martedì 11 marzo 2014

Hierapolis e Pamukkale

Denizli ci ha accolto con una notte fredda e umida. A ospitarci per due giorni è stato Memet, couchsurfer con i dred. Personaggio anomalo per gli standard turchi e, soprattutto per una città così piccola, come pare essere Denizli. Io ho un bel principio di bronchite e non sono assolutamente in forma: freddo e dolori ovunque. La casa di Memet è calda e accogliente, per fortuna! Parla inglese perfettamente, ha vissuto un anno a Cuenca (in Spagna) e la ricorda con nostalgia. Sua madre vive in Australia e gli ha, felicemente, lasciato la casa tutta per sé.
Siamo a Denizli per visitare Pamukkale e Hierapolis. In realtà vorremmo scoprire anche Afrodisia, ma pare sia molto difficile da raggiungere a causa di collegamenti carenti. Il primo giorno a Denizli è “sfortunato”, pioggia forte e decidiamo di rimandare la visita di Pamukkale. Troviamo riparo in un bar in centro per decidere un po’ come spendere il pomeriggio. Visitiamo la moschea e poi incontriamo un altro ragazzo turco, anche lui couchsurfer, che non aveva abbastanza posto per noi. Ci ha accompagnati nella zona universitaria, ricchissima di bar e locali stracolmi di studenti. Anche qui, la sensazione è di non essere in Turchia, ma in un qualsiasi paese occidentale. Ci raggiungono anche un amico di Ankara e uno del Ghana e trascorriamo una serata piacevole.
Il secondo giorno, nonostante il cielo grigio, ci siam diretti verso Hierapolis e Pamukkale. Abbiano nuovamente sbagliato l’autobus e girato a vuoto in questa città amorfa, in cui tutte le vie sembrano le stesse ed è molto difficile orientarsi. Finalmente, però, possiamo scoprire questo luogo così unico al mondo. Hierapolis, importante città ellenistico-romana della Frigia, ha una necropoli molto ben conservata (e dalla quale comincia la nostra visita), con tombe a fossa ed edifici funerari.  



Camminiamo sulla grande “plateia”, la strada principale, vi siamo solo noi e la sensazione è molto, molto forte… 


Ultimamente pare che a Hierapolis sia stato identificato il Ploutonion, la porta di Plutone (l’ade greco), ossia l’antica porta degli inferi, dove pellegrini provenienti da tutto il mondo classico si recavano in pellegrinaggio. Il geografo greco Strabone, nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo a. C., racconta di “un'apertura di dimensioni sufficienti per farci passare un solo uomo, ma con una discesa che va in profondità... lo spazio è riempito da un vapore fitto e scuro, così denso che il fondo difficilmente può essere individuato... Gli animali che vi entrano... muoiono all'istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra e ne escono morti. Noi stessi gettammo dentro dei passeri, e immediatamente caddero a terra senza vita”.
Durante gli scavi è stata trovata la fonte delle acque termali, da cui hanno origine le famose gradinate di travertino bianco, di Pamukkale. Ritenute avere proprietà curative, le calde sorgenti resero città romana di Hierapolis, una destinazione popolare per i pellegrinaggi.


E l’unicità di Hierapolis sta anche nel paesaggio in cui sorge, nel suo confondersi con la meraviglia del “castello di cotone” e delle vasche di acqua termale di un celeste chiarissimo. Pamukkale, luogo rarissimo al mondo è di una bellezza strabiliante e quando ci si trova lì non si può far a meno di sorridere di gioia e di bellezza.  


Il “castello di cotone” (questo il significato del suo nome turco) si estende per 2700 metri e 160 metri di altezza, è sorto (fonte Wikipedia) in seguito a movimenti tettonici che non solo hanno causato frequenti terremoti, ma hanno anche permesso la nascita di numerose fonti termali. L’acqua che ne sgorga è sovrasatura di ioni calcio e di anidride carbonica, che forma con l’acqua acido carbonico. Emergendo, l’acqua perde gran parte dell’anidride carbonica, spostando l’equilibrio chimico da bicarbonato a carbonato di calcio che, anche a causa dell’abbassamento della temperatura, precipita dando luogo alle caratteristiche formazioni, costituite da spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna. 




Ci togliamo le scarpe perché è proibito circolare sopra i candidi calcari con qualsiasi tipo di calzature. A tratti l’acqua è gelida, per poi scaldarsi un po’ e dar sollievo. Ma è fantastico camminare leggiadri su nuvole di cotone bianco e bagnarsi i piedi in acque turchesi e sollevare, per gioco, le polveri candide sommerse. Abbiamo condiviso questa fortuna con maree di cinesi in trasferta in Turchia.
Nonostante bronchite, pioggia e varie difficoltà logistiche, la giornata spesa tra Hierapolis e Pamukkale è stata memorabile. Rientriamo di fretta a casa perchè ci aspetta un viaggio di 10 ore, in notturna, in autobus per raggiungere la Cappadocia. 

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