Denizli ci ha accolto con una notte fredda e umida. A
ospitarci per due giorni è stato Memet, couchsurfer con i dred. Personaggio
anomalo per gli standard turchi e, soprattutto per una città così piccola, come
pare essere Denizli. Io ho un bel principio di bronchite e non sono
assolutamente in forma: freddo e dolori ovunque. La casa di Memet è calda e
accogliente, per fortuna! Parla inglese perfettamente, ha vissuto un anno a
Cuenca (in Spagna) e la ricorda con nostalgia. Sua madre vive in Australia e
gli ha, felicemente, lasciato la casa tutta per sé.
Siamo a Denizli per visitare Pamukkale e Hierapolis. In
realtà vorremmo scoprire anche Afrodisia, ma pare sia molto difficile da
raggiungere a causa di collegamenti carenti. Il primo giorno a Denizli è
“sfortunato”, pioggia forte e decidiamo di rimandare la visita di Pamukkale.
Troviamo riparo in un bar in centro per decidere un po’ come spendere il
pomeriggio. Visitiamo la moschea e poi incontriamo un altro ragazzo turco,
anche lui couchsurfer, che non aveva abbastanza posto per noi. Ci ha
accompagnati nella zona universitaria, ricchissima di bar e locali stracolmi di
studenti. Anche qui, la sensazione è di non essere in Turchia, ma in un
qualsiasi paese occidentale. Ci raggiungono anche un amico di Ankara e uno del
Ghana e trascorriamo una serata piacevole.
Il secondo giorno, nonostante il cielo grigio, ci siam
diretti verso Hierapolis e Pamukkale. Abbiano nuovamente sbagliato l’autobus e girato
a vuoto in questa città amorfa, in cui tutte le vie sembrano le stesse ed è
molto difficile orientarsi. Finalmente, però, possiamo scoprire questo luogo
così unico al mondo. Hierapolis, importante
città ellenistico-romana della Frigia, ha una necropoli molto ben conservata (e
dalla quale comincia la nostra visita), con tombe a fossa ed edifici funerari.
Camminiamo sulla grande “plateia”, la strada
principale, vi siamo solo noi e la sensazione è molto, molto forte…
Ultimamente
pare che a Hierapolis sia stato identificato il Ploutonion, la porta di Plutone
(l’ade greco), ossia l’antica porta degli inferi, dove pellegrini provenienti
da tutto il mondo classico si recavano in pellegrinaggio. Il geografo greco
Strabone, nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo a. C.,
racconta di “un'apertura di dimensioni
sufficienti per farci passare un solo uomo, ma con una discesa che va in
profondità... lo spazio è riempito da un vapore fitto e scuro, così denso che
il fondo difficilmente può essere individuato... Gli animali che vi entrano...
muoiono all'istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a
terra e ne escono morti. Noi stessi gettammo dentro dei passeri, e
immediatamente caddero a terra senza vita”.
Durante gli scavi è stata trovata la fonte delle acque termali,
da cui hanno origine le famose gradinate di travertino bianco, di Pamukkale.
Ritenute avere proprietà curative, le calde sorgenti resero città romana di
Hierapolis, una destinazione popolare per i pellegrinaggi.
E l’unicità di Hierapolis sta anche nel paesaggio in cui
sorge, nel suo confondersi con la meraviglia del “castello di cotone” e delle
vasche di acqua termale di un celeste chiarissimo. Pamukkale, luogo rarissimo
al mondo è di una bellezza strabiliante e quando ci si trova lì non si può far
a meno di sorridere di gioia e di bellezza.
Il “castello di cotone” (questo il significato
del suo nome turco) si estende per 2700 metri e 160 metri di altezza, è sorto
(fonte Wikipedia) in seguito a movimenti tettonici che non solo hanno causato
frequenti terremoti, ma hanno anche permesso la nascita di numerose fonti
termali. L’acqua che ne sgorga è sovrasatura di ioni calcio e di anidride
carbonica, che forma con l’acqua acido carbonico. Emergendo, l’acqua perde gran
parte dell’anidride carbonica, spostando l’equilibrio chimico da bicarbonato a
carbonato di calcio che, anche a causa dell’abbassamento della temperatura,
precipita dando luogo alle caratteristiche formazioni, costituite da spessi
strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna.
Ci togliamo le scarpe perché è proibito circolare sopra i
candidi calcari con qualsiasi tipo di calzature. A tratti l’acqua è gelida, per
poi scaldarsi un po’ e dar sollievo. Ma è fantastico camminare leggiadri su
nuvole di cotone bianco e bagnarsi i piedi in acque turchesi e sollevare, per
gioco, le polveri candide sommerse. Abbiamo condiviso questa fortuna con maree
di cinesi in trasferta in Turchia.
Nonostante bronchite, pioggia e varie difficoltà logistiche, la giornata spesa tra Hierapolis e Pamukkale è stata memorabile. Rientriamo di fretta a casa perchè ci aspetta un viaggio di 10 ore, in notturna, in autobus per raggiungere la Cappadocia.








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