con calore e dato nuovi spunti. Sono, per me, dei piccoli rifugi e per questo non posso che essergliene grata.
E’ necessario, quando si varca l’ingresso, scegliere attentamente dove sedersi perché a seconda di dove ci si accomoda, cambia l’esperienza vissuta. A volte è bene recarsi varie volte nel medesimo locale per vivere tutti i tipi di esperienze possibili!
Il mio primo café è vintage, poco lontano da casa (quando ancora non avevo una dimora). Ci sono capitata per fare colazione, una domenica mattina presto. Stava giusto aprendo al pubblico ed ero la prima cliente. E’ molto carino e luminoso, ha vetrate che ti permettono di osservare i movimenti esterni, un pavimento scricchiolante di legno, le pareti color crema, tavoli e sedie di legno dalle forme e modelli particolari, tutti diversi uno dall’altro, una credenza a più ripiani, ma senza ante, con teiere, tazze, tazzine di ogni tipo… Un orologio stravagante alla parete e profusione di bandierine. Entro, mi guardo intorno e, dopo una leggera esitazione, scelgo il divano di cuoio divorato dal tempo… Mi accomodo per un buon cappuccino e del pane tostato con marmellata.  E’ arredato con fantasia, osservo tutto e provo a memorizzarne i particolari (per esempio un appendiabiti sorto su una semplice tavola di legno nel quale son state inchiodate antiche forchette deformate per la necessità…).



La seconda tea room è sulla via di casa. Mi son fermata un  dopo pranzo e ho preso un tea. Quello che mi ha colpito è che sembrava di star seduti nella cucina della simpatica ragazza che ci lavora. Lei era lì, canticchiava tranquilla mentre lavava tazze e tazzine nel suo bel lavandino… E sta a te decidere se preferisci una comoda e rilassante poltrona oppure una sedia un po’ più austera… Ci son libri sui quali perdersi e una luce soave.
Poi c’è  Pandora’s Kitchen, dove anche le cameriere sono abbigliate a tema,


The bicycle shop, con tantissime piante spumeggianti, biciclette, ruote volanti, arredo retrò e un ottimo tea alla liquirizia.


C’è il Teapot Café Bar, in una stretta e antica viuzza del centro storico e lì le torte di zucca son fenomenali (sopperiscono la cena!).


C’è il baretto tappezzato con coloratissime copertine di libri di Jarrolds,


c’è Biddy’s Tea room che davvero trasmette buonumore e lì vado spesso a stordirmi di infusi alla lavanda (un must!)…



E poi ci son state le tea room di York,  deliziose dolcezze e sofisticate cioccolaterie…


Le tea room sono delle esperienze imperdibili, qui in Inghilterra. Angoli incantati dove il freddo e la fretta non esistono. Son davvero dei microcosmi, mondi a sé, dove affogare tristezze, preoccupazioni, solitudini e condividere allegria e calore… Son di quei luoghi nei quali percepisci che i paesi del nord son freddi fuori e caldi dentro...