lunedì 2 novembre 2015

La mia Bielorussia...

Aksana, Andrei e Vova sono tre ragazzi bielorussi che abbiam avuto la fortuna di conoscere e coi quali abbiamo instaurato una bella amicizia. E’ grazie alla loro disponibilità e sensibilità che siamo riusciti a vivere un’esperienza profonda e umanamente altissima durante la permanenza in Bielorussia. Oltre ad averci fatto compagnia nella visita di una delle maggiori attrattive turistiche del Paese, il castello di Mir, ci hanno generosamente introdotto nella quotidianità delle loro famiglie, in un paesino di campagna distante qualche ora d’auto dalla capitale. Chiacchierar con loro, inoltre, ci ha permesso di capire meglio la realtà locale e arricchito di punti di vista e storie di vita.
Il castello di Mir, dal 2000, è entrato a far parte della lista dei monumenti patrimonio dell’umanità, protetti dall’Unesco. La motivazione è legata alla storia che ha vissuto e forgiato la struttura architettonica del castello. Esso risale al Quattrocento e fu costruito in stile gotico. Successivamente, fu ampliato in stile rinascimentale e, poi, in quello barocco. La struttura, armoniosa, sorge in una zona ricca di storia e rappresenta degnamente un esempio di castello dell’Europa centrale, nella somma delle sue influenze architettoniche. Raggiunto il piccolo paese di Mir, l’autobus si è impelagato nelle strette stradine che brulicavano di vita per la presenza del mercato cittadino. A catturare la mia attenzione, son stati immediatamente gli esseri umani che popolavano la piazza: visi particolari, sguardi espressivi e unici che ero ansiosa di conoscere meglio. 
Il castello è enorme, possente, confortevole e, a tratti, elegante.



Al suo interno vi erano varie esposizioni che, spesso, mal si sposavano col contesto e anche la ristrutturazione dell’immobile ci ha lasciati un po’ perplessi per quanto riguarda il rispetto di alcuni caratteri originari. La sua visita è stata, comunque, un’esperienza interessante soprattutto per quanto concerne la mobilia. Infatti, sono numerosi i pezzi di antiquariato che arredano varie zone del castello e raccontano uno spaccato lussuoso e di qualità artigianale e artistica della Bielorussia e di questa parte di Europa dalla storia antica.


Visitato il castello, è arrivato il momento di scoprire la vita nella piccola Mir. E’ periodo di raccolta delle patate per cui, nei campi e nei piccoli orticelli dinnanzi le case in legno, dipinte di colori intensi e allegri, è facile scorgere donne e uomini raccogliere provviste per l’inverno.





A stupire è la compresenza, in spazi ridotti, di chiese di vari ordini cristiani. Ad affascinarmi sono per lo più quelle candide, con cupole ortodosse, azzurre e dorate. La pace di metà giornata s’infonde per le strade e gli ambulanti si apprestano a riordinare gli spazi loro concessi. Le donne rientrano a casa in bicicletta, con la spesa nel cestino…




L’esperienza più significativa è, però, quella vissuta a Volozhin, una cittadina di circa 11 mila abitanti, dove risiede la famiglia di Aksana, la nostra cara amica. Lei ci ha accompagnato per scoprirne bellezza e particolarità.  Io ho la febbre e sono reduce da una notte “di fuoco” di vomiti e febbre, ma non posso assolutamente rinunciare a un’occasione unica…








La prima tappa è una casetta in campagna, in legno, di un verde acqua intenso. I suoi genitori amano trascorrerci l’estate e, spesso, i fine settimana. Prima di raggiungerla, ci inoltriamo in stradine strette, dalla vegetazione fitta. Lì a un incrocio, a colpirmi, è una sorta di altare coloratissimo, ricco di fiori. Quando chiedo conferme, Aksana, mi spiega che è un modo con cui, gli abitanti della zona, si affidano a Dio. E io, in quel momento, percepisco intensamente la fragilità umana di cui i bielorussi, colpiti da così tante catastrofi ravvicinate, sono ben consapevoli e la necessità di affidarsi totalmente e senza riserve a “colui che può”. La natura, all’esterno, è spumeggiante e offre, in questo periodo, delle pere dall’aspetto delizioso (che io evito di assaggiare memore dei consigli ricevuti pre-partenza).  La casa è circondata da un piccolo terreno coltivato e produttivo. Il bagno è esterno ed è nascosto in uno stanzino minuscolo in legno marron scuro.


Il bagno esterno

Seconda tappa è la casa di famiglia, dove Aksana è cresciuta e dove ancora risiedono i genitori. La mamma ci accoglie molto calorosamente. E’ una donna bellissima, bionda con occhi chiari, dolcissima e premurosa. Ha preparato, per la nostra visita, i draniki, una sorta di frittelle di patate e pancetta, piatto tipico della cucina bielorussa, che io, però, non mi sento di assaggiare, ma ho conferme in quanto a sapore delizioso. Ci racconta di uno zio emigrato in Italia molti anni fa e ci mostra l’attuale indirizzo di un nipote, oramai italianissimo, medico nel napoletano. Lo mostra col medesimo misto di umiltà e orgoglio delle nostre nonne quando raccontavano di un parente che “ce l’aveva fatta”, di cui andar fieri. La casa è confortevole e tutt’intorno vi sono dei piccoli orti che producono quanto necessario per l’autoconsumo. Inoltre, al lato della casa, vi sono le stalle per gli animali, in legno marron scuro, e sono abitate da maiali e pollame. Vi è, inoltre, una struttura più ampia, dove conservano le provviste, enormi sacchi di patate, e montagne di fieno.



Nella casa di fronte, oltre la strada, vive la nonna di Aksana. La struttura della casa è la medesima, ma un po’ più vecchia. Appena varcata la soglia, per accedere all’ala della parte abitata, dobbiamo dirigerci a destra. Lì, una nonnina dolce, ma grintosa, fa capolino, ci saluta calorosamente come le nonne sanno fare, e ci mette in tasca una barretta di cioccolato fondente.



Poi, ci accompagna per mostrarci ciò che ancora i nostri occhi non han conosciuto. Sulla sinistra, una volta varcata la porta, ci mostra una sorta di “pozzo” in pietra dove vengono conservate le patate. Poi ci accompagna all’esterno e ci mostra, orgogliosa, il suo allevamento di galline, polli, conigli, maiali…





Per me conoscere la famiglia di Aksana è stato quanto di più prezioso, in questa occasione, la Bielorussia mi abbia offerto. Mi ha donato uno spaccato di umanità difficile da descrivere a parole, ma molto prossimo a quello che mi capita, sovente, di respirare in Sardegna… Un misto di umiltà, consapevolezza, orgoglio… Una Bielorussia intensamente umana e fortemente conscia del suo essere in questo mondo, nel bene e nel male.

Grazie!

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ogni volta leggere i tuoi racconti mi catapulta in paesaggi che forse non avrò mai la fortuna di conoscere di persona. Le tue semplici parole, vere, sincere, mi regalano mondi, reali simili a quei racconti fiabeschi di mia nonna, quasi di epoche lontane. Invece appartenenti al nostro esistere, quella alla nostra dimensione umana, che si percepisce sempre di più con la maturità. Grazie Rosacrabo