Aksana, Andrei e Vova sono tre
ragazzi bielorussi che abbiam avuto la fortuna di conoscere e coi quali abbiamo
instaurato una bella amicizia. E’ grazie alla loro disponibilità e sensibilità
che siamo riusciti a vivere un’esperienza profonda e umanamente altissima
durante la permanenza in Bielorussia. Oltre ad averci fatto compagnia nella
visita di una delle maggiori attrattive turistiche del Paese, il castello di
Mir, ci hanno generosamente introdotto nella quotidianità delle loro famiglie,
in un paesino di campagna distante qualche ora d’auto dalla capitale. Chiacchierar
con loro, inoltre, ci ha permesso di capire meglio la realtà locale e
arricchito di punti di vista e storie di vita.
Il castello di Mir, dal 2000, è
entrato a far parte della lista dei monumenti patrimonio dell’umanità, protetti
dall’Unesco. La motivazione è legata alla storia che ha vissuto e forgiato la
struttura architettonica del castello. Esso risale al Quattrocento e fu
costruito in stile gotico. Successivamente, fu ampliato in stile rinascimentale
e, poi, in quello barocco. La struttura, armoniosa, sorge in una zona ricca di
storia e rappresenta degnamente un esempio di castello dell’Europa centrale,
nella somma delle sue influenze architettoniche. Raggiunto il piccolo paese di
Mir, l’autobus si è impelagato nelle strette stradine che brulicavano di vita
per la presenza del mercato cittadino. A catturare la mia attenzione, son stati
immediatamente gli esseri umani che popolavano la piazza: visi particolari,
sguardi espressivi e unici che ero ansiosa di conoscere meglio.
Il castello è enorme, possente,
confortevole e, a tratti, elegante.
Al suo interno vi erano varie esposizioni
che, spesso, mal si sposavano col contesto e anche la ristrutturazione
dell’immobile ci ha lasciati un po’ perplessi per quanto riguarda il rispetto
di alcuni caratteri originari. La sua visita è stata, comunque, un’esperienza
interessante soprattutto per quanto concerne la mobilia. Infatti, sono numerosi
i pezzi di antiquariato che arredano varie zone del castello e raccontano uno
spaccato lussuoso e di qualità artigianale e artistica della Bielorussia e di
questa parte di Europa dalla storia antica.
Visitato il castello, è arrivato
il momento di scoprire la vita nella piccola Mir. E’ periodo di raccolta delle
patate per cui, nei campi e nei piccoli orticelli dinnanzi le case in legno, dipinte
di colori intensi e allegri, è facile scorgere donne e uomini raccogliere provviste
per l’inverno.
A stupire è la compresenza, in spazi ridotti, di chiese di vari
ordini cristiani. Ad affascinarmi sono per lo più quelle candide, con cupole ortodosse,
azzurre e dorate. La pace di metà giornata s’infonde per le strade e gli
ambulanti si apprestano a riordinare gli spazi loro concessi. Le donne
rientrano a casa in bicicletta, con la spesa nel cestino…
L’esperienza più significativa è,
però, quella vissuta a Volozhin, una cittadina di circa 11 mila abitanti, dove risiede
la famiglia di Aksana, la nostra cara amica. Lei ci ha accompagnato per
scoprirne bellezza e particolarità. Io
ho la febbre e sono reduce da una notte “di fuoco” di vomiti e febbre, ma non
posso assolutamente rinunciare a un’occasione unica…






La prima tappa è una
casetta in campagna, in legno, di un verde acqua intenso. I suoi genitori amano
trascorrerci l’estate e, spesso, i fine settimana. Prima di raggiungerla, ci
inoltriamo in stradine strette, dalla vegetazione fitta. Lì a un incrocio, a
colpirmi, è una sorta di altare coloratissimo, ricco di fiori. Quando chiedo conferme,
Aksana, mi spiega che è un modo con cui, gli abitanti della zona, si affidano a
Dio. E io, in quel momento, percepisco intensamente la fragilità umana di cui i
bielorussi, colpiti da così tante catastrofi ravvicinate, sono ben consapevoli
e la necessità di affidarsi totalmente e senza riserve a “colui che può”. La
natura, all’esterno, è spumeggiante e offre, in questo periodo, delle pere
dall’aspetto delizioso (che io evito di assaggiare memore dei consigli ricevuti
pre-partenza). La casa è circondata da
un piccolo terreno coltivato e produttivo. Il bagno è esterno ed è nascosto in
uno stanzino minuscolo in legno marron scuro.
 |
| Il bagno esterno |
Seconda tappa è la casa di
famiglia, dove Aksana è cresciuta e dove ancora risiedono i genitori. La mamma
ci accoglie molto calorosamente. E’ una donna bellissima, bionda con occhi
chiari, dolcissima e premurosa. Ha preparato, per la nostra visita, i
draniki, una sorta di frittelle di
patate e pancetta, piatto tipico della cucina bielorussa, che io, però, non mi
sento di assaggiare, ma ho conferme in quanto a sapore delizioso. Ci racconta
di uno zio emigrato in Italia molti anni fa e ci mostra l’attuale indirizzo di
un nipote, oramai italianissimo, medico nel napoletano. Lo mostra col medesimo
misto di umiltà e orgoglio delle nostre nonne quando raccontavano di un parente
che “ce l’aveva fatta”, di cui andar fieri. La casa è confortevole e
tutt’intorno vi sono dei piccoli orti che producono quanto necessario per
l’autoconsumo. Inoltre, al lato della casa, vi sono le stalle per gli animali,
in legno marron scuro, e sono abitate da maiali e pollame. Vi è, inoltre, una
struttura più ampia, dove conservano le provviste, enormi sacchi di patate, e
montagne di fieno.

Nella casa di fronte, oltre la strada, vive la nonna di
Aksana. La struttura della casa è la medesima, ma un po’ più vecchia. Appena
varcata la soglia, per accedere all’ala della parte abitata, dobbiamo dirigerci
a destra. Lì, una nonnina dolce, ma grintosa, fa capolino, ci saluta
calorosamente come le nonne sanno fare, e ci mette in tasca una barretta di
cioccolato fondente.
Poi, ci accompagna per mostrarci ciò che ancora i nostri
occhi non han conosciuto. Sulla sinistra, una volta varcata la porta, ci mostra
una sorta di “pozzo” in pietra dove vengono conservate le patate. Poi ci
accompagna all’esterno e ci mostra, orgogliosa, il suo allevamento di galline,
polli, conigli, maiali…
Per me conoscere la famiglia di
Aksana è stato quanto di più prezioso, in questa occasione, la Bielorussia mi
abbia offerto. Mi ha donato uno spaccato di umanità difficile da descrivere a
parole, ma molto prossimo a quello che mi capita, sovente, di respirare in
Sardegna… Un misto di umiltà, consapevolezza, orgoglio… Una Bielorussia intensamente
umana e fortemente conscia del suo essere in questo mondo, nel bene e nel male.
Grazie!