In bilico tra Europa e Africa, tra conosciuto e non, tra
immaginazione e non, tra stereotipi e non.
Sentirsi una privilegiata, ecco!
Rabat! L’aereo ha volato basso per qualche minuto, prima di
atterrare. Lo spettacolo è stato magnifico: una terra di un rosso intenso e
caldo. Un colore meraviglioso che meriterebbe un nome a sé. A interromperne la
pace, alberi verdi a volte densissimi, altre miseri.
Nel primissimo pomeriggio siamo usciti per scoprire la
città. L’impressione più immediata è a cavallo tra ciò che mi aspettavo ed
eventuali similitudini con altre città già conosciute. A tratti pare di essere
a Cagliari, altre a Genova, ma la vegetazione è estremamente più calda.
La medina è incantevole. Ci arriviamo per caso, dopo un te dolcissimo alla menta, in un baretto delizioso. Ci incamminiamo in una via dalle pareti celesti
e lì a perderci tra le mille intricate
viuzze, a coglierne la vita dei suoi abitanti, la bellezza di porte e finestre,
a rubarne i segreti dei focolai e strappare sorrisi ai bambini.E’ bella Rabat, di un'intensità che cogli nel tempo. L’oceano le regala quell’aria sognatrice, quella spontaneità di chi gioca a pallone sulla spiaggia, di chi la inonda di musica, di chi ci si ferma senza un perché… E’ una città viva, ma soprattutto è umana. C’è l’oceano che ha il sapore di Mediterraneo, c’è il velo d’Europa che le si stende addosso e poi c’è quel che ancora non conosco, l’essenza africana…




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