Pizarra è un piccolo paese
andaluso di circa 6000 abitanti. Dista pochi chilometri da Malaga, alla quale è
ben collegato con un treno comodo e veloce. Io l’ho vissuto durante una
bellissima giornata di sole e di cielo turchino limpido. Arrivati di primo
mattino, la mattinata è stata all’insegna dell’accoglienza andalusa che ha
donato quel valore aggiunto inestimabile, tanto da avere ben viva la sensazione
di serenità-felicità che ha caratterizzato l’intera giornata. Il paese non ha
particolari bellezze architettoniche, ma sorge in un contesto naturalistico di
valore. Infatti, a sovrastare il centro abitato vi è un bosco nel quale è
possibile addentrarsi per una piacevole e rigenerante passeggiata tra alberi
fitti, rocce possenti, punti panoramici e percorsi suggestivi.
Al termine della passeggiata,
abbiam potuto visitare il museo etnografico che sorge in una grande casa in
tipico stile andaluso con porticati ricchi di glicini in fiore. All’interno, in
un ampio spazio espositivo, con le opere di Gino Hollander, vi sono ben
custoditi (ed esteticamente molto affascinanti) circa 5000 pezzi che raccontano
la tradizione economica della zona, la coltivazione degli ulivi e la produzione
d’olio. La bellezza e l’eleganza delle opere d’artigianato mi riconducono col
pensiero, con le debite differenze, alle produzioni sarde.
Il pranzo è stato un momento
cardine della giornata. Nel bosco al lato del paese, lì dove vi sono degli
angoli attrezzati per picnic, ci è stato offerto uno spaccato di ospitalità, di
sapori andalusi e allegria. Salmorejo (una zuppa fredda di pomodoro alla quale aggiungere
uova sode, prosciutto a cubetti, tonno), paella, chorizo, etc… Tutto all’ombra
di grandi alberi, col sole andaluso che ci scaldava a tratti e i delicati
rumori della natura che rasserenavano l’animo. Un cocktail di sapori e sorrisi,
di pace e allegria.
Il pomeriggio ci siam diretti,
lentamente, presso il centro per l’agro-ecologia e l’educazione non formale
dell’associazione Kean.
E’ uno spazio di terra in perenne divenire. Lì due
artisti urbani di Malaga, Lalone ed Elalfil, lavoravano a dei murales, frutto
di un workshop al quale anch’io ho dato il mio contributo, suggerendo una frase
e un sentimento della mia Sardegna “Sa domo est minore, su coro est mannu” che
è stato fonte di ispirazione per parte della loro opera sulla facciata di una
casetta.
La serata è volata in un’atmosfera intensamente rilassata, serena,
costruttiva, e con alcune performance di teatro degli oppressi in cui ci siamo
cimentati…






















































